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AXO e IL METODO… CONTE: NEL CV DI UNA AZIENDA GLI USA PAGANO

È da una settimana che si sa del triste destino dell’azienda Axo, che a fine anno si trasferirà negli USA. Nata in provincia di Treviso 40 anni fa, nel 1978, negli anni ha vestito piloti di primo piano sia nei mondiali velocità, come Capirossi e Michel Fabrizio, che nel fuoristrada, nomi del calibro di Stefan Everts e Tony Cairoli.

L’azienda, sebbene esporti in più di 40 paesi, ha comunque il 50% circa del proprio fatturato in Italia, ma se si pensa alla crisi del mercato motociclistico italiano, si fa in fretta a capire le motivazioni che spingono l’azienda veneta a cercare altrove la propria dimensione.
Nel mercato nostrano solo i brand legati ai campioni più in voga e pubblicizzati riescono a spopolare ed avere un bacino di vendita. Le piccole realtà tipo Axo (o quelle che lo sono diventate a causa del feroce marketing che gira attorno ai soliti nomi) sono costrette a gettare la spugna e cercare fortuna in nuove terre. Anche Alpinestars anni fa ha fatto questa scelta, lasciando in provincia di Treviso un baluardo di italianità, che evidentemente fa comodo per vendere nel mondo. Pensate che al numero di telefono 0423 5286 rispondono in americano, e se digitate su Google la richiesta “alpinestars telefono” questo è il risultato


Senz’altro alla base della scelta di Axo c’è il ricco mercato americano, dove il motocross è decisamente più seguito rispetto all’ Europa. E gli americani sono si pochi (350 milioni), ma sono tutti consumatori, spinti da un sistema che finanzia qualunque cosa.
Analizzando il punto di vista di Axo, è facile darle ragione: riteniamo che a contribuire a questa decisione ci siano anche fattori come il mercato del lavoro più liquido e senza i vincoli che il nostro sistema impone. Il “posto fisso” è un concetto che non rientra nella cultura americana e, se l’azienda decide che non ha più bisogno di una data persona, è libera di licenziarla. L’unica sicurezza che si ha sono le proprie capacità e la voglia di lavorare, e i risultati che vedono premiati anche i singoli, soprattutto i singoli e non come da noi dove il potente sistema sindacale (sempre meno potente in questi ultimi anni…) impone all’imprenditore di dare a tutti.

Insomma, l’America è un paese più meritocratico.

Il mercato italiano sempre più debole, il continente americano molto più attraente e con bacini di vendita decisamente più ampi sono le motivazioni per cui un brand italiano come Axo che ha fatto la storia recente del motociclismo se ne va dal Belpaese.

La colpa non è solo della nostra politica, che ancora annaspa in teorie e vaneggiamenti piuttosto che occuparsi attivamente nel creare le condizioni ideali per fare impresa, ma è anche nostra: non vediamo oltre al logo, al marchio, non capiamo cosa stiamo comprando. Siamo animali da centro commerciale, lobotomizzati dalla pubblicità. E poi abbiamo il coraggio di lamentarci se le aziende delocalizzano le produzioni: è solo colpa nostra.

Non esistono solo i soliti noti, ma il nostro paese è fatto di tanti mastri artigiani che, senza avere testimonial eccezionali, producono orgogliosamente in Italia, indichiamo per tutti nuovi marchi con prodotti di altissima qualità come la varesina Cast Helmets o la veneta Eleveit.

È tempo di aprire gli occhi ed esplorare.

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