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Decreto Rilancio: bonus ai prodotti cinesi, le imprese italiane restano al palo e con esse il lavoro

decreto rilancio

Ieri il Governo ha reso note le misure del Decreto Rilancio. Come si temeva, sono state ignorate le richieste di incentivi all’acquisto di moto e scooter. Si pensa solo a riempirsi la bocca della parola “verde”, non considerando la reale situazione del Paese e dell’ambiente.

Con il contributo all’acquisto di bici (anche a pedalata assistita), monopattini elettrici, segway e overboard, il Decreto Rilancio del Governo ignora il mercato e la filiera della moto. Aiuta i cinesi ed Amazon (colosso con il quale già ci sono problematiche di scarsa e inefficiente tassazione)…

Questa parte del decreto secondo noi è un capolavoro di demagogia spicciola che temiamo possa nascondere una preoccupante ignoranza tecnica…

Che il Ministro De Micheli capisse poco di industrie e di mercato lo avevamo messo in conto. Chi invece non riusciamo a comprendere sono i tecnici/burocrati del Ministero dei Trasporti che, o non si documentano prima di farle fare questa figuraccia, oppure … si potrebbe arrivare a formulare congetture non lusinghiere sulla loro assoluta terzietà sulla falsariga degli ultimi scandali sulla vendita delle mascherine… E pensare che i monopattini erano dichiarati fuorilegge fino a poco prima che scoppiasse questa pandemia che ha devastato tutta la nostra bell’Italia.

Parliamoci chiaro: se è vero che il recente Decreto Rilancio doveva servire per rilanciare il lavoro e le attività del nostro Paese, allora far cadere a pioggia bonus sull’acquisto di prodotti i quali, per la gran parte, non solo non vengono costruiti in Italia, ma sono anche venduti per la maggior parte tramite e-commerce, beneficiano quasi esclusivamente Amazon, un’azienda americana che è competitiva perché sinora è riuscita a costruire un sistema utile a ridurre la tassazione alla quel dovrebbe essere soggetta.

Insomma … una clamorosa operazione controproducente.

A parte quelli riservati alle biciclette, solo in piccola parte prodotte in Italia, tutto il resto (cioè il pastone di bici a pedalata assistita, monopattini elettrici, overboard, segway, ecc ecc) è un aiuto che lo STATO ITALIANO riserva in gran parte ai produttori cinesi e, come abbiamo rimarcato, alle piattaforme di e-commerce come Amazon. Piattaforme che fanno affari d’oro in Italia e al governo “concedono” l’elemosina di qualche spicciolo di tasse.

Così ammazziamo l’industria della moto e i concessionari italiani.

Ma questo Governo ha capito che il popolo italiano non è ricco come si pensa nei Ministeri?

Abbiamo una industria nazionale della moto e una filiera di centinaia di migliaia di lavoratori che sulla moto basano la loro vita che non meritano di essere trattati dai nostri Governanti come limoni ancora da spremere. Se non se ne sono accorti il limone è giа stato spremuto e non esce più nemmeno una goccia.

Le nuove regole sulla mobilità a causa del coronavirus ci dicono che la moto e gli scooter sono l’unica vera soluzione “reale” alla mobilità individuale oggi ritornata prepotentemente in auge perché i mezzi pubblici non saranno più sufficienti.

E gli strapagati dirigenti del ministero dei trasporti cosa si inventano? Fanno proporre al ministro un bonus per i monopattini elettrici e gli overboard (giocattoli insomma) che fino a ieri erano addirittura “fuorilegge”!!!

Tutto questo, naturalmente, seguendo la logica perversa e tecnicamente insostenibile che “soltanto elettrico = pulito”… Potrebbe essere anche così, ma non con la vetusta tecnologia delle attuali batterie.

Ma lo sanno, i tecnici del ministero, che le moto e gli scooter moderni di piccola cilindrata (Euro 4 ed Euro 5 insomma), oggi, ripetiamo … oggi, inquinano infinitamente meno di qualunque altro mezzo?

Hanno mai letto, i tecnici del ministero, il rapporto della Agenzia Europea dell’ambiente intitolato “Veicoli elettrici, ciclo di vita e prospettive economiche”? 

Se non lo hanno mai fatto, sarebbe meglio che lo leggessero, visto che sono strapagati per farlo!

In quel rapporto, redatto facendo riferimento alle automobili, si legge che l’elettrico, oggi, ripetiamo … oggi, non ha i vantaggi che ti aspetteresti.

Questo rapporto ha concluso che i BEV (veicoli elettrici a batteria) sono responsabili oggi di emissioni di gas serra (GHG) superiori da 1,3 a 2 volte piщ elevate durante il processo di produzione rispetto agli equivalenti veicoli a benzina.

Il rapporto afferma: “Le emissioni di gas a effetto serra provenienti dalle materie prime e dalle fasi di LCA (valutazione del ciclo di vita) di produzione sono generalmente piщ elevate per un BEV rispetto al suo equivalente ICEV (veicoli con motori a combustione interna). Ciт è correlato ai requisiti energetici per l’estrazione e il trattamento delle materie prime, nonché per la produzione delle batterie”.

Oggi, con i veicoli elettrici considerati per il rapporto (le automobili), le sole batterie rappresentavano circa il 40% delle emissioni di gas serra nella fase di produzione. Sulle moto, è probabile che tale percentuale sia più alta in quanto vi è semplicemente meno materia prima in una motocicletta, rendendo la batteria una parte più significativa del totale.

Secondo i dati del rapporto, sulle auto … le batterie rappresentavano tra il 16% e il 26% dei pesi totali delle automobili. Mentre sulle moto elettriche le batterie rappresentano forse il doppio. Ad esempio, la LiveWire di Harley-Davidson ha un peso totale di 249 kg, di cui la batteria è di 113 kg. Cioè il 45% dell’intera moto. Quindi il rapporto di emissione di gas serra per poterla produrre, rispetto ad una moto normale, sale probabilmente a 4:1!

È evidente che con le attuali batterie, i veicoli che utilizzano derivati dal petrolio non potranno mai essere sostituiti. Al contrario quanto successo con gli smartphone ci dimostra che la tecnologia potrà aiutarci se ben sollecitata e utilizzata.

Una volta prodotti, i veicoli elettrici non emettono direttamente gas a effetto serra. Ma ci sono ancora emissioni importanti che derivano dalla produzione di elettricità. Questo dato varia da Paese a Paese. Nella Svezia nucleare e idroelettrica, si stima che i componenti elettrici emettano l’equivalente di 9 g/km di CO2 mentre in Lettonia, dove l’elettricità proviene principalmente dal carbone, si stimano 234 g/km. E il 70% dell’energia oggi prodotta nel mondo non arriva da fonti rinnovabili! Siamo insomma più o meno nelle condizioni della Lettonia.

E a tutto questo aggiungiamo che uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Sustainability” ha scoperto che anche quando l’elettricità proviene da fonti rinnovabili, il punto di pareggio delle emissioni delle grandi auto elettriche rispetto alle loro equivalenti a benzina si raggiunge (oggi) non prima dei 44.000 km.

Insomma, se lo scopo del bonus è favorire la mobilità pulita e il lavoro per i cittadini italiani, il modo in cui è stato predisposto è lontano anni luce dal raggiungere lo scopo.

E allora cosa dovrebbe fare il Governo per aiutare il Paese in questo momento difficile e magari anche per gettare le basi di un futuro migliore?

Innanzi tutto dovrebbe riconoscere il bonus solo se contribuisce a ridare spinta al lavoro delle industrie che operano in Italia. Che siano bici, giocattoli elettrici o moto. Cioè mezzi che possono davvero risolvere il problema del trasporto urbano inquinando sempre meno.

Questo aiuterebbe a non fallire immediatamente sia i produttori italiani che i concessionari, che poi si dovranno occupare dell’assistenza.

Poi dovrebbe attuare una seria politica di investimenti nazionali, coinvolgendo tutti i big dell’industria a due ruote e della componentistica nazionale. Pensiamo a Bombassei (Brembo), Domenicali (Ducati e Motor Valley) Colaninno (Gruppo Piaggio) e a tutti gli altri imprenditori riuniti in ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori) oggi guidata dal presidente Paolo Magri. Gli investimenti dovranno essere mirati all’innovazione. Una innovazione che faccia diventare veramente convenienti i mezzi di trasporto elettrici. Convenienti economicamente, con progettazione di economie di scala di livello automobilistico che permettano di realizzare batterie ad hoc, leggerissime e ricaricabili con la stessa velocitа di un telefonino, ad esempio.

Una innovazione che ci deve garantire mezzi di trasporto urbani sicuri e confortevoli come un’automobile, pratici e maneggevoli come uno scooter, e, perché no, divertenti come una moto.

Insomma, chiediamo al Governo (e al nostro sistema di imprese) di agire pensando all’oggi (salvare posti di lavoro e imprese) e anche al domani (creare la base di una nuova era in cui l’industria italiana possa tornare ad essere protagonista con una nuova mobilità che, ci viene riconosciuto da tutto il mondo, è l’unica a possederne il DNA per farci fare un grande salto di qualità).

Cari Politici, Dirigenti del nostro Paese, state adottando misure di supporto alla nostra economia pensate con le logiche di “ieri”, mentre se vorrete fare bene il vostro mestiere ed essere ricordati nel futuro cominciate a pensare interventi che servano per il “domani”, il tempo dei vostri … Figli.

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