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GUARDRAIL IN DIFESA DELLA VITA SULLE STRADE

Il decreto sull’installazione dei dispositivi stradali di sicurezza per i motociclisti (DSM) sui famigerati guardrail, già approvato dalla Commissione europea, sarà presto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Occorre però migliorarlo affinchè tali dispositivi siano applicati dove è realmente necessario

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I relatori della tavola rotonda, la seconda da destra la D.ssa Giovanna Guiso, autrice dell’articolo e moderatrice del convegno.

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) sta organizzando un gruppo di lavoro per predisporre le linee guida generali per la corretta installazione su strada dei dispositivi di ritenuta stradali per ottimizzare il decreto prima della sua pubblicazione. Il gruppo di lavoro procederà alla revisione delle norme relative alle istruzioni tecniche per la progettazione e l’impiego delle barriere stradali di sicurezza, sulla base dei recenti interventi normativi sul settore.

Con l’obiettivo di fornire al MIT indicazioni fondamentali al riguardo, l’Associazione Motociclisti Incolumi onlus (AMI) in collaborazione con il Moto Club “Nico Martinelli” di Montepulciano ha organizzato a Chianciano terme (Siena) una tavola rotonda sulla sicurezza stradale dei motociclisti alla quale sono intervenuti alcuni dei maggiori esperti nazionali in tema di DSM e manutenzione delle strade.

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L’iniziativa MotorLab per sollecitare l’adeguamento agli standard europei dei DSM

Era presenti: Marco Guidarini, traumatologo e presidente AMI; Graziella Viviano, architetto e mamma di Elena Aubry, la motociclista deceduta a Roma a causa di un guardrail il 5 maggio 2018 all’età di 25 anni; Marco Anghileri, professore e direttore del laboratorio di crash del Politecnico di Milano; Roberto Mastrangelo, responsabile gestione rete Anas; Danilo Fagnani, coordinatore vendite Lindsay-Snoline, l’azienda produttrice del dispositivo salva motociclisti DR46; Stefano Ravaioli, direttore Associazione Strade Italiane e Bitumi; Carlo Linetti, vice presidente COBO group e Barbara Vancini, avvocato specializzata in responsabilità civile e delle Pubbliche Amministrazioni. Hanno portato la propria testimonianza su quanto le associazioni motociclistiche stanno facendo per mettere in sicurezza i tratti più pericolosi: Mario Volta, presidente Associazione Motorlab Idee in movimento, e Mauro Favazza, presidente Comitato Coordinamento Motociclisti.

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Il professor Marco Anghileri, il maggior esperto italiano di DSM

Si è discusso della necessità di collaborare tra le varie associazioni motociclistiche e gli enti pubblici e privati, per migliorare la sicurezza delle infrastrutture stradali, del diritto alla sicurezza perché la moto non è solo passione ma anche spesso un’esigenza; delle origini della normativa, delle motivazioni, dei limiti, dei risultati e delle applicazioni dei DSM sulle barriere di sicurezza; della nuova barriera H4STDSM con DSM, recentemente realizzato da Anas; della normativa che regola l’applicazione dei DSM; dell’importanza della manutenzione delle strade per evitare la formazione di buche, troppo spesso causa di incidenti; dell’elettronica applicata al motoveicolo per migliorare la sicurezza; della tutela legale dei motociclisti coinvolti in incidenti stradali a causa delle infrastrutture e dell’importanza di essere iscritti a una federazione internazionale come la Fema per far sentire la nostra voce e ottenere risultati anche con scarse risorse economiche a disposizione. Si è parlato anche del progetto di solidarietà civile #AdottaUnDSM dell’associazione Motorlab Idee in movimento la quale ha raccolto fondi per acquistare i dispositivi salva motociclisti da regalare alla citta metropolitana di Bologna perché metta in sicurezza le curve più pericolose (motorlab.it), e della collaborazione di Graziella Viviano con il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli affinchè nessun perda più la vita sulle strade a causa della scarsa manutenzione e dei guardrail killer.

Dalla tavola rotonda è emerso che i DSM applicati alla barriere di sicurezza (guardrail) sono fondamentali per ridurre il rischio di grave lesione (amputazioni, decapitazioni) in caso di impatto tra l’utente vulnerabile e i componenti della barriera. Per proteggere realmente, i DSM devono essere installati in punti particolari (curve o tratti in cui è più frequente la perdita del controllo del veicolo): è inutile ad esempio installarli su 100 km di rettilineo tra Milano e Bologna. La loro installazione sulle barriere deve avvenire anche quando le barriere sono continue, nei tratti di curva anche con raggio superiore ai 250 metri, prima che accadano incidenti mortali e non solo su quei tratti dove si sono registrati cinque morti in tre anni. Occorre fare una mappa dei tratti pericolosi, in base alle informazione raccolte dai soccorritori, i primi a intervenire in caso di incidente e quindi a conoscerne le cause e i traumi da essi derivati, attraverso formulari che prevedano una voce specifica per quegli utenti che urtano contro le barriere stradali.

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Installazione DR46, i guardrail che salvano i motociclisti

Le regole di installazione devono dare criteri più snelli, conformi al significato di marcatura CE. Ad esempio se occorre fare un crashtest con auto e camion dal vero su ogni modello di barriera esistente, in altre parole sul 90% dei guardrail installati, ci saranno senza dubbio problemi di attuabilità (i costi elevati innanzitutto) che limiteranno molto l’utilizzo dei DSM. I tempi di attuazione del decreto, infine, sono troppo lunghi poiché entrerà in vigore dopo 180 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dopo un anno nel caso di strade dove si sono registrate almeno cinque vittime.

Quanti morti ci saranno nel frattempo? Quanti feriti gravi? Quante famiglie distrutte dal dolore?

Per ovviare a questo assurdo limite il MIT potrebbe autorizzare l’installazione in via sperimentale dei DSM e riconoscere che l’adozione di questo dispositivo non annulla completamente la possibilità di morire a causa dell’impatto contro il guardrail, ma la riduce notevolmente.

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Crash test sul DR46, i nuovi DSM

In conclusione alla tavola rotonda, l’avv. Vancini ha affermato che la normativa attuale che regola l’installazione dei DSM sui guardrail è chiaramente in violazione degli artt. 2 e art. 32 della Costituzione, a tutela della vita, dell’integrità fisica e della salute.

Questi sono soltanto le indicazioni principali emerse dalla tavola rotonda per migliorare il decreto sui DSM. Purtroppo non sono state ascoltate direttamente dalle istituzioni invitate a partecipare alla tavola rotonda ovvero dal Sottosegretario al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture Michele Dell’Orco, dal Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Massimo Garavaglia, dalla senatrice Senatrice Pucciarelli, dal Ministro della Salute Giulia Grillo, dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e dall’assessore alle Infrastrutture della Regione Toscana Vincenzo Ceccarelli. L’unica autorità presente è stato il sindaco di Chianciano Terme Andrea Marchetti.

I grandi assenti erano i motociclisti. E’ triste costatare che la maggior parte degli utenti dei motoveicoli continua a disertare iniziative di tale importanza, come se la sicurezza delle strade non riguardasse tutti noi e come se la solidarietà fosse un aspetto senza importanza. A questi motociclisti suggerisco di informarsi su quello che gli amici olandesi, francesi, tedeschi e spagnoli sono riusciti ad ottenere unendo le proprie forze e mostrandosi solidale con chi organizza iniziative di questo tipo.

In un Paese in cui i nostri diritti di utenti vulnerabili non sono considerati e in cui ci si ricorda di noi solo per costringerci a mettere mano al portafogli, mostrarsi solidale è il minimo che si possa fare per contribuire in prima persona a cambiare l’assurda realtà in cui viviamo e circoliamo.

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