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Un milione di chilometri – capitolo 12

Un milione di chilometri APRILIA PEGASO CUBE 650

CAPITOLO 12

APRILIA PEGASO CUBE 650 KM 34.000

 

Sia la grossa Cagiva Canyon 900 che la più piccola Aprilia Pegaso Cube 650, pur con le dovute differenze, si sono rivelate alla fine delle moto di passaggio con la differenza sostanziale che il mono Aprilia era maggiormente legato alla sua progenitrice ed aveva sviluppato in meglio delle caratteristiche alle quali non potevo rimanere indifferente essendo più protettiva, con una sella non più di marmo e una morbidezza nell’erogazione sconosciuta alla sua antenata, al pari del serbatoio da 22 lt.

In quel momento non me ne accorsi, ma scendere da un bicilindrico di 900cc per accomodarmi su un mono di soli 650cc fu una mossa che ebbe ed ha tuttora un qualcosa di rivoluzionario e diciamolo pure, di incomprensibile agli occhi del motociclista nostrano. Conoscete qualcuno che senza essere costretto da fattori economici o fisici si azzarda anche solo a pensare di prendere una moto più piccola? Io, pur avendo già in testa quella che era solo un’ idea di grossa bicilindrica made in Noale, libero da tali pensieri, mi apprestai comunque a godere di questa piccola touring in giro per l’ Europa nel viaggio pre-nozze, non prima però di averle donato un set di borse adatte allo scopo. Certo che il viaggio dell’anno sarebbe stato quello di nozze mi accontentai, si fa per dire, di un Olanda-Belgio-Germania-Austria con rientro via Svizzera.
Spesso si cade nell’ errore di giudicare il valore e lo spessore di un viaggio dalla quantità di posti dai nomi altisonanti attraversati mentre in questa occasione ebbi modo di comprendere che anche nelle località ai margini del grande flusso turistico si può scoprire del bello, basta saper osservare. Toccando città come Bremen, Maastricht o i sobborghi di Berlino trovai comunque paesaggi interessanti, conditi purtroppo da allarmanti litigi di coppia che ciclicamente facevano capolino e ai quali, sbagliando, non diedi troppo peso.
Nel mototurismo ci sono viaggi come la Norvegia, ad esempio, dove l’ aspetto della bella guida è preponderante ed appaga dal primo all’ultimo km, e viaggi come questo dove per godere della moto dovetti attendere la Svizzera con la sua orgia di passi montani e in fondo fu come lasciarsi il dolce alla fine.
Una volta rientrati fummo presi dai preparativi per il matrimonio ed io, sordo all’ennesimo segnale che qualcosa non andava, mi concentrai solo ed esclusivamente sul viaggio di nozze mentre lei, ovviamente, “sul motivo del viaggio”! Col nostro fido cavallo alato, l’Aprilia Pegaso Cube, puntammo verso il Marocco, con la solita inutile foga di fare tanto e …godersi poco i posti visitati, ciò nonostante il Marocco, con le sue contrarietà, mi è rimasto nel cuore. Per me, che con una semplice occhiata al passaporto, in pochi minuti potevo entrare ed uscire da un paese europeo all’altro, era impensabile dover bruciare anche fino a tre ore fra uffici, timbri e tangenti per poter passare la dogana e scoprirlo sul posto fu veramente traumatizzante.
Altro aspetto che forse avrei dovuto conoscere prima era quello climatico, io non amo troppo il caldo ma quello sofferto in quei giorni fu spossante e mi costrinse a viaggiare fra le 6.00 e le 10.00 del mattino al fine di non evaporare in terra straniera!
Ah, se avessi avuto internet, per come lo usiamo ora!
Avrei tracciato i miei percorsi secondo una logica, avrei saputo quali strade erano classificabili come tali e quali invece, come cantieri travestiti da piste; forse mi sarei negato il fascino dell’ ignoto per guadagnarne però, in comoda tranquillità.
Le mie scarse informazioni derivavano da qualche guida letta qua e là e fu grazie a queste notizie in ordine sparso che, cercando di aggirare zone ritenute pericolose per la produzione di canapa indiana per hashish, mi trovai risucchiato in una cittadina dove per sfuggire alla folla che cerca insistentemente di vendermi qualcosa fui costretto a prendere in fretta e furia la strada per “Ketama”.
Il fondo era veramente pessimo ma mi aveva permesso di venirne fuori e tanto bastava, finché giunto su un altopiano vedo accendersi la spia della riserva. Mi fermo da un benzinaio e, ci risiamo, mi circondano in 200, tutti agitati e ansiosi di vendermi la loro benzina agitando lo spettro di una fantomatica guerra della benzina. Preoccupato e non poco da quella calca, mollo una mancia ad un tizio ed ottengo così uno spazio di manovra sufficiente a riversare nel serbatoio i 3 lt di scorta che tenevo in una tanichetta e come un ladro scappo via, quando a soli 4 km trovo una moderna e pulitissima area di servizio! In tutto questo fuggire da esasperanti offerte di benzina e ciarpame vario, compresi panetti di hashish, il sole stava calando e, col giorno, si portò via anche il ricordo nitido delle montagne, spesso sui 2000 mt, e dei loro splendidi paesaggi, che avevo attraversato senza rendermene davvero conto. Quest’ aspetto sarà purtroppo ricorrente in altri viaggi quasi a non voler fissare nella memoria “il bello” che avevo visto per costringermi a tornare in futuro, una sorta di monetina nella fontana.
Erano le 22.00 quando, senza cena e ancora scossi dagli eventi, giungemmo sulla costa, giusto in tempo per scoprire che per dormire in quei posti ci vogliono almeno 4 stelle e non solo 3. Non parlo naturalmente di romantici cieli stellati sotto ai quali addormentarsi ma di alberghi con un livello di pulizia quasi sufficiente ed infatti ci arrangiammo a dormire nei sacchi a pelo sopra i letti.
Siccome ogni motociclista che si rispetti non prende sonno se non sa che la sua bella a due ruote è ricoverata in sicurezza, su consiglio della reception, con 5mila lire mi assicurai la presenza di un uomo accanto alla mia Aprilia Pegaso Cube in strada per tutta la notte. Il mattino dopo, non privo di sensi di colpa, diedi il doppio della somma pattuita all’ uomo che comunque aveva passato l’intera notte di fianco alla mia moto.
Nonostante quella giornata e le sue disavventure mi rimane un buon ricordo del Marocco e con un anello di 8.500 km in 14 giorni passando per Fes Mekness e Marrakesh, portai a termine la mia personale “campagna d’ Africa” con un’ esile monocilindrica + passeggero + bagagli, brava Aprilia!
Un solo rimpianto forse, non aver approfondito maggiormente la conoscenza di un territorio così ricco di luoghi emozionanti, magari in inverno però, evitando l’evaporazione.
Sulla strada del ritorno, in Spagna, mentre trangugiavamo qualcosa di commestibile presso un benzinaio, presi una rivista di moto e finalmente vidi che Aprilia quell’idea l’aveva messa su strada. All’Intermot di Monaco era stata presentata la nuova ETV 1000 Caponord e ai miei occhi aveva tutto quello che avevo sognato fino ad allora in una moto.

C’ era poco da starci a ragionare sopra, quel sogno andava realizzato e al più presto…

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