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un milione di chilometri – Capitolo 22

Un milione di chilometri APRILIA PEGASO CUBE 650

CAPITOLO 22

KTM LC8 990 KM 34.000 e CALIFORNIA VINTAGE 1100 10.000 KM

Archiviata la pratica Elefantentreffen senza l’ ombra di un rimpianto, né la benché minima voglia di tornarci, i miei pensieri “a motore” erano tutti orientati verso la proposta che mi aveva fatto Alex.
L’idea di passare da cliente di un tour operator a fare io stesso da guida per un tour in Islanda, mi affascinava e preoccupava allo stesso tempo, ma evidentemente Alex aveva notato in me delle capacità che andavano oltre la mia passione e l’estrema soddisfazione che avevo mostrato nei miei due viaggi nella terra dei vulcani. Il mezzo da usare non era la mia sola preoccupazione ma era chiaro che la Stelvio non poteva essere la moto ottimale per quel tipo di viaggi. E’ vero che il giro prevedeva solo facili sterrati, alla portata di un gruppo eterogeneo di persone che intraprendono una vacanza del genere senza la voglia, né le capacità per affrontare una Dakar, ma io assolti gli obblighi di capo scout, avevo già in mente delle ben più corpose divagazioni in off da godermi in solitaria. Questi miei pensieri proibiti sembravano portarmi dritto dritto verso la nuovissima 1190R di Ktm, una vera bomba! Volendo passare per quello pratico e assennato potrei dire che fu il pensiero di una moto nuovissima e con eventuali difettosità ancora da tirare fuori, a farmi desistere dall’acquisto ma mentirei, almeno in parte.
La verità era che, oltre a voler schivare eventuali bachi, il prezzo di lancio era un po’ troppo alto per le mie martoriate tasche in quel momento.
Forte del proverbio secondo il quale “gallina vecchia fa buon brodo” mi orientai verso una più collaudata, perché a fine carriera, e più abbordabile Ktm 990.

Il motore lc8 di KTM

Quest’ultima versione portava in dote 115 cv rispetto ai 98 di quella che avevo avuto qualche anno prima ed una maggiore trattabilità ai bassi regimi che migliorava di molto il piacere di guida; purtroppo rimaneva il problema di un’autonomia non proprio da record e per questo montai al posteriore un serbatoio supplementare di 8.5 lt per alleviare le ansie da pieno. Seguendo un rituale consolidato accessoriai anche questa moto con tutto il necessario per viaggiare col più alto confort possibile ma devo ammettere che, nonostante gli affinamenti mostrati da questa ultima  versione, con lei non scattò mai la scintilla. Sia chiaro, non era un modello sbagliato, anzi.
Era fin troppo performante ma forse poco centrata rispetto ai miei  personalissimi bisogni; la sua anima racing, figlia di un progetto nato per attraversare i deserti sul filo dei 170 all’ ora senza batter ciglio, veniva prepotentemente fuori ed io semplicemente, non sapevo che farmene. Sono fondamentalmente un turista e, pur apprezzandone la guidabilità e le ottime sospensioni, resto dell’idea che argomenti come una manutenzione semplificata e dei consumi abbordabili, siano per me di gran lunga più importanti delle prestazioni pure.
Solitamente siamo portati a credere che si prenda coscienza dell’ importanza di una persona a noi cara solo nel momento in cui ci viene a mancare, ma questa non è una legge universale e non ebbi bisogno di quella maledetta telefonata il 21 Marzo del 2013, con la quale mi avvertivano della sua improvvisa scomparsa, per capire quanto Ermanno aveva rappresentato per me.
Era uno degli amici dello Stelvio Club e seppur conosciuto solo 3 anni prima, avevo stretto con lui un rapporto speciale, fatto di uscite in moto e interminabili chiacchierate ogni volta che ne avevo la possibilità. Tanti amici se ne sono andati, è la vita, ma il suo ricordo rimarrà sempre vivo e pulsante dentro di me come le sue parole quando mi tranquillizzò rispetto alle ansie e ai dubbi che avevo in merito alla nuova avventura che stavo per affrontare.
Fortunatamente di quell’anno ho anche qualche ricordo piacevole ed uno di questi riguarda una giornata passata con Alex e Eddi, l’autista del camion. Terminati gli obblighi relativi al tour decidemmo di andare all’Askya, un posto mitico, non attraverso le solite piste ma approcciando dalla parte posteriore, su un campo lava! Per me, che non sono un pilota di enduro, fu una esperienza veramente faticosa, fra una pista di roccia lavica ricoperta di neve fresca e tanta sabbia da attraversare tenendo una velocità di galleggiamento, per forza elevata, misi a dura prova sia il fisico che la mia autostima. Alla sera, notando che le ossa erano ancora tutte al loro posto e la soddisfazione a mille, potei dire di aver superato l’ esame ed il premio furono i ricordi che mi porto dietro ancora oggi. Nei giorni successivi, caricate le moto e accompagnando degli svizzeri con un fuoristrada, ho avuto modo di scoprire un modo diverso di girare l’ isola. Con una moderna 4×4 non si ha il contatto diretto con la natura selvaggia come la sabbia o l’acqua addosso come con la moto, ma poi alla fine i posti visitati sono gli stessi e per molti questo è l’importante.
Personalmente l’ opzione moto, coi suoi pro e i suoi contro, è ancora quella che prediligo.
A Gennaio del 2014 mentre già pensavo alla moto da cambiare, con la Ktm 1190R sempre in pole, passai dai miei amici guzzisti di S. Benedetto per far vedere a mia moglie una vecchia MG California, un ferraccio vecchio e malconcio ma la mia passione per il marchio italiano, si sa, è come una malattia mai curata a sufficienza e ogni tanto torna a manifestarsi. Mentre la stavano mettendo in moto, non senza problemi, Barbara con modi perentori mi fece notare “LA” California che avrei dovuto prendere in luogo di quella, che stentava pure a partire. La sua attenzione era stata rapita da uno splendido esemplare in versione Vintage che però, le feci notare sarebbe costata molto di più.
Dopo le rassicurazioni che a sostenere la differenza di prezzo ci avrebbe pensato mia moglie, ci misi 3 minuti per firmare e fare mia… cioè nostra, quella splendida signora in abito scuro.

Moto Guzzi California 1100 Vintage

La moto era veramente bella e decisamente curata essendo una fine serie, ché era già uscita l’astronave di 1400cc, ma con l’utilizzo intensivo che ne facevo io, non tardarono a venire a galla i suoi problemi legati all’ anzianità del progetto ed alla tipologia di moto. Non c’era nulla da fare, oramai amavo solo ed esclusivamente la postura da maxi enduro, che ritengo anche la più comoda almeno per me, mentre quella era una cruiser e per di più con sospensioni neanche paragonabili alla mia K 990, per non parlare poi della mancanza dell’ ABS.
A malincuore dopo qualche mese decisi di tornare ad avere una sola moto e, pur rimanendo in tema grossa enduro, iniziai ad osservare la Yamaha Superteneré 1200, che quel tema lo interpretava in maniera decisamente differente rispetto all’ austriaca.

Per l’estate 2014 era confermato il mio lavoro di guida in Islanda con l’aggiunta che stavolta avrei dovuto anche portare tutte le moto clienti fin lassù con un carrello da 7.20 mt.
Ho sempre avuto la passione di guidare “roba grossa” ma andate voi a spiegare alla scuola guida che stavo prendendo la patente “E” per vivere ancora più a fondo la mia malattia per la moto…

 

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