Motospia

Un milione di chilometri – capitolo 18

Un milione di chilometri APRILIA PEGASO CUBE 650

CAPITOLO 18

KTM LC8 990 ADVENTURES KM 60.000

 

Da perfetto fedifrago, motociclisticamente parlando, guardavo una moto e ne desideravo un’altra, o meglio: guardavo il Kappa e avrei voluto fosse marchiato MG. La verità era che desideravo una Guzzi con le caratteristiche stradali della Breva/Norge, in aggiunta alla capacità di affrontare del fuoristrada senza dare l’impressione di essere sempre fuori luogo. Con questa speranza mi recai all’Eicma per la presentazione della Stelvio ma feci appena in tempo a scoprire quanto era bella che mi cadde l’ occhio sulla scheda tecnica e si raffreddarono di colpo i miei bollenti spiriti. Il peso, non certo da libellula, il serbatoio da soli 18 lt e l’ ABS non disponibile al momento oltre all’ insensato pneumatico posteriore da 180mm mi convinsero una volta per tutte a dare via, e alla svelta, la Norge, per approdare finalmente in Ktm.

Dall’ordine in concessionaria all’arrivo passarono due mesi che trascorsi leggendo letteralmente tutto quello che riguardava quel modello sulle riviste di settore e qui è d’ obbligo una considerazione.
Anche se leggo Motociclismo da anni, o forse proprio per questo, sono sempre più convinto che i tester siano una versione evoluta del motociclista della Domenica. Nelle analisi danno fin troppa rilevanza alle prestazioni pure guidando sempre a cannone ed evidenziando quasi esclusivamente il lato fun della moto in esame. Ma chi come me, non si ritrova in una precisa categoria di motociclisti, desidererebbe magari leggere delle diverse impressioni che si ricavano dalla guida di una moto, mettendo in luce altri aspetti dell’oggetto moto che esulano dalle mere prestazioni. Perché secondo me lo spazio di un freddo 0-400 m non è abbastanza ampio per accogliere tutto quello che io percepisco come “fun”.
Proprio in quegli anni oltre alle riviste, inizio a cercare notizie e dati che mi interessano, sui vari forum che andavano creandosi, convinto di avvicinarmi così alla realtà dei fatti. E qui mi imbatto in un’ altra categoria, quella dei “tutto e subito” cioè quelli che, forti dell’ esperienza data da qualche km di prova, sfornano pagine e pagine dense di commenti che neanche un collaudatore ufficiale al momento dell’ approvazione finale di un progetto. Ho sempre ammirato questi soggetti con malcelata invidia, ché se avessi avuto la metà del loro intuito, mi sarei risparmiato più di una moto sbagliata. E proprio girovagando sul web trovai la foto di un tizio che col Kappa c’ era stato in Islanda e pur desiderando subito ricalcare le sue gesta, non compresi subito quanto quell’isola mi sarebbe entrata dentro negli anni a venire. Prese in mano le chiavi della moto iniziai immediatamente a modificarla per farne una macina km imbattibile partendo da una cisterna da 45 lt per poi proseguire con valigie, faretti supplementari e di ogni altro ammennicolo all’epoca disponibile sul mercato. Per dare un seguito a quello che era ancora solo un sogno, cercai in rete notizie utili per organizzare il mio viaggio tanto desiderato e trovai L’Islanda di Alex. Alessandro Tamburini è un geologo di Pesaro innamorato a tal punto di quell’ isola da farne un lavoro, mettendo in piedi un tour operator che si occupa di tutti gli aspetti riguardanti il trasporto e la permanenza lassù, con l’obbiettivo di trasformare ogni viaggio in un’esperienza unica. Tramite lui risolvo il primo ostacolo che era la prenotazione della nave e mi faccio organizzare un itinerario con tutti i pernotti nella formula più economica “sleeping bag in farm”, cioè sacco a pelo da usare su letti nelle fattorie lungo il percorso, con bagno in comune fra 2/4 stanze. La moto era perfetta ma, con l’ ansia di doverla migliorare ancora, montai dei cerchi a raggi tubeless e con l’aggiunta finale di un fornello e di una cucina da campo eravamo sì pronti alla vacanza selvaggia, ma pure carichi come muli! In quegli anni ci si poteva imbarcare anche dalla Scozia a Scrabster e ne approfittammo per visitare le Highlands dove la nuovissima e performante ruota posteriore iniziò a perdere a causa di una crepa sul cerchio. Fino all’ imbarco provai a risolvere presso innumerevoli gommisti ma nessuno aveva disponibile una camera d’ aria per un cerchio da 18. Tra un gonfia e ripara e l’altro ci imbarcammo sulla Norrona, la nave che in regime di monopolio unisce l’Islanda con l’Europa e con un sms scoprì la differenza fra il turismo fai da te e quello in autonomia ma con l’appoggio di un professionista. Avvisato Alex del mio inconveniente né ricevetti un tranquillizzante “Non c’è problema” che, se indirizzato ad uno che odia navigare, nel mezzo delle 30 ore necessarie alla traversata, può fare davvero piacere. Sbarcati a Seyðisfjörður mi convinsi di non essere su un altro pianeta solo dopo aver visto la faccia amica di Alex che passandomi una camera d’ aria mise fine al mio problema di “pressione bassa”.
Con il mezzo in ordine poté finalmente iniziare il mio film preferito, che ancora oggi dopo numerose repliche, non mi ha ancora stancato. Non avrei mai immaginato che si potesse trotterellare in moto in mezzo a campi di lava, deserti e cascate in un tale susseguirsi di emozioni da rimanere a bocca aperta come un bambino la notte di Natale. Durante la traversata ebbi modo di conoscere alcuni conterranei che poi ritroverò nei vari forum che frequento ed in particolar modo Andrea, col quale scopri negli anni avere una rara sintonia in termini di modi di viaggiare e destinazioni preferite. Data la cadenza settimanale della nave decidemmo di rimanere lassù solo 1 settimana, avendo bisogno di altri 15 giorni fra andata e ritorno e pur cercando di non farmi mancare nulla, solo ora so perfettamente quanto mi ero perso quella prima volta. Quella moto era nata per correre veloce nei deserti africani ma si rivelò semplicemente perfetta anche per i guadi, le piste e i freddi deserti di questo strano e affascinante pezzetto di mondo così a nord da tutto…
Purtroppo le perdite d’aria dai pneumatici non conoscono latitudini ed ecco che sul finire della settimana mi ritrovo col cerchio che perde ma stavolta scopro che l’ errore è stato del gommista che ha messo il dado di bloccaggio della valvola sotto e non sopra al cerchio, causando lo strappo della camera d’ aria stessa. Per fortuna Andrea aveva con sé una camera d’ aria da 19″ e con l’ aiuto di un altro paesano abbiamo risistemato il tutto. Tornando verso casa mi trovai combattuto fra il desiderio di tornare in Islanda per vivere quel sogno ancora una volta, e il trauma della nave, che odio, e dei costi veramente elevati.
Tornati sulla terra impiegammo 2 giorni per il rientro, testando sia la nostra unione che il 990 con tappe esageratamente lunghe, e alla fine a cedere fui io, che avevo continuamente davanti agli occhi le immagini di quella breve ma intensa settimana sulla “Luna”. Per quanto riguarda i giretti più umani ricordo il Gargano e la Foresta Umbra, la Camargue, Slovenia, Croazia e Bosnia e anche una splendida giornata fra lago di Campotosto, Amatrice e la Maiella, conclusasi purtroppo, con la notizia del terremoto dell’ Aquila, solamente poche ore dopo. Quello in Islanda era stato il nostro pre-viaggio di nozze, infatti a Settembre 2008 convolammo a nozze e non fu quella l’ unica grossa novità di quel periodo, perché Barbara venne a lavorare con me in azienda, portando con sé intraprendenza e tanta voglia di fare.

Intanto incombevano i saloni autunnali e qualcuno aveva perfezionato il tiro, aveva migliorato qualcosa, non del tutto, ma una buona parte. Due tassellate qua e là, un provvidenziale ABS ed una ruota post fina fina riaccesero la fiamma. Lo so che avrei dovuto voltarmi dall’ altra parte, che non avrei dovuto guardare, che la mia Kappa era pressoché perfetta, ma magari fossero tutte così le nostre indecisioni…

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