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Paolo Magri: “EICMA sarà coerente e trasparente nei confronti di ANCMA”

paolo magri

Il 12 marzo si era dimesso in blocco il consiglio di amministrazione di EICMA, la società organizzatrice del Salone di Milano. Oggi l’assemblea di EICMA, di cui Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo, Motociclo e Accessori) è socio unico, ha nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione. E Paolo Magri, presidente di ANCMA, ci spiega quali saranno le linee guida. 

L’assemblea di EICMA S.p.A. ha nominato oggi il nuovo Consiglio di Amministrazione. All’avvocato Pietro Meda è stato assegnato l’incarico di Presidente della società che organizza l’Esposizione Internazionale del Ciclo e Motociclo di Milano. Con lui siedono nel rinnovato board Paolo Magri (BREMBO), Presidente di Confindustria ANCMA, Stefano Giannotti (Proprietario della KMI, la società che importa Kymco), Donatella Suardi (Direttore generale di SCOTT, del gruppo Acerbis, e stretta collaboratrice di Franco Acerbis) e Fabrizio Corsi (Product Communication Manager di YAMAHA).

A Paolo Magri, presidente di ANCMA, abbiamo chiesto di illustrarci le linee guida che saranno seguite dal nuovo CDA:

«Come è logico che sia, il nuovo CDA seguirà le linee guida del socio unico, che è Confindustria ANCMA. I soci di ANCMA chiedono trasparenze e coerenza ed è quello che il nuovo CDA di EICMA garantirà. Il Consiglio Generale di ANCMA sarà sempre informato delle decisioni di natura ordinaria e straordinaria che il CDA di EICMA adotterà. Tutto, insomma, sarà fatto nella massima coerenza con le richieste e le necessità dei soci».

Una domanda scomoda, ma che dobbiamo fare: Il nuovo CDA percepirà i ricchi compensi che erano stati deliberati dal vecchio board? Risorse che a nostro giudizio potevano essere destinate ad azioni ed iniziative a favore di tutto l’ambiente, e quindi di tutti gli associati ANCMA?

La risposta di Paolo magri è lapidaria «Assolutamente no»!

Appena insediato, il nuovo CDA si trova a fronteggiare la crisi legata al Covid-19. BMW l’1 aprile (facendo pensare ad uno dei suoi consueti  pesce d’aprile) ha comunicato che non parteciperà nel 2020 al Salone di Colonia (Intermot) e al Salone di Milano (EICMA). Si tratta di una defezione importante che è stata poi subito seguita da KTM. Cosa succede? Come vi state preparando ad affrontare questi problemi?

«A dire la verità ho sperato anche io che si trattasse del solito pesce d’aprile di BMW, ma purtroppo è vero, perché poi mi hanno avvisato. Al momento, proprio in virtù di quanto appena detto riguardo la nuova linea strategica,  abbiamo coinvolto tutti i costruttori e stiamo aspettando che tutti ci dicano cosa pensano di fare, e come lo vorrebbero fare. Prima di prendere qualsiasi decisione per il Salone di Milano, insomma, vogliamo raccogliere un feedback da parte di tutti. Ed orientare le scelte di EICMA in base alle esigenze dei costruttori e di tutti i soggetti coinvolti. Per fortuna c’è ancora del tempo a disposizione. Non dobbiamo correre dietro alle decisioni degli altri. Secondo me potremmo prendere qualche decisione dopo che sarà cominciato il ritorno alla normalità».

paolo magri

Ma perché BMW rinuncia al Salone e KTM le corre subito dietro?

Ma cosa c’è dietro la rinuncia al salone di Milano annunciata dalla Casa bavarese? Scelta dietro alla quale non vedeva l’ora di nascondersi la KTM, che conferma così un ruolo subordinato negli equilibri di un mercato, quello mondiale delle due ruote, della casa di Mattinghofen?

Le ragioni sono secondo noi profondamente diverse. La scusa addotta da BMW è che vuole programmare le cose con la sua consueta calma e precisione, ed essendo ancora incerto il futuro di tutte le manifestazioni, ha deciso per lo stop. In realtà bisogna notare che BMW Motorrad naturalmente dipende anche dal mercato dell’auto. E BMW, come gli altri grandi gruppi tedeschi (Volkswagen/Audi/Porsche, Daimler/Mercedes) sta soffrendo molto già da prima dell’arrivo del Covid-19. Tutte le Case tedesche hanno investito montagne di euro nella mobilità elettrica, ed ora si vedono crollare il mondo sotto i piedi. Già prima dell’arrivo del virus avevano (tutte) rivoluzionato i consigli di amministrazione e annunciato una stagione di lacrime e sangue per i tagli da effettuare anche fra i dipendenti proprio per sostenere quegli investimenti. Perché molti mercati (fra cui proprio la Cina) erano in preoccupante discesa già prima del virus. Poi è arrivato il virus che ha bloccato totalmente i mercati. Ed infine la mazzata finale di Trump che nei giorni scorsi ha dichiarato apertamente “chi se ne frega dell’inquinamento… Avremo altre priorità una volta vinto il virus”.

In pochi mesi, quindi, sono finiti in fumo piani e investimenti mostruosi.

In pratica i tedeschi, che erano fra i più attivi nella ricerca e sviluppo sulla mobilità elettrica, hanno visto finire in fumo in pochi mesi tutti i loro piani strategici a medio e lungo termine. I loro titoli hanno perso tantissimo in borsa. E se a questo aggiungiamo l’estrema attenzione dei soci BMW, la famiglia Quandt in testa, a far sì che i profitti non manchino mai, si comprende la scelta di tagliare tutto quello che potrebbe far risparmiare soldi in questo momento.

Per KTM stesso discorso: grosse perdite in arrivo fanno paura. E lo scudo BMW arriva a proposito per alzare subito bandiera bianca.

Per KTM la situazione non è molto diversa: i due principali mercati mondiale (Cina e India) sui quali KTM è molto attiva, sono in profonda recessione. In India soprattutto le vendite scendono da 14 mesi consecutivi, e non dobbiamo dimenticare che il padrone di KTM (al 49%) è il colosso indiano Bajaj, e ora con il Covid-19 che minaccia di esplodere anche nel subcontinente indiano, le prospettive sono nerissime.

Nonostante si autoproclami il primo produttore europeo, KTM a Mattinghofen non produce più moltissimo. Quasi tutto quello che vende con il suo marchio arriva dalla Cina e dall’India… Sarà quindi una delle Case più in crisi in questo momento.

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