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GUARDRAIL: LUCI E OMBRE DEL DECRETO SALVA MOTOCICLISTI DSM

In arrivo la nuova normativa che regola i dispositivi salva motociclisti (DSM), Motospia.it cerca di fare chiarezza sul Decreto che purtroppo presenta molte più ombre che luci.

L’installazione dei cosiddetti dispositivi salva motociclisti (DSM) deve avvenire nei punti più pericolosi, le curve, dove è più facile perdere il controllo del veicolo e urtare contro il guardrail. Installati sui rettilinei delle autostrade servono soltanto a sprecare ingenti somma di denaro a discapito dell’effetto desiderato: ridurre il rischio di lesioni.

Il decreto ministeriale che impone l’installazione dei dispositivi salva motociclisti e ne specifica le modalità di utilizzo, é un decreto necessario e molto atteso, ma ha alcuni limiti: dà per scontate le prestazioni di alcune classi di barriere e impone modalità di utilizzo troppo complesse, destinate a ostacolare il loro utilizzo.

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L’avvocato Barbara Vancini

Ne abbiamo parlato con l’avvocato Barbara Vancini, specializzata in responsabilità civile e delle Pubbliche Amministrazioni, Consigliere della Camera Civile di Bologna “Alberto Tabanelli” e membro dell’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Bologna.

– Avv. Vancini, è stato registrato alla Corte dei Conti il decreto che prevede l’obbligo di installare dispositivi salva motociclisti (DSM) sui guardrail, nelle curve pericolose. Siamo a una svolta a favore della sicurezza dei motociclisti?

«Purtroppo no. Se è già difficile installare i DSM sui guardrail esistenti, dopo l’entrata in vigore del decreto Salva Motociclisti sarà impossibile. Finora il vuoto normativo creato dalla mancata attuazione, in Italia, della Circolare di recepimento della normativa europea EN 1317-5, ha permesso per alcune amministrazioni virtuose di installare i DSM sul proprio territorio tramite la sperimentazione e il rifacimento delle strade. I DSM costituiscono una “Modifica Moderata” di installazione, che ai sensi della normativa europea UNI EN 1317-5 appendice A.3 e A.4, possono essere installate se il fabbricante fornisce un rapporto da parte di un progettista qualificato con la prova dei metodi utilizzati, comprese le specifiche del prodotto, e i calcoli e/o risultati di prova confrontati con i valori originali.

Ciò ha permesso ai Comuni di San Lazzaro, Castel del Rio e Pianoro (città metropolitana di Bologna) di installare i 360 metri di DSM donati dall’associazione MotorLab Idee in movimento, tramite il patto di collaborazione stilato con il sindaco del Comune di San Lazzaro Isabella Conti. Tale patto comporterà a breve la messa in sicurezza di altre curve nello stesso Comune».

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Dispositivo salva motociclisti DR46 installato a Castel del Rio (Bologna)

– La maggior parte delle PA si rifiuta ancora di installare i DSM adducendo che comunque una variazione creerebbe una responsabilità dell’Ente…

«Le PA scordano i recenti orientamenti giurisprudenziali che li condannano per la mancata manutenzione. La maggior parte dei Comuni cui ho spiegato le motivazioni giuridiche e i riferimenti che permettono l’installazione dei DSM, mi ha così risposto: Avvocato, lo sa che rischiamo meno a non installarli?”.

La verità è che con il nuovo Decreto la situazione peggiorerà ulteriormente: i DSM non si potranno installare o sperimentare su tutto ciò che è preesistente al 2011 e al 1992 ovvero il 90% dei guardrail esistenti sul territorio, privi di marcatura CE. Il nuovo decreto agli art. 5 e 6 dispone l’obbligo di crash test su ogni singolo modello di guardrail, circostanza che non potrà essere attuata da nessuna azienda produttrice di DSM poiché troppo onerosa o comunque di impossibile esecuzione a causa della mancanza di disponibilità di guardrail su cui eseguire i crash test, dovuta al fallimento o alla chiusura di numerose aziende produttrici di guardrail».

– Intanto non trascorre giorno senza morti e feriti tra i motociclisti…

«Per prevenire queste morti ci sarebbe una soluzione semplice e senza costi per gli Enti, ma non è permessa. È per tale motivo che il decreto deve essere modificato. Deve autorizzare l’installazione dei DSM in via sperimentale, prevedere analisi progettuali basate su simulazioni numeriche (già utilizzate e accettate dalla normativa europea) e riconoscere che l’adozione di questo dispositivo non annulla completamente la possibilità di morire a causa dell’impatto contro il guardrail, ma la riduce notevolmente».

– Anas ha recentemente presentato le nuove barriere in cui sono già integrati i DSM, da installare sulle autostrade e strade di nuova costruzione e sui rettilinei.

«Da un attento esame dell’attuale decreto, non sarà possibile installare quei DSM sui guard rail già esistenti nei punti più pericolosi: le curve! Questo decreto si può chiamare in tanti modi ma non certo decreto Salva Motociclisti».

– Se il decreto entrerà in vigore senza queste modifiche, come risponderà la giurisprudenza a chi riporta lesioni da impatto contro i guardrail?

«Potrebbe subire un’inversione di tendenza. Finora, a causa del vuoto normativo, la magistratura ha potuto applicare i principi generali di cui al disposto normativo ex art. 2051cc e 14 CdS, oltre al più generale principio di dovere di manutenzione delle strade e di tutela della salute (garantiti dagli art. 2 e 32 della Costituzione italiana). Ma c’è di più. Il decreto, stabilisce in capo ai Comuni, delle linee guida per l’installazione dei DSM, ma senza alcuna sanzione in caso di violazione alle disposizioni di legge: ciò comporta che le PA potranno, senza conseguenze, aggirare le norme di legge e il decreto stesso. A ciò si aggiunge l’ampia discrezionalità e margine lasciati dal decreto alle PA in merito all’installazione o meno di DSM: si ricorda a titolo esemplificativo e non esaustivo, che le PA possono decidere sulla base di posizione geografica, densità del traffico, condizioni di percorrenza, velocità di progetto e operativa e composizione della sede stradale, e dimensioni piattaforma, conformazione e caratteristiche spazi marginali e aderenza superficiale, regolamentazione della circolazione, nonché tutti gli altri elementi significativi per la valutazione della sicurezza intrinseca delle infrastrutture (curve ecc.). Anche in questi casi (si rimanda a un’attenta lettura di tutte le ipotesi previste nel decreto) è possibile omettere di installare i DSM.

Alla luce dell’ampia discrezionalità concessa alle PA di installare o meno i DSM, con un’unica norma che prevede in casi particolari una relazione redatta da un tecnico progettista del Comune in cui siano indicate le motivazioni dell’omessa installazione (la norma non prevede sanzione in caso di mancata relazione), poiché le norme del decreto sono ordinatorie e non perentorie, potrebbe sussistere una repentina inversione della Giurisprudenza».

– Siamo alle solite: fatta la legge …

«Non potendo più sostenere i principi generali ma offrendo alle PA una varietà di giustificazioni per non montare i DSM, pur rientranti nella normativa, il nuovo decreto presta il fianco a una serie di eccezioni di non poco conto in sede giudiziale che salverebbero da responsabilità Comuni, Province, Anas e Città Metropolitane.

Come legale e motociclista, mi chiedo qual è la vera utilità di questo decreto. Normalmente, chi utilizza la moto per fare una gita durante il week end preferisce percorrere 200 chilometri di curve piuttosto che 500 km in autostrada. Quanti guardrail marcati CE si incontrano durante il viaggio?

Con questo decreto (e anche con le direttive intraprese da alcuni Comuni, ad esempio Roma) le strade dove sono registrati più morti non potranno mai essere poste in sicurezza, così come la maggior parte delle strade italiane frequentate assiduamente da motociclisti».

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