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MOTOVEICOLI: NON SOLO A MILANO LA MIGLIORE ALTERNATIVA AL TRASPORTO PUBBLICO

URBAN DAYS Piaggio

Motoveicoli, l’alternativa migliore non solo a Milano. A gran voce si chiede, al Governo e al Ministero delle Infrastrutture, di incentivare l’utilizzo di veicoli a due ruote in sostituzione delle auto e in alternativa al trasporto pubblico.

Nel fare questa richiesta sono in prima linea le associazioni nazionali ed europee di motociclisti (FMI, FIM, FEMA) e di produttori di motocicli (Acem). Ma non sono ascoltate, nonostante ricerche di mercato approfondite ci dicano che la mobilità a due ruote, in futuro, sarà una delle principali forme di consumo energetico destinato ad aumentare.

Utilizzare il trasporto pubblico in alternativa all’auto per circolare in città è una buona scelta per muoversi più rapidamente. Ne sono sempre più convinti i cittadini che lasciano l’auto ferma nel box o in sosta a lato delle strade per utilizzare autobus, tram e metropolitana. A Milano, ad esempio, nel 2017 sulla rete metropolitana e di superficie 750 milioni di persone hanno viaggiato con i mezzi dell’Azienda Tranviaria Municipale (ATM), contro i 736 milioni del 2015 e i 728 milioni nel 2016, con un’utile per ATM che è passato da 9 a 39 milioni di euro (dati Codacons).

Nonostante questi numeri considerevoli, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, in occasione della partenza del primo autobus elettrico a Milano e dopo aver confermato l’intenzione di implementare una flotta integrale di mezzi elettrici dal 2030, ha confermato come inevitabile l’aumento del costo di biglietti dal 2019 (da 1,5 a 2 euro):

un aumento ingiustificato che tradisce le promesse fatte in campagna elettorale sui mezzi pubblici gratis e le tutele alle fasce deboli della popolazione, e che renderà Milano una delle città più care d’Europa per il trasporto pubblico. Peccato!

Il Sindaco di Milano dimentica il casco, un cattivo esempio da quello che definiscono il “primo cittadino”: il casco è obbligatorio anche su vecchie Lambretta!

All’aumento del prezzo del biglietto non corrisponde tuttavia il miglioramento del servizio così come ci si dovrebbe aspettare; la sicurezza continua a essere un nodo dolente, soprattutto nelle ore notturne e nelle fermate più lontane dal centro (alcune linee sono addirittura pericolose per i reati commessi a bordo dei mezzi); la pulizia dei mezzi e delle banchine è insufficiente; alcuni convogli sono vecchi e richiedono manutenzione ordinaria e straordinaria; il tempo di attesa alle fermate è troppo lungo, e il servizio è carente di mezzi nelle ore di punta e notturne.
E che dire delle banchine e dei tram inaccessibili ai disabili? Un esempio è la linea tramviaria n. 24: nonostante la causa civile contro il Comune di Milano e ATM vinta tre anni fa da un cittadino con problemi di disabilità motoria, che obbligava a rendere accessibili tram e banchine, sono stati adeguati solo i tram ma non i marciapiedi che ancora impediscono alle persone affette da disabilità di utilizzare i mezzi pubblici. Per ottenere giustizia, il cittadino ha dovuto interessare il TAR della vicenda perché obbligasse le parti a intervenire, entro 6 mesi, a mettere in regola i marciapiedi.
Parliamo di autobus, di quelli utilizzati per il trasporto delle persone e destinati al noleggio con conducente, che sono irregolari ovvero non in regola con la revisione: in Italia ammontano a 5.482, 412 in Lombardia di cui 103 a Milano, 96 in provincia di Bergamo, 21 in provincia di Lecco, 7 a Sondrio (dati Ministero dei Trasporti 2018). Questi veicoli sono un grave problema per la sicurezza stradale tanto che Codacons ha provveduto a fare un esposto alla Procura della Repubblica per arrivare a una rapida soluzione del problema.
Parliamo, ora, delle ferrovie, molto utilizzate dai lavoratori soprattutto per entrare in città dalla periferia o dai paese limitrofi. Anche in questo caso, solitamente, da stazione a stazione, il treno è il trasporto pubblico più rapido, ma anche qui ci sono parecchi problemi: innanzitutto i cittadini devono armarsi di tanta pazienza perché capita frequentemente che dopo aver aspettato a lungo su piattaforme ventose un treno cancellato all’ultimo momento, rimangono bloccati su un treno di pendolari sovraffollato che si ferma alla stazione precedente quella di destinazione, da cui sono invitati (se sono fortunati) a scendere per trasferirsi su una navetta che li condurrà alla stazione scelta, da dove dovranno raggiungere la fermata dell’autobus che li porterà nelle vicinanze della destinazione, e una volta arrivati li per raggiungere la meta dovranno camminare o andare in bicicletta.
Alla perdita di tempo causata da attese e trasbordi si aggiungono la scarsa manutenzione delle linee ferroviarie (ricordiamo che lo scorso 25 gennaio, proprio a causa della cattiva manutenzione, il treno che collegava Cremona a Milano è deragliato provocando la morte di 3 persone e il ferimento di altre 46).

Si ringrazia “ilpost.it”

E che dire della scarsa sicurezza per mancanza di telecamere di videosorveglianza per monitorare le zone più a rischio di atti vandalici. Un esempio? Sul tratto ferroviario tra Greco Pirelli e Sesto San Giovanni lo scorso 26 marzo un treno di pendolari è stato colpito a sassate da teppisti e criminali che hanno distrutto le finestre e sfondato le porte mettendo a rischio la salute dei pendolari e di chi prestava la propria attività lavorativa su quel treno (la corsa è stata poi soppressa e i passeggeri, terrorizzati, costretti a scendere dal treno per aspettare quello successivo).
Intorno a Milano, così come in altre aree, le linee ferroviarie sono ancora in alcuni tratti pericolosamente a binario unico (ricordate l’incidente ferroviario che avvenne fra le stazioni di Andria e Corato della Ferrotramviaria Spa, in provincia di Bari, il 12 luglio 2016, per il quale sono stati indagati 19 presunti responsabili tra i quali alcuni dirigenti del ministero dei Trasporti e della società ferroviaria? Due treni viaggiavano contemporaneamente, l’uno verso l’altro, in un tratto ferroviario a binario unico quando si sono scontrati provocando la morte di 27 pendolari e decine di feriti).
Nonostante i problemi che affliggono il trasporto pubblico, autorità e politici continuano a dirci che dobbiamo usare i trasporti pubblici e le biciclette.
Utilizzare la bicicletta o camminare per coprire una distanza di pochi chilometri è fattibile, ma non sempre è la scelta migliore: se c’è molto traffico è rischioso per la propria sicurezza e se il viaggio e lungo oltre 10 chilometri l’utilizzo della bicicletta è davvero troppo impegnativo per chi non è adeguatamente allenato. Ciò vale soprattutto in città come ad esempio Genova e Trieste dove numerose strade sono in salita, e nelle città come Milano in cui non c’è sufficiente rispetto per i ciclisti e le piste ciclabili si interrompono all’improvviso perché realizzate senza criterio.

In queste condizioni, il mezzo di trasporto migliore è senza dubbio il motoveicolo. I motoveicoli sono l’alternativa migliore al trasporto pubblico da, verso e nelle città perché richiedono meno tempo negli spostamenti a favore di una maggior indipendenza e flessibilità, rendono il traffico più scorrevole, consumano meno quindi inquinano meno (emettono fino al 40% in meno di sostanze inquinanti), sono meno rumorosi degli altri veicoli e occupano spazi ridotti (9 Suv in fila al semaforo occupano almeno 45 metri mentre motocicli e ciclomotori solo 8 metri, uno spazio quasi 6 volte inferiore!) pertanto aumentano la capacità della rete stradale. Inoltre, più veicoli a due ruote motorizzate circolano sulle strade, meno auto ci sono quindi si verifica un minor numero di incidenti tra questi veicoli. Non è di poca importanza se si considera che gli scontri tra motoveicoli e auto costituiscono il 60% del totale degli incidenti stradali … ma questo è un altro problema.

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