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MV Agusta, la moto da sogno che rimane nei sogni

Girandola di novità e qualche riconoscimento nel dopo EICMA di MV Agusta, che però sembra nascondere un futuro prossimo piuttosto avaro di cambiamenti. L’ingresso di nuovi soci nel capitale della casa di Schiranna – e relativa generosa iniezione di liquidità – allora a che serve?

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Proprio nei giorni dell’EICMA si è scritto un nuovo e curioso capitolo della saga di MV Agusta, la pluri-iridata casa motociclistica varesotta che ha portato a termine un aumento di capitale di circa 40 milioni di euro volto a “rafforzare le risorse dell’azienda e a potenziare il piano industriale e commerciale”.

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La Superveloce 800, il concept che rivela la direzione futura di MV Agusta.

L’iniezione di liquidità è stata interamente sottoscritta dai soci esistenti (Giovanni Castiglioni, figlio dell’indimenticato patron Claudio, e la Black Ocean di Timur Sardarov.  Un discreto gruzzoletto, che sale a oltre 50 milioni se si considera quanto apportato dai soci nell’ultimo anno e che servirà a quanto pare per portare a compimento il piano industriale: sviluppare la rete vendita, aumentare il livello di assistenza e produrre le moto più belle e tecnologicamente all’avanguardia al mondo. Obiettivi tanto condivisibili quanto piuttosto generici.

Ma a parte un nuovo concessionario monomarca a Mosca, cosa ci si deve attendere dall’ultimo – in ordine di tempo – inquilino di Schiranna? Qui si passa dal “gossip” finanziario alle moto vere, con la casa varesotta che ha solleticato i propri hooligan pescando nella memoria con la Dragster 800 RR America, chiaro omaggio alla S America 750 del 1975 e tutte le varianti “America” degli ultimi quarant’anni. Rinnovamenti anche per il resto della gamma, prevalentemente per le versioni vitaminizzate dal “Reparto Corse”: Brutale e Dragster in primis ma anche Turismo Veloce, F3 675 e 800 e naturalmente la splendida quasi ventenne F4, con la serie speciale Claudio prodotta in soli 100 esemplari e dedicata proprio a Claudio Castiglioni.

Sempre in occasione di EICMA, la nuova Brutale 1000 Serie Oro ha poi conquistato il titolo di “Moto più bella del Salone” della rivista Motociclismo, sbaragliando la concorrenza di Ducati e Aprilia.

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Brutale Serie Oro, la più bella di EICMA 2018

Nel comunicato stampa che annunciava alcune di queste belle cose c’era anche una informazione molto interessante, ancorché minimizzata: il Consiglio di Amministrazione di MV Agusta ha nominato infatti Timur Sardarov nuovo Amministratore Delegato, lasciando a Giovanni la Presidenza del Consiglio di Amministrazione del gruppo. Se siete appassionati di motociclette più che di corporate governance delle aziende vi spieghiamo in due parole cosa vuol dire: chi ha ultimamente messo gran parte dei soldi in società, ovvero la famiglia Sardarov, vuole tenere i cordoni della borsa belli stretti e ha chiesto a Giovanni di lasciare l’operatività quotidiana per concentrarsi sulla rappresentanza e sulla strategia. Considerando gli investimenti per così dire sfortunati (perlomeno da un punto di vista finanziario) dei predecessori (HD e Mercedes, non proprio sprovvedute, hanno lasciato dentro il costoso giocattolo più di un centinaio di milioni di euro nell’ultimo decennio), ci sembra una mossa assolutamente ragionevole e che potrebbe servire a voltare pagina dopo un periodo economicamente e societariamente travagliato.

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Giovanni Castiglioni e Timur Sardarov, rispettivamente Presidente e CEO di MV Agusta

Ma esattamente a cosa serviranno questi 40-50 milioni che sono entrati nelle casse di Schiranna? Di fatto a ridurre parte dell’indebitamento (a fine 2017 la società aveva in essere 2 mutui ipotecari, circa 23 milioni di euro erogati a fronte di garanzie reali per un controvalore di 40,5 – tra cui il marchio MV dato in pegno a BNP Paribas –) e a normalizzare il circolante (ovvero rabbonire i fornitori più nervosi sul fronte pagamenti). Sicuramente parte dei capitali freschi del nuovo socio serviranno anche a pagare parte degli “ulteriori contenziosi e rischi di natura fiscale” per i quali tuttavia la società ritiene di avere adeguati elementi con cui contestare le pretese dell’erario. Copriranno invece di sicuro il piano di ammortamento del debito (10 anni per il fiscale, 5 anni per il previdenziale) collegato all’istanza di transazione fiscale su cui si basa la procedura di concordato in continuità che ha permesso a MV Agusta di non scivolare nel baratro del fallimento due anni fa.

Se avanzerà qualcosa andrà quindi a finanziare l’esecuzione del business plan, che leggendo l’ultimo bilancio pubblico del 2017 comprende:

Capiamo che il biennio 2016-2017 non sia stato facile per MV Agusta  e che l’obiettivo, proprio come scrivono nel bilancio, sia stato “il mantenimento della vitalità degli asset” (noi sempliciotti diciamo meno elegantemente che sono riusciti a non andare a gambe all’aria). Questa operazione ha comportato un drastico ma efficace abbattimento dei costi ma anche alcuni effetti meno intriganti, come la riduzione programmata dei volumi di produzione (a Schiranna più costruiscono moto e meno guadagnano, a quanto sembra).

A noi di Motospia piacerebbe sentire proprio da Giovanni Castiglioni e Timur Sardarov cosa c’è davvero nel futuro di MV, quello che non si legge tra le righe dei proclami delle press release. Vorremmo sentire parlare di soldi spesi a immaginare la moto da sogno di domani, che guardando da spettatori poco informati ci sembra che rischi di rimanere nei sogni ancora per un po’.

Giovanni, Timur perché non ci invitate per un caffè a Schiranna per raccontarci di come i vostri sogni per la futura MV Agusta prenderanno forma?

Vorremmo capire dalla vostra viva voce se saranno all’altezza di quelli dei tifosi fedeli di MV Agusta (e chissà, magari di Cagiva).

Fateci sapere

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La MV Agusta Dragster 800 RR America, realizzata in serie limitata di soli 200 esemplari accompagnati dal certificato di autenticità

 

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