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Un milione di chilometri – capitolo 15

Un milione di chilometri APRILIA PEGASO CUBE 650

CAPITOLO 15

 APRILIA CAPONORD 1000 ABS KM 39.000

La sicurezza in moto è sempre stato per me un argomento fondamentale e quando su Motociclismo apparve la notizia che Aprilia avrebbe dotato la Caponord di sistema ABS, ai miei occhi sembrò subito un upgrade irrinunciabile! La Rally l’ avevo presa con un tale sconto che aggiungendo una modesta cifra me ne portai a casa una nuova con ABS, la mia terza Caponord.

Un milione di chilometri capitolo 15 APRILIA CAPONORD 1000 ABS

Tre moto sostanzialmente identiche con annessi 180.000 km in 4 anni, volevano dire che in quel periodo nulla mi aveva colpito come quella moto ma anche un monogamo convinto (ed io non lo sono di sicuro, motociclisticamente parlando) poi alla fine sente il bisogno di cambiare e guardare altrove.

Fosse stato per la qualità dei materiali e dell’ assemblaggio, ne avrei ancora una in garage, perché in tutti quei km non ho registrato nemmeno una lampadina bruciata, alla faccia della scarsa affidabilità della quale si sente in giro, quando si parla di moto italiane.

Giunto ad Agosto 2004 nonostante il solito richiamo del Nord ripiegai, causa finanze poco esuberanti, verso un più accettabile Est Europa, con un anello che comprendeva Polonia, Slovenia, Ungheria e Repubblica Ceca dove, dopo 10 giorni di scorribande ci fermammo in una squallida cittadina industriale, Zlin. E anche qui solito copione, maschi italiani in vacanza-ragazze a pagamento e solito finale: “no grazie”!

Senza ricorrere a codesti mezzucci conobbi una ragazza molto più giovane di me che lavorava nel pub del nostro albergo e nacque subito il desiderio di portarla in Italia con me, cosa che avvenne pochi mesi dopo.

In quella fase della mia vita risultavo decisamente inaridito sotto il profilo sentimentale e ancora adesso non so se fu l’ amore a spingermi verso questa decisione o l’ affetto e la stima che provavo per una bella persona costretta a vivere in un contesto inadeguato al suo valore ma fra le tante decisioni sbagliate che ho preso nella mia vita, quella non lo fu di sicuro, dato che ancora oggi quella ragazza lavora per me.

E fu lei ad accompagnarmi quell’anno, nell’ormai consueto giro pasquale in Camargue. Certi giri, come questo appunto, li ho ripetuti più e più volte nel tempo perché non mi hanno mai deluso sotto il profilo della bella guida e del mangiare/dormire a prezzo giusto, argomenti verso i quali sono sensibile, lo ammetto. Alla partenza un errato calcolo e una buona dose di inesperienza mi portarono a sottovalutare l’usura della trasmissione e sulla strada del ritorno, in Liguria, fui costretto a cambiare “in corsa” il kit trasmissione perché avevo finito il registro e da quella zona si udivano lamenti poco rassicuranti; mai sottovalutare lo stress e l’ usura della meccanica derivanti da un viaggio in due e a pieno carico.

La scatolina magica con su scritto ABS fu il motivo principale che mi spinse ad acquistare quella moto e col tempo ho apprezzato e benedetto sempre di più quella geniale invenzione che non fu un’abile mossa del marketing, come tanti ammennicoli elettronici, ma un reale passo avanti oramai irrinunciabile verso la sicurezza. Sinceramente non comprendo come oggi, con l’ obbligo di equipaggiamento su ogni moto nuova, ci possano ancora essere fra i motociclisti due fazioni, quelli del “mai più senza” e quelli del “a me non serve”. E’ logico che un motociclista con media esperienza di guida cioè in grado di distinguere i vari fondi e le differenti aderenze, se non supera i normali limiti dettati dalla decenza, difficilmente chiamerà in causa l’ABS a differenza invece del neofita che, mentre impara, può permettersi di “cancellare” l’errore senza conseguenze. L’auto che svolta senza freccia , uno stop non rispettato o ancora un oggetto/animale fermo in mezzo alla carreggiata invece mettono tutti sullo stesso piano perché non c’è pilota che tenga quando ci si appende improvvisamente e disperatamente ai freni e allora benvenuto ABS, fermo restando che è l’intero sistema moto a dover essere in forma e non solo i freni.

All’alba del 2005 la mia azienda sembrava recuperare pian piano terreno mentre in Aprilia, con una mossa poco lungimirante, indirizzano la produzione verso mezzi troppo sportivi per i miei gusti, perdendo il treno, ora lanciatissimo, delle maxi enduro. Si ritroveranno anni dopo ad inseguire senza neanche avvistare la preda, ma questa sarà un’ altra storia.

Prima di prendere la quarta moto identica mi guardo intorno e noto la KTM lc8 950 cc che sembrerebbe avere tutto quello di cui ho bisogno almeno fino a quando non noto un particolare che in un attimo me la fa bollare come vetusta: il carburatore! Oramai abituato alla regolarità e costanza di rendimento degli impianti ad iniezione non intendo tornare indietro e non capirò mai i nostalgici dei getti e delle vaschette e complice un articolo di Motociclismo dove parlano di un nuovo modello Guzzi, inizia a ronzarmi in testa l’ idea di una Breva 1100.

L’ ultima nata in casa MG non era una maxi enduro ma una moderna stradale di gusto classico buona per mille usi e piazzata fra la LC8 950 e l’ ennesima Caponord, interpretava alla perfezione il ruolo di terzo incomodo…

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