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Long test Royal Enfield Himalayan, il nostro giro per l’Europa

Royal Enfield Himalayan

Vi raccontiamo il long test Royal Enfield Himalayan, presentata in EICMA 2016, è la prima adventure tourer di nuova generazione della casa motociclistica indiana. Motospia.it ha messo alla frusta il primo esemplare targato in Italia della nuova cross-over made in Chennai in un viaggio di 1.600 km tra Austria, Repubblica Ceca e Germania con destinazione Elefantentreffen.

Long test Royal Enfield Himalayan
La Himalayan durante una pausa nel paesino ceco di Cesky Krumlov. La moto monta un motore da 411cc ed è guidabile con patente A2

[Ndr: il nostro Cesare Sasso è un collaboratore tanto obiettivo nei giudizi quanto innamorato delle Royal Enfield. Nel suo garage ci sono già una vecchia Bullet a carburatori e una Classic 500 – della sua dolce metà –]

Una moto appena arrivata in Italia, che ha generato molta curiosità tra motociclisti e addetti ai lavori. Un viaggio da molti definito come ostico, qualcuno si spinge a chiamarlo epico con evidente esagerazione. Nel mezzo, un motociclista comune. Questi gli ingredienti della prova della Royal Enfield Himalayan che state per leggere, ambientata lungo la strada che da Milano porta verso l’Elefantentreffen, il motoraduno invernale più conosciuto in Europa. Una strada più lunga del previsto, con l’obiettivo di raggiungere anche la cittadina ceca di Cesky Krumlov condividendo qualche chilometro insieme al Club monomarca Royal Enfield Riders of Italy.

Long test Royal Enfield Himalayan
Due le colorazioni disponibili, la bianca Snow e la Nera Granite

Prima di raccontarvi come va, inquadriamo il soggetto. Royal Enfield definisce la Himalayan come una adventure tourer, e d’istinto il pensiero va a moto di grande cilindrata (e dimensione) con ampie dotazioni di serie. Primo errore, non è quello il campionato in cui gioca la protagonista di oggi. Si tratta infatti di una cross-over compatta e di cilindrata contenuta, guidabile con patente A2 ed essenziale nei contenuti. Attenzione però, essenziale non vuol dire povera o mal costruita. Ha l’ABS Dual Channel, un motore progettato ex novo da 411 c.c. che privilegia la coppia all’allungo e tanti altri dettagli e componenti di sostanza.

Rimarrà deluso chi cerca il cosiddetto family feeling delle altre famiglie di moto Made in Chennai di generazione precedente: la Himalayan non vibra, anche a velocità autostradale (120-130 km/h), grazie ad esempio al controalbero di bilanciamento del motore.

Long test Royal Enfield Himalayan
E’ l’off-road l’habitat naturale della Himalayan, dove si dimostra agile e reattiva

Come il nome lascia intuire è una moto pensata inizialmente per le strade difficoltose che si arrampicano sull’Himalaya, una sostituta moderna delle indistruttibili Bullet che da decenni bazzicano in quelle zone. In realtà, complice un buon progetto industriale e l’ottimo momento di mercato delle moto da avventura, è arrivata anche da noi, con un angolo in più. Si presenta infatti come dual-purpose bike, ovvero una moto agile nel traffico cittadino e divertente anche nel tragitto casa-lavoro, che al tempo stesso non delude i viaggiatori seriali o i weekend warrior che godono nel riempirla di fango. La ciclistica, con la ruota anteriore da 21” e la posteriore da 17”, si adatta a tutte le personalità.

Sicuramente è una buona moto da turismo: la seduta è bassa e comoda, e si rivela confortevole anche nelle lunghe percorrenze. Non mancano telaietti a cui fissare borse, taniche e tutto quello che vi può servire per un viaggio overland. Il quadro strumentazione strizza l’occhio a chi ha il demone del viaggio dentro di sé, con la bussola digitale e tutti gli indicatori chiave ben visibili.

Long test Royal Enfield Himalayan
Quest’anno poca neve e tanto fango nella Buca dell’Elefantentreffen, la Himalayan non sembra farsi problemi (e attira tanti sguardi)

Sebbene il motore Long Stroke possa sembrare piccolo, permette una crociera autostradale molto gradevole. L’ABS ha una soglia d’intervento non invasiva, si attiva solo se serve ed è decisamente efficace: consente frenate energiche senza che la moto si scomponga. Il piccolo cupolino protegge dall’aria fino al mento e rappresenta un buon compromesso tra efficacia e dimensione.

Come ci si può aspettare, è nella guida off-road che la moto dà il meglio. Ha la potenza che serve e si toglie agilmente dai guai. L’escursione della sospensione telescopica anteriore è di circa 200mm, mentre il monoammortizzatore posteriore si ferma a 180mm: per i meno tecnici, significa prendere buche, salti e altre sollecitazioni senza soffrire troppo e senza raggiungere il fondo-corsa delle sospensioni. Gli pneumatici Pirelli MT 60 garantiscono aderenza e trazione anche sui terreni meno clementi, persino sul fango infernale che abbiamo trovato quest’anno nella Buca dell’Elefantentreffen.

Già dalla presentazione in EICMA 2016 Royal Enfield ha lasciato intendere che il catalogo accessori per la Himalayan sarebbe stato di tutto rispetto e ad esempio nel comparto borse c’è una notevole scelta. La moto si presta molto anche alle applicazioni aftermarket, quindi ci si può sbizzarrire. Nei prossimi mesi dovrebbero esserci anche novità non di primo equipaggiamento sul fronte performance, ad esempio con un silenziatore ad alte prestazioni made in Italy.

Long test Royal Enfield Himalayan
Foto di rito (ma senza neve) per la pattuglia di Royal Enfield Riders of Italy. Creato a Giugno del 2017, il Club riunisce gli appassionati nostrani del marchio indiano e organizza raduni ed eventi in tutta Italia

Tiriamo le somme, cos’è la Royal Enfield Himalayan? E’ una moto tremendamente onesta e senza fronzoli che secondo me vale più di quello che costa. Ha tutto quello che serve al 90% dei motociclisti viaggiatori o fanatici delle strade bianche e persino di quelli che vanno al lavoro in pieno centro cittadino. E’ una utility bike, non ti vuole colpire con un design di rottura o con accessori extra lusso. Se ti piace il genere, la amerai per come si guida e per quello che riesce a fare. Il tutto a 4.590 euro franco concessionario…

Un motivo in più per comprarla? Perché è una buona moto laboratorio: può essere personalizzata gradualmente, partendo da una base che è già più che sufficiente, lasciandoti del tempo per capire esattamente come la vuoi.

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