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ZAVORRINA, VI PREGO ABOLITE IL TERMINE

Vi prego abolite il termine “Zavorrina” Da molto tempo volevo scrivere qualcosa sull’argomento sapendo già da ora di essere decisamente fuori dal coro.

La zavorrina: già solo il termine mi sa’ di triste maschilismo, di società e cultura motociclistica del medioevo, mi evoca papali ragionamenti che vogliono l’uomo al centro di tutto e la donna come un accessorio, una zavorra e vedo con tristezza che è un termine abusato ed usato, soprattutto da quelli che poi si dimostrano più che altro servi del gentil sesso; ma perché tutto questo?

Andiamo in moto per il piacere di farlo e a tutti o quasi, è capitato di dover portare un passeggero. Posso accettare e capire, che su una race replica o una naked sportiva, questo sia più che altro un problema, ma penso soprattutto per il passeggero stesso, che si trova in balia degli elementi e ancorato su uno scomodissimo strapuntino; in questo caso a priori il termine più adeguato sarebbe “martire” oppure “eroe”. Invece qualcuno, credo vedendo qualche ragazza pericolosamente appesa là dietro, ne ha preso spunto per coniare questo infelice termine, che poi spesso viene anche accettato dalle donne come se fosse figo essere una groupie, un accessorio un qualcosa di certo non di indispensabile.

Partendo dalle origini negli anni ‘80 del mio motoviandare, ricordo di aver quasi sempre portato qualcuno, al punto da maturare con un milioncino di km sulle spalle ( di cui almeno il 70% percorsi in due), la convinzione che il passeggero non solo merita tutto il mio rispetto, ma é un valore aggiunto incredibile del viaggiare in moto e sfatando un comune pensiero che la moto si gode in solitaria, io mi sento di affermare con fermezza il contrario: in moto in due é più bello.

Certo ci sono alcuni svantaggi, la moto và meno, ma questo su una maxienduro ( la moto che prediligo ), non e’ un problema, c’è potenza e coppia in abbondanza ( anche troppa per la maggior parte dei modelli attualmente in commercio). Quando devi organizzare un lungo viaggio ci sono da fare dei sacrifici in termini di bagaglio e se il passeggero è una donna e magari non ha mai viaggiato in moto, c’é da farla entrare nell’ordine di idee di cosa si deve portare e cosa può restare a casa, ma questo fa parte della bravura del “pilota”, che con il suo stile di guida, deve anche sfatare altri miti, come quello che per fare buona impressione su un moto trasportato, c’é da farlo subito cagare addosso con manovre avventate, accelerazioni brucianti e frenate bruschissime.

Su questo ultimo tema ricordo che personalmente, era un classico di fine anni ’80, fare delle brusche frenate per far collassare il corpo della giovane trasportata addosso al proprio e attraverso il palpamento passivo che si crea per il suo contatto gravitazionale con il proprio corpo sul mio, avevo una gratificante sensazione di esplorazione della giovane ragazza trasportata. Ma anche non considerando questa macabra pratica giovanile, ho poi sempre cercato di far provare alla passeggera\o un esperienza di viaggio piacevole.

Nel mototurismo avere un compagno di viaggio, se all’inizio crea dei compromessi inevitabili, dà anche delle incredibili opportunità.

All’inizio ero molto concentrato sul fatto che il trasportato potesse pagare una parte dei costi del viaggio stesso, poi ho scoperto che dividersi i ruoli migliora l’esperienza. La prima cosa che ho sempre delegato è l’attività fotografica: odio essere nelle foto e non vado matto per farle: sarà che sono cresciuto quando Istagram e Facebook non esistevano e non era necessario postare la foto del proprio giro o di quello che si andava a mangiare, ma ho avuto sempre una certa avversione per le foto e ho interi viaggi o incredibili avventure di cui conservo solo ricordi nella mia mente, è un peccato? Non lo so, però di sicuro il fatto che ho avuto molti passeggeri nella sella posteriore, ha favorito le testimonianze visive dei miei viaggi.
Altra delega che spesso dò soprattutto alle passeggere, è quella alla pubbliche relazioni: non avendo molta voglia di parlare con gli altri, avere una simpatica passeggera ha reso Massimo Ferrara un elemento più digeribile per la società in cui devo poi rapportarmi e da quando ho iniziato anche il lavoro di guida di viaggi in moto, l’elemento moglie al seguito è stata di sicuro la carta vincente del mio successo in questa nuova avventura.

Io di primo acchito sto sempre antipatico, poi fare la guida di un gruppo di moto, anche se piccolo come nella nostra filosofia, significa per forza all’inizio essere un po’ dittatore sui tempi e sui ritmi da tenere e questo non genera di certo simpatia ed ecco che la moglie passeggera al seguito, con la sua dolcezza e il suo far finta di essere dalla parte dei deboli ( cioè coloro che affidano il loro destino in una landa remota del nostro pianeta a me) crea empatia sia nelle altre donne, che nei “piloti”.

Col tempo ho scoperto anche un’altra grandiosa risorsa nell’avere una passeggera. I primi tentativi negli anni ’90, di avere un interfono, furono fallimentari soprattutto perche la tecnologia non era matura, sono poi arrivati dei caschi predisposti ( cosa importante per non avere un fastidio fisico per l’interferenza degli auricolari con le orecchie) e sistemi moderni con tecnologia digitale come il mio attuale sistema N-Com Nolan applicato sui nostri fantastici caschi Xlite Carbon modulari. Tutto questo per dire che ora si può parlare praticamente tutto il giorno senza scaricare la batteria e ricevere anche chiamate ETC senza distorsioni e in maniera chiara e comprensibile.

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L’autore, il grande viaggiatore Massimo Ferrara.

Lasciando un attimo perdere le telefonate e concentriamoci sul fatto che spesso anche per via del fantastico connubio tra il fare tante cose, dormire poco , mangiare di fretta e lunghe percorrenze, mi capita di avere sonno e allora quale più efficace sistema antiaddormentamento, che un collegamento tecnologico con il passeggero? Il tutto avviato con la fatidica frase: ora parla più che puoi! Ogni Donna sogna questo momento: può parlare e non solo non arreca disturbo, ma assolve anche alla funzione di tenermi sveglio, sembra una barzelletta ma è davvero un modo per poter ascoltare una donna senza patirne gli effetti collaterali, provare per credere. Ora io non riesco proprio a definire le passeggere “zavorrine” e dopo questo lungo inciso voglio fare un appello all’Accademia della Crusca: non accettate mai questo termine come sinonimo di passeggera in moto!

E’ triste é sessista e sminuisce il ruolo importantissimo che ha chi é dietro al “pilota”, che sia essa una donna o un uomo, é il mio eroe!! Non riuscirò mai a capire come possa sopportare di passare le giornate là dietro, ma è più bravo\a di me sicuramente, si fida al 100% di quello che io faccio e mette la sua vita nelle mani di un altro essere umano, non si gode nemmeno il fantastico gioco del guidare ed impostare traiettorie e si becca tutti i difetti dell’andare in moto come freddo caldo pioggia…ma anche i difetti del pilota stesso tipo spingere la moto se si rimane a secco o il culo quadrato se il pilota fa 440 km senza fermarsi mai. Siete i migliori, dei martiri e la società motociclistica vi deve maggiore rispetto.

Gli incredibili piloti che affermano: mia moglie o la mia ragazza non viene mai, non gli piace forse, dovrebbero farsi anche delle domande tipo
1) ma io ho le regalato una bella esperienza di guida?
2) la moto che ho scelto è già scomoda per me, per il passeggero come è?
3) meglio che stia a casa cosi mi diverto di più, o forse non sono stato capace di trasmettere la mia passione anche a chi amo e quindi per cercare di non sminuire me stesso, l’unico modo per uscirne macho è denigrare il passeggero e chi se lo porta…e chiamare l’eroina che potrei portare con me con un volgare e triste “zavorrina”?

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Barbara Ferrara, moglie dell’autore e sua inseparabile compagna di viaggi

Ora non vorrei fare un ode a mia moglie Barbara, ma di tutte le persone ( soprattutto ragazze per mia fortuna..perché io sono un ragazzo fortunato) è sicuramente la migliore passeggera che ho mai avuto. Ogni volta che mi ritrovo a viaggiare da solo ne sento la mancanza prima ancora che come compagna, come compagna di avventura, ottima fotografa esperta in pubbliche relazioni, sempre pronta ad infierire in maniera plateale con chi ci taglia la strada e sempre prodiga di cose inutili portate in viaggio..ma portate con stile, lo stile che mi fa amare le donne, perché sono la cosa più bella della vita e nel mio caso posso affermare anche l’elemento più eccitante del viaggiare in moto.

Non costringetemi a fare una petizione on line con Zavorrina chiamatela come volete, ma non denigrate mai chi sale con voi in moto e se non vuole salirci più fate autocritica.

W le donne w la moto.

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