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Un milione di chilometri – Capitolo 17

Un milione di chilometri APRILIA PEGASO CUBE 650

CAPITOLO 17

NORGE 1200 KM 60.000

Nel Settembre 2006, di ritorno dal Portogallo, con le batterie ricaricate dalle vacanze estive, ero pronto per un nuovo anno lavorativo ma soprattutto per una nuova avventura motociclistica: l’arancio del KTM 990 mi stava attraendo sempre più ed ero sul punto di varcare il confine “austriaco” quando mi trovai a passare dai miei amici guzzisti, che quell’arancio invece, lo fecero sbiadire fino a scomparire, almeno per quella volta.

Era successo che in concessionaria avevo notato la Breva con la carena, l’ABS e tanti bei kg/m in più, che Moto Guzzi aveva chiamato Norge e a quelle sirene, vera musica per le mie orecchie, non seppi resistere! Diversi anni e Moto Guzzi dopo, realizzerò che quello è stato il miglior motore uscito dalle officine di Mandello mai avuto, tanto da rimpiangerlo anche sotto la Stelvio.


Con la compagna di quel periodo decidemmo per il ponte del 1° Novembre di fare un giro in Austria, nella mia cara Burgerland, e l’occasione si rivelò propizia per testare l’ultimo gadget acquistato, un pezzo da 90 che farà davvero la differenza negli anni a seguire: il gilet elettrico termo-riscaldato. Grazie a questa novità, alle manopole riscaldate e all’ottima protezione aerodinamica mi sentivo inarrestabile e quasi inattaccabile anche dalle peggiori condizioni meteo che potessi incontrare e infatti fui costretto a guidare anche sotto la neve, che per fortuna non attaccò, ma fece di me un marziano agli occhi degli automobilisti che incrociavo.
In verità le espressioni stupite di questi ultimi quasi non mi toccavano, tale era la sensazione di trovarmi in una bolla, in fin dei conti ero al caldo e veloce come loro ma con un sorriso da invidiare sotto il casco.

La granturismo di casa Guzzi si rivelò un cavallo di razza purtroppo non privo di qualche difetto, tipico dei lavori completati un po’ in fretta. Per controllare il livello dell’olio bisognava smontare la carena e se ne andava una buona mezz’ora, mentre il cavalletto strusciava quasi ad ogni curva. Con un buco nella carena risolsi il primo problema e con degli sliders montati dal mio meccanico, venni a capo del secondo, evitando così i fuochi d’artificio ad ogni curva o quasi. Questi piccoli difetti, uniti al fatto che non avevo spazio sufficiente per le mie lunghe leve, non intaccavano la mia “malata” convinzione di poterci andare ovunque, sterrati compresi; tanto che finì per condurre quest’elegante signora a due ruote in luoghi che non avrebbe dovuto neanche avvicinare.

L’inizio del 2007 porta delle grosse novità. La nuova casa sarà pronta per Aprile e questo vorrà dire un noiosissimo trasloco invece del consueto viaggio pasquale. Fortunatamente ad addolcire il tutto ci sarà l’altra grossa novità, decisamente la più importante, la comparsa di Barbara, che poi diverrà mia moglie. Parlando con lei vengo a sapere che le sue esperienze motociclistiche sono pari allo zero, avendo totalizzato in sella poco più di un km in gioventù, ma non mi perdo d’ animo e per la prima Domenica libera mi offro di colmare questa lacuna con un giretto in Abruzzo. A fine giornata, quando il conta-km segnò 650, ho temuto seriamente che quello fosse stato il primo ed ultimo giro in moto invece la mia “passeggera perfetta” stranamente apprezzò.

Le successive uscite domenicali trascorsero lisce e terminato il trasloco le proposi il suo primo viaggio serio: Caponord, ma soprattutto Vardo/Vadso in Norvegia, dove vantavo oramai una conoscenza a livelli di guida turistica. Sulla scorta delle precedenti esperienze, rallentando il ritmo e cadenzando le soste, iniziai a comprendere come la magia di certi luoghi si trovi lontano dalle località segnalate nei depliants turistici. Vardo e Hamningberg ad esempio, erano posti sconosciuti ai più, almeno in quegli anni, e difficili da trovare sulla cartina come difficile è descrivere l’emozione di percorrere certe strade nella più totale assenza di traffico a passo lento con le sole renne a far da cornice.
Quei passi Barbara li condivide in modo assolutamente naturale con me, ora lo so, è lei quella giusta!
A differenza della Norge invece, che si trova costretta a sopportare le mie frequenti divagazioni fuori dall’asfalto fino alla rivelazione che ebbi un giorno in un campeggio vicino Inverness. Mentre stavamo cucinando una zuppa all’interno di una Hitte (tipica casetta in legno) ho avuto come l’impressione di assistere all’anticipazione della puntata seguente della mia storia a due ruote. Nel bel mezzo di un diluvio, dalla finestra notai due turisti austriaci arrivare con due Lc8 990 adventure e più fissavo le loro cavalcature e più mi convincevo che una roba del genere sarebbe prima o poi entrata nel mio garage.
Quella volta ero entrato in Norvegia da Sud toccando nell’ordine Stravangen, Bergen e le isole Lofoten poi, dopo una visita al mio amico meccanico a Nordkjosbotn e il giro sul Finnmark, rientrammo attraverso la Finlandia. Ad Helsinki dedicai ben 3 giorni di calma e rilassante esplorazione che andò a discapito di una più accurata visita delle repubbliche baltiche, che furono in verità, attraversate un po’ in fretta. Come da tradizione anche questo viaggio si portò via i miei pneumatici e dopo averli sostituiti ci concedemmo dei bagni termali in Austria e dell’ottimo prosciutto a S. Daniele oltre naturalmente alla compagnia di parenti ed amici che sono da quelle parti.

In autunno, rientrando da un we in Svizzera, con la Norge che è alla boa dei 60.000 km, mi trovo nella solitudine del mio casco a far bilanci e a sognare qualcosa di davvero avventuroso. Il lavoro si sta riprendendo dai disastri del biennio 2002/03, una certa esperienza ormai ce l’ ho e la compagna perfetta è seduta dietro di me,

sembra proprio che a mancare sia solo la moto giusta per me…

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