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Le targhe prova sono uno strumento di lavoro per migliaia di meccanici e commercianti di veicoli, uno strumento nato con i migliori propositi, che nel tempo non ha saputo aggiornarsi. Le considerazioni di Marco Zacchetti, titolare di Scuolamoto, meccanico e formatore di meccanici.

La targa prova conferma la mia grande fatica a sopportare l’incompetenza di chi, dal ponte di comando, ci dirige. Non conoscendo la fatica del lavoro, essi sono inclini a scrivere cose di cui ignorano ogni aspetto. Poi le dicono a voce alta tante e tante volte che tutti ci credono e senza bisogno di contraddittorio. Nel codice della strada dal secolo scorso, compare la possibilità di dotare di targa provvisoria i veicoli sprovvisti di targa, per la circolazione relativa alle operazioni professionali del proprietario della targa prova stessa. Ancora oggi sul libretto della targa prova, una misera velina che dura 365 giorni (senza deroga o estensione automatica è bene ricordarlo agli addetti ai lavori), è riportato: L’ufficio provinciale del Dipartimento dei Trasporti Visto il D.P.R. N.474 del 24.11.2001 autorizza (nome dell’azienda) quale esercente (una delle attività previste) a far circolare i veicoli fino al (data di scadenza della targa), per esigenze connesse con prove tecniche, sperimentali o costruttive, dimostrazioni o trasferimenti per ragioni di vendita o di allestimento.

Premetto che non ho idea di quanto grande sia la media delle leggi italiane, tra articoli, commi e postille. Ho l’impressione che la citata legge potrebbe battere ogni record di brevità: 4 articoli, tutti scritti in meno di tre pagine. Sappiamo ormai da lungo tempo che le contravvenzioni non sono funzionali alla punizione del cittadino che sbaglia. In tempo di crisi sono normalissime entrate, presenti nei bilanci preventivi delle istituzioni, mai punite per questo abuso d’ufficio. L’istituzione X ha bisogno che i loro operatori emettano sanzioni proficue. Ad esempio è inutile sanzionare 10 commercianti notoriamente irregolari: questi mai avranno l’intenzione di saldare il proprio debito istituzionale. Molto più facile fermare un veicolo che espone la targa prova, di proprietà di un’azienda quindi con la necessità di saldare i propri debiti con le istituzioni. Sanzionarla profittando di una legge semplice, troppo semplice, è gioco facile. Se un normale cittadino legge il corsivo sopra, comprende che un’officina di riparazione per provare un veicolo prima della riparazione e dopo per collaudo, può apporre la targa prova e circolare, nel rispetto del codice della strada.

Sbagliato!

Rispettare il codice della strada durante la guida non è in discussione, ma anche il veicolo deve rispettare il codice della strada e il suo regolamento. Com’è possibile che un veicolo guasto possa rispettare il codice della strada? Anche la semplice accensione della spia di malfunzionamento (quell’icona gialla sul cruscotto a forma di motore di automobile), oltre alla questione tecnica, indica che qualche comma del codice è in fase di violazione. Per come si può interpretare a livello accademico, questa legge permette la circolazione solo ai veicoli ancora non immatricolati (o con la carta di circolazione sospesa per ragioni di aggiornamenti tecnici), ma perfetti sotto ogni aspetto trattato dal codice. È completamente inutile alle officine, ai commercianti di veicoli usati e a tutti quelli che nella lettura volgare (del popolo) trovino modo di utilizzarla.

In queste settimane sta venendo a galla il problema e pare che da lassù vogliano porre rimedio. Sarebbe bello che qualcuno leggesse questo pezzo e ne traesse le debite conclusioni.

Migliaia di targhe prova di proprietà dei professionisti veri, sono attive solo perché gli stessi credono di agire nel rispetto del codice stradale e per poter svolgere meglio il proprio mestiere. Se vogliamo continuare in questa direzione, non resta che togliere i dubbi a livello legislativo. In alternativa vorrei ricordare che non è un obbligo per i professionisti dotarsi di targa prova.

Infine una certa attenzione ai veicoli guasti: sappiamo tutti che l’elettronica è infida. Nell’esercizio della sua funzione, all’agente stradale basta osservare la spia sul cruscotto: spia accesa = sanzione facile facile.

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