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Il Salone di Milano non si fa. Prima di oggi solo la guerra l’aveva fermato! Domani, o comunque a breve, l’annuncio ufficiale. Ha vinto la paura di manager e industriali 

Salone di Milano

Anche il Salone di Milano ha gettato la spugna. EICMA, la società organizzatrice, posseduta al 100% da ANCMA (L’associazione dei Costruttori Ciclo Motociclo e Accessori) darà l’annuncio ufficiale a breve. Tutti gli industriali e i manager del settore hanno preferito ritirarsi nel guscio in attesa che passi la tempesta. Fregandosene del futuro del nostro settore.

Inutile illudersi. Anche il Salone di Milano, dopo quelli di Birmingham e di Colonia, ha gettato la spugna. Tutti i tentativi che ANCMA ed EICMA ( acronimo di Esposizione Internazionale Ciclo Motociclo e Accessori) hanno fatto per cercare di tenere in vita la speranza, sono naufragati davanti alle paure di praticamente tutti gli industriali e i manager del settore.

Salone di Milano

Nessuno vuole recitare la parte del capitano coraggioso. Di fronte alle incertezze legislative (quali potrebbero essere, a novembre, le condizioni imposte dalle autorità per lo svolgimento di un simile evento? Nessuno può saperlo oggi…) e di fronte alle incertezze legate ad un possibile ritorno del virus (ci saranno nuovi focolai? Il virus tornerà con forza? Saranno stati messi a punto un vaccino o delle cure nel frattempo?) tutti hanno preferito passare la mano.

Insomma, il Salone di Milano, il più importante del mondo, non si farà nel 2020. Prima di oggi solo la guerra era riuscita a fermarlo. 

L’annullamento di EICMA 2020 è in linea con le strategie finora adottate da tutte (o quasi tutte) le Case per cercare di sopravvivere alla crisi aggravata dal virus. Ritirarsi dal campo di battaglia, in attesa che passi la tempesta, e nella speranza di avere risorse sufficienti per resistere nel bunker. Quando il peggio sarà passato, metteranno di nuovo fuori la testa e conteranno i morti. Quelli che nel bunker non hanno avuto accesso: concessionari, lavoratori, utenti, appassionati.

Salone di Milano

Analizziamo la situazione per capire come si è arrivati a questa decisione. Prima del virus, a dispetto dei numeri del mercato italiano ed europeo (quelli che ci interessano più da vicino) in costante crescita da anni, chi vive nel settore sa benissimo che le due ruote stavano vivendo una profondissima crisi economica. 

Tranne qualche caso (che confermava la regola), le vendite in crescita non si traducevano in guadagni maggiori. Anzi… Analizzando i bilanci delle Case si assisteva da anni ad una costante erosione degli utili. L’unica voce che conta per gli azionisti. Tutti, anche i colossi giapponesi, erano in crisi a livello globale prima del virus. Tagli costanti del personale, tagli draconiani delle spese, pubblicità e marketing ridotti al lumicino, ripetute ristrutturazioni aziendali, produzioni trasferite in Paesi dove il costo del lavoro incide meno sulla produzione, fornitori storici di qualità sostituiti quasi integralmente con prodotti cinesi… 

Niente di tutto questo riusciva a frenare la discesa degli utili. E in più aggiungete a questo scenario di tristezza globale le incertezze legate al momento di transizione fra vecchie tecnologie (motori endotermici) e nuove tecnologie. Nuove tecnologie che nessuno sa ancora bene quali siano. Visto che tutti i tecnici sanno che l’elettrico così come è oggi, può andar bene al massimo per la mobilità urbana, non certo per le moto vere e proprie.

Salone di Milano

Insomma, il virus ha trovato l’ambiente moto già stordito e in un momento di grandissima debolezza. E in queste situazioni la reazione istintiva di tutti i manager è “salvare la poltrona”. Già, perché le loro decisioni hanno il fine ultimo di rispondere alla richiesta di profitti degli azionisti. E allora, il manager medio, di fronte alla prospettiva di incassi in calo, per continuare a regalare dividendi agli azionisti ha due possibili scelte: tagliare tutto il possibile attorno alla sua poltrona. Tattica che funziona sempre, almeno fino a quando non rimarrà che la poltrona da eliminare dal bilancio. 

Oppure il manager può tentare di convincere gli azionisti che è in questi momenti di crisi che bisogna ritirare fuori tutti i profitti del passato, investirli nell’azienda, per farle superare lo scoglio e diventare magari ancora più forte nel futuro.

Ma per parlare così agli azionisti bisognerebbe avere il coraggio di dire la verità. Oltre a possedere una visione chiara  del futuro a medio e lungo termine. E nel nostro settore nessuno nel recente passato, tranne i soliti casi rari in controtendenza che confermano la regola, ha mai mostrato questo coraggio e questa capacità manageriale e imprenditoriale.

La situazione paradossale sapete qual è?

Che siamo qui tutti noi “addetti ai lavori” a raccontarci che… “La moto è l’unica mobilità sostenibile oggi esistente, elettrica o endotermica che sia”..“Le due ruote sono la risposta perfetta per il distanziamento sociale nei trasporti”..“La moto risolve il problema del traffico e dell’inquinamento”… ecc ecc. Insomma, la crisi, come sempre succede in questi casi, ha spianato la strada a nuove opportunità. Ha creato il terreno fertile per una nuova era. Come quella che i “veri” industriali e i “veri” manager si trovarono di fronte nel dopoguerra. Siamo cioè in presenza di quello che nel gergo manageriale viene definito un “blue ocean”, un mare inesplorato ricco di possibilità di crescita.

Ma i nostri industriali e i nostri manager non trovano il coraggio di navigare in questo “blue ocean”. E quindi non hanno voglia di andare a gridarlo al mondo al Salone di Milano, la cassa di rinomanza più potente del nostro mondo. Dove magari, qualche esponente della politica poteva essere invitato a “capire” e a “toccare con mano” cosa è e cosa può dare per il futuro il nostro ambiente. E se anche ottenere questo miracolo fosse stato impossibile, fare il Salone di Milano avrebbe comunque significato credere nel lavoro che facciamo e credere nel nostro mondo. Ma forse è proprio questa la paura che attanagli i nostri manager e imprenditori. 

La paura di impegnarsi troppo nel dichiarare amore per le due ruote!

Molto meglio ritirarsi sotto le coperte, nella “comfort zone”. Continuare a tagliare le spese e cercare di svuotare i magazzini con campagne promozionali a tappeto che impoveriscono sempre più i bilanci. Ma almeno permettono di raccogliere quanto possibile oggi. Senza pensare al domani. Il domani sarà un problema del prossimo manager cieco.

© 2020, MBEditore, riproduzione riservata.

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