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Settore moto: gli industriali che non ci sono più Esserci! il Salone della Nautica di Genova ha più coraggio di EICMA

salone

Dall’1 al 6 ottobre si svolgerà il Salone della Nautica di Genova. Gli industriali di UCINA (Confindustria Nautica) si sono dimostrati più coraggiosi di quelli di ANCMA che dal 1914 organizzano EICMA, Il Salone della Moto, fino al 2019 il più importante del mondo.

L’annuncio degli organizzatori del Salone Nautico di Genova, è stato dato con una bella pagina di pubblicità pubblicata ieri sui maggiori quotidiani. Un modo chiaro per far capire che l’associazione di categoria crede nel suo lavoro in quello degli associati e sulla ripresa dei mercati. E che cerca di superare il momento di crisi non nascondendosi come hanno fatto la maggior parte delle associazioni industriali. E fra questi, in prima linea, gli imprenditori del settore moto, che hanno rinunciato a EICMA, il Salone di Milano, che da solo è in grado di finanziare l’attività di promozione e di tutela del mondo motociclistico.

La pagina pubblicitaria di UCINA.

 

Confindustria Nautica, invece, con la sua società “I Saloni Nautici” ha lanciato ieri un bel segnale. Hanno annunciato che gli industriali al Salone devono “Esserci”.

I responsabili di UCINA ci hanno spiegato che l’interrogativo non è mai stato “se” farlo, ma “come” farlo. Da imprenditori e da rappresentanti di imprenditori, si sono tirati su le maniche e hanno cercato ogni possibile soluzione, creando una Covid Task Force di categoria. Hanno deciso di investire, hanno cercato tutti i mezzo possibili per far sì che il loro evento potesse svolgersi nel rispetto delle regole antiCovid. 

Lo hanno fatto, dichiarano, per tutelare da ripercussioni economiche il futuro delle loro aziende e delle loro maestranze, per cogliere le opportunità di cambiamento che interessano i modelli di consumo, oltre che per sottolineare a livello internazionale i valori e il patrimonio del loro comparto… “Per dare al mondo — concludono nel loro “manifesto” — ancora una volta da Genova, un forte segnale di determinazione, volontà e saper fare italiani”.

Insomma, il loro comportamento ci dice cosa dovrebbero fare i veri imprenditori. Quelli che credono nel loro lavoro, vi investono nei momenti di crisi e fanno di tutto per realizzare i loro sogni.

Il nostro pensiero non può che andare a quanto invece succede nel nostro mondo, le due ruote. Confindustria ANCMA, già a giugno ha rinunciato al Salone di Milano. EICMA è saltato al 2021. E naturalmente questa decisone è stata presa dagli industriali moto quasi all’unanimità. Tutti contenti di tagliare le spese del Salone di Milano dal bilancio 2020, cercando così di salvare i conti di fine anno e poter prendere, in qualche caso, le “stock option” da loro sempre desiderate…

La classica scelta di chi invece che essere “imprenditore”, è semplicemente “prenditore”dimostra la quasi totale sparizione degli industriali nel settore motociclistico, un tempo, considerato insieme al mondo della Moda e del Mobile una eccellenza, un riferimento industriale di cui l’Italia poteva andare fiera nel mondo.

L’editoriale del nostro Motocatalogo dello scorso giugno affrontava già il problema del “coraggio” dei nostri industriali.

 

Oggi nel motociclismo sono spariti gli industriali. Sono stati sostituiti dai  commercianti. Quelli che a fine serata se non hanno guadagnato dicono di aver perso, e senza la certezza del guadagno nascondono la testa sotto la sabbia, aspettando che passi l’uragano, e poi … si vedrà…

Vogliamo scommettere! Noi vi diciamo che il settore nautico uscirà dalla crisi prima di quello motociclistico. E che il comparto moto si pentirà di aver rinunciato al Salone di Milano proprio mentre il Covid sta rivoluzionando la mobilità, premiando oltre i suoi meriti proprio il nostro settore. Abbiamo perso una occasione unica di far rinascere la moto!

Non vorremmo essere uccelli del malaugurio, ma ANCMA ed EICMA secondo noi faranno molta fatica a far tornare il Salone così grande, importante e ben frequentato come lo è stato fino a ieri… Perché ciò che si perde non si recupera. 

Purtroppo ormai quasi tutte le nostre aziende industriali sono in vendita, gli imprenditori veri non hanno più voglia di lottare e sperano che a questo punto la soluzione possa venire dai fondi di investimento. Entità finanziarie che comprano tutto perché non sanno dove mettere la loro enorme liquidità. Ma non sono molto bravi a fare impresa, mentre sono eccezionali a distribuire dividendi. E a mantenere il valore dei brand soprattutto in momenti di difficoltà come quelli che stiamo attraversando.

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