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Un milione di chilometri – Capitolo 25

Un milione di chilometri APRILIA PEGASO CUBE 650

CAPITOLO 25

APRILIA CAPONORD 1200 RALLY KM 14.000

Era dai tempi della Caponord 1000 che sognavo di tornare a cavalcare un’Aprilia e l’occasione arrivò con una Km 0 della splendida Caponord Rally 1200, un gran bel pezzo di italianissima meccanica, praticamente nuova.


Ho sempre avuto un debole per l’Aprilia e tutte quelle possedute mi hanno sempre dato grandi soddisfazioni. Forse per questo avevo mal digerito la scelta di Noale di non dare seguito al progetto Caponord 1000, proprio mentre le altre case si gettavano a capofitto nel settore maxi-enduro, pur con risultati non sempre lusinghieri. Da innamorato del marchio subì quasi come un affronto personale la presentazione della Caponord 1200 con la sua ciclistica basata su cerchi da 17”. La scelta del management Piaggio, padrone di Aprilia, di uscire sul mercato con tale configurazione era stata presa ovviamente nell’ottica di uno scontro diretto con la regina delle endurone sportive, la Multistrada della Ducati. Il settore delle grandi “pseudo” endurone negli ultimi anni ha letteralmente fagocitato per numeri e importanza quello delle sportive, e per ritagliarsi un posto al sole c’è stato chi, come la Ducati appunto, ha preferito rimanere fedele alla propria vocazione sportiva, improntando quasi una SBK a manubrio alto. Quello che all’inizio poteva sembrare un azzardo, anche perché su un altro piano rispetto alla regina tedesca del mercato, si è rivelata una mossa azzeccatissima, tanto è vero che oggi la Multistrada fa discreti numeri e in Ducati da un paio di anni, hanno deciso di accostarle pure una versione col più classico 19” all’anteriore.
L’errore di Aprilia secondo me è stato quello di rincorrere la Multi, andando a copiare le caratteristiche della bolognese, pur non avendone l’appeal e la potenza del marchio; quando sarebbe stato forse più remunerativo, esplorare quella nicchia del suddetto settore maxi che guarda veramente all’off e nella quale mamma Honda ha piazzato la sua Africa Twin a tirare il gruppo. Queste mie teorie, pur sempre espresse da un appassionato di moto e non esperto di marketing, sembrarono trovare la loro ragion d’essere quando fece la sua comparsa la CN in versione Rally, coi suoi bei cerchi a raggi e un 19” all’anteriore.


Naturalmente il nome prometteva più di quanto la moto per sua natura potesse mantenere, ma quell’allestimento dava la possibilità di farci degli sterrati umani e l’idea di scorrazzare per l’Islanda con quel gioiellino tricolore, mi esaltava non poco. Inoltre la bicilindrica veneta vantava al posteriore un utilissimo precarico automatico, che diversamente da tanti altri gadgets non sempre indispensabili, faceva davvero la differenza: praticamente la sospensione si autoregolava in base al peso caricato.
Il coinvolgente sound del motore, la coppia, la progressione e non ultima la frenata, creavano un mix che rendeva davvero esaltante la guida di quella Aprilia. Piccoli nei furono essenzialmente lo spazio per me, a causa della compattezza della postura, ed i consumi non esagerati ma neanche da utilitaria, sui 16-17 km/l di media. Passati circa 6 mesi dall’acquisto della Caponord, a fine Gennaio alla fiera di Verona, mi giunsero voci che la moto non avrebbe avuto un upgrade ad Euro 4 e questo volle dire che sarebbe stata abbandonata al suo destino.

“Ma come? Ora che avete un prodotto azzeccato e mirato, lo abbandonate? La mia delusione fu grande e mi misi subito in movimento per non rimanere col cerino in mano. Messa in vendita la Ktm 640 adv per incompatibilità di carattere, cercai un acquirente anche per l’Aprilia. Quest’ultima non l’ avevo pagata a prezzo pieno e insieme alla cifra che avrei recuperato dal KTM, forse sarei riuscito a prendere la moto ideale.
Il buono in quel momento aveva le sembianze del GS 800 di BMW e la piccola tedesca sembrava avere tutte le carte in regola per “farsi” acquistare, ma alla fine, neanche quella volta il matrimonio si celebrò.
Purtroppo nella primavera del 2015 mi trovai a che fare con preoccupazioni ben più serie che la scelta della nuova cavalcatura. Dopo la coliciste di quattro anni prima, era il momento di registrare delle problematiche allo “scarico”. Da sempre donatore Avis, un giorno dopo le solite analisi di controllo, vengo richiamato urgentemente in ospedale dove mi evidenziano dei valori di ferro esageratamente bassi. Controlli mirati portano i medici a comprendere subito il reale problema; si tratta di perdite interne che vogliono dire solo una cosa: emorroidi. Non avevo mai accusato dolori o chiari sintomi di questa patologia ma evidentemente una vita non troppo rilassata come la mia, stava presentando il conto e c’ era bisogno di intervenire con un’operazione.
Prima dell’entrata in sala operatoria ebbi il tempo però, di un’amara risata: lo staff che si stava apprestando a ricostruire e rialesare il mio scarico personale era composto da sole donne e vecchi cliché su donne e motori occuparono beffardamente i miei ultimi pensieri, prima del sonno profondo.
L’intervento riuscì perfettamente e in un paio di giorni fui di nuovo a casa. La tempistica della convalescenza si incastrò alla grande con quella della vendita delle due moto così il mese, da passare lontano dalle due ruote, volò via in fretta. In realtà per le prime due settimane non furono solo rose e fiori ma dopo aver vissuto, tramite mia madre il vero dolore, non ho il coraggio di lamentarmi per certe cose. Un’ultima considerazione riguardo alla mia permanenza in quell’ospedale: è strano come proprio nel momento nel quale si ha a che fare con la malattia e quindi si è per forza di cose rivolti solo a se stessi, si possa prender coscienza di altro diverso da sé, di qualcun altro che abiti il mondo oltre il proprio ombelico. Marco non sospetta nemmeno di avermi suggerito questa verità, Marco sorride sempre ed è entusiasta della vita, Marco è un ragazzo di circa 50 anni, spastico dalla nascita e al quale manca praticamente tutto il bello della mia vita.

A Marco non dirò mai quanto mi ha insegnato in quei pochi giorni,

non sempre ad un amico si dice tutto.

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