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Yamaha conferma nei comportamenti l’intenzione di scardinare il sistema Italia

Già lo scorso gennaio noi di Motospia anticipavamo il disimpegno di Yamaha dal nostro Paese, ribadito dall’editoriale di Motocatalogo a fine marzo. Il tentativo di creare un rapporto di forza per scardinare il sistema Italia è palese.

Arrivata la conferma dai sindacati: i licenziamenti e i tagli della produzione previsti, confermano il disamore che, da oltre 10 anni la Casa Motociclistica YAMAHA, di proprietà di Toyota, ha nei confronti del nostro Paese. Le responsabilità? In YAMAHA dicono per la crisi, il mercato dice per la scarsa qualità della dirigenza, cambiata in continuazione… , voi lettori, ci dite il vostro pensiero?.

Riprendiamo dal comunicato della RSU e da FIOM e FIM Bologna: “dopo una trattativa iniziata alle 14.00 di mercoledì 29 novembre, questa notte (giovedì 30 novembre, n.d.r.) alle 2.30 è stata raggiunta una ipotesi di accordo sulla gestione della crisi Motori Minarelli, dovuta alla scelta del Gruppo Yamaha di ridurre la propria presenza a Bologna e in Europa”.


Il Gruppo Yamaha, con la scusa di rimettere i conti di Minarelli in ordine, anche se, a noi risulta che i bilanci siano in attivo grazie agli attuali manager italiani, vorrebbe tagliare con licenziamenti unilaterali 68 lavoratori, una procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda lo scorso 25 settembre, i cui termini di legge scadono il prossimo 13 dicembre.
La Minarelli non più tardi di 10 anni fa impiegava direttamente oltre 500 operai, oggi, al netto di questa vertenza, saranno meno di 200. Domani …?

La riduzione di personale viene motivata dai conti che non tornano, noi di Motospia.it riteniamo invece che sia da imputare al taglio di una produzione trasferita in località più convenienti. Infatti a Bologna dovrebbero restare pochi motori in produzione, il 50cc a marce e quelli per scooter con cilindrate di 125 e 300cc. Una scelta irreversibile dell’azionista di riferimento Toyota, proprietaria di Yamaha, la naturale conseguenza di una scelta che con Yamaha hanno cominciato a perseguire più di 10 anni fa, confermata con la chiusura degli stabilimenti di Gerno di Lesmo, dove oramai sopravvive solo un manipolo commerciale che dipende in tutto e per tutto da Amsterdam, che impiega il suo tempo a studiare la possibilità di sostituire i rivenditori con il web e centri assistenza di proprietà YAMAHA.

Il motivo? Dalla vendita delle due ruote nuove i concessionari ormai cambiano Euro con Euro, mentre solo i ricambi, grazie alla codificazione oraria degli interventi rappresenta il guadagno per l’azienda oltre alla vendita a caro prezzo dei ricambi originali.
La miopia di Yamaha-Toyota è evidente, se viene paragonata a Honda che ad Atessa ha creato uno stabilimento produttivo e d’avanguardia che ha reinventato lo scooter più venduto in assoluto, non solo nel nostro paese, il modello SH.

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  • Giulio Luciani

    …”Non ci sono più le YAMAHA di una volta!!!” diciamo già da una quindicina d’anni, noi che abbiamo avuto la fortuna di averne almeno una, prodotta in Giappone nel ventennio precedente la fine del millennio. Io ne ho ancora tre e me le tengo strette perché allora le costruivano in modo ineccepibile. Erano di certo le più care sulla piazza, ma si sono ampiamente ripagate in ogni modo possibile. Proprio qui sta la questione: esisteva una certa fetta di mercato che non cercava di spendere meno all’atto dell’acquisto. Aveva ancora una testa e la usava in modo matematico: dopo 50.000 o 100.000 km spendo di più se acquisto un veicolo economico o costoso? Trovare il colpevole di questa diffusa ignoranza non sarà facile e forse non ci interessa. Purtroppo non posso più fare il tifo per i tre diapason, la musica per le orecchie di qualsiasi motociclista, e me ne rammarico.

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