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Un milione di chilometri – capitolo 14

Un milione di chilometri APRILIA PEGASO CUBE 650

Capitolo 14

APRILIA CAPONORD RALLY 1000 KM 40.000

Oggi come allora c’è da passar per lebbrosi a dare in permuta ad un concessionario un usato di 40/50.000 km, perché la moto in questione la ritirano, ma spesso a quotazioni indecenti. A tal proposito credo fermamente che se tenessimo al meglio le due ruote, senza farne le nostre valvole di sfogo maltrattando indegnamente la meccanica, salvo poi piangere dal meccanico, forse potremmo sperare di abbattere questo muro psicologico dei km che è situato più o meno sui 30-40.000. Comunque questa galera del cambio repentino di cavalcatura, che mi infliggevo, era resa meno dura dal costante desiderio di provare qualcosa di nuovo e tolto l’ovvio salasso economico, il guaio era che certe percorrenze mi uscivano fuori in meno di un anno!

Il milione di km era ancora lontano e pur non essendo un mio obbiettivo specifico, se fossi uscito indenne da quel biennio orribile, lo avrei raggiunto nel giro di pochi anni. In quel periodo così duro, vestirsi di tutto punto, infilare il casco e accesa la moto, andare, andare e andare ancora fu una vera e propria terapia che pur non risolvendo i problemi mi dava la serenità sufficiente per affrontarli senza farmi portare a fondo dagli eventi. Ed è anche per questo che la moto nelle diverse fasi della mia vita non è mai stata fuori luogo ricavandosi sempre un suo spazio e a donarmi un sorriso in quel periodo, fu la chiamata di Aprilia con la quale i rapporti non si erano interrotti dopo l’ analisi della mia Aprilia Caponord 1000. Con l’ invito alla presentazione della nuova bellissima versione Rally in quel di Castelfalfi (FI), ricevetti dalla casa madre un’ offerta molto allettante per l’ acquisto della nuova nata.

un milione di chilometri APRILIA

 

Non potevo che accettare e mettere in vendita la mia perfettamente efficiente Caponord con 101.000 km sulle spalle prendendo una Rally e come sfizio pure un’ Husqvarna 610 supermotard.

Lo sfizio della moto da sparata si rivelò tale infatti finì per usarla pochissimo e la rivendetti poco dopo ché quella roba lì, anche ideologicamente, non faceva per me.

La Aprilia Caponord 1000 Rally era praticamente la stessa moto che avevo avuto tranne alcuni particolari come il cupolino o le sospensioni con pochi cm di escursione in più e, se fossi stato più furbo, avrei guadagnato un bel gruzzoletto vendendo la nuova presa a condizioni più che favorevoli, tenendo la mia che andava ancora benone ma l’ affarista non è il mio mestiere e un mese esatto dopo la scomparsa di mia madre mi consegnarono la Rally.

Venduta la casa si intravedeva uno spiraglio di luce e, come terapia per i mali del portafogli e dell’ anima, organizzai con alcuni amici un giro verso la Romania direzione Mar Nero. Non c’ero mai stato ma dalle informazioni che avevo doveva trattarsi di una meta forse meno affascinante ai miei occhi, ma economicamente più abbordabile rispetto ai paesi nordici e infatti ce la cavammo con somme veramente risibili al confronto. Ma il prezzo da solo non fa una vacanza, e paesaggisticamente di luoghi come l’ Ungheria e le montagne della Transilvania conservo ancora un bellissimo ricordo.

Allargando i miei orizzonti ad Est ho potuto constatare, con mia profonda delusione, di che tipo di vacanza cercano, non dico tutti, ma molti dei nostri connazionali in quei posti. Non c’è stato un albergo dove non ci hanno chiesto se “gradivamo” ragazze in camera, evidentemente 5 maschi italiani dovevano rappresentare per loro un colpo sicuro. Anche a distanza di anni tutto ciò rimane per me un mistero e senza falsi moralismi, che non mi appartengono, rifiuto a priori l’idea di dover pagare per fare del sesso e infatti in vacanza non mai “concluso” né a pagamento, né gratis, ma questa è un’ altra storia.

Ricordo un giorno in un vetusto e alquanto decadente albergo sul delta del Danubio, giunti alla reception chiediamo la stanza e parte subito l’ offerta “volete ragazze?”

“No grazie” rispondiamo, credendo di aver chiuso lì certi discorsi. Più tardi, alla fine di una giornata passata in barca stanchissimi e ben cotti da sole ci dividiamo, tre di noi restano a cenare in loco mentre io ed un altro chiediamo un taxi per andare nella più vicina cittadina per una cena tipica. In 15 minuti arriva il taxi, sotto forma di una vecchia e singhiozzante Dacia che procede in slalom per succhiare le ultime gocce di benzina presenti nel serbatoio. Il guidatore tratta con il tipo dell’ albergo e dopo qualche istante ci viene a chiedere i soldi della corsa per acquistare dalla reception stessa “2” lt. di benzina. Le stranezze non finiscono qui e dopo pochissimi km l’ auto si ferma in mezzo al nulla, il personaggio apre il cofano e armeggia con il carburatore riuscendo, non so come, a ripartire ma ripeterà questa cosa almeno altre due volte in 5 km fino ad imboccare un’ altra via piuttosto buia ma stavolta piena di bellissime ragazze tutte in fila. All’ennesima richiesta di scegliere delle ragazze, in maniera decisa facciamo presente che vogliamo solo andare in città per cenare quando sconsolato ci chiede se siamo forse omosessuali!

Finalmente possiamo rilassarci con un paio di birre e prima di ripartire verso il meritato riposo, il nostro autista stoicamente riattacca la litania “ragazze?” Durante il tragitto solita risposta negativa di fronte alla fila di ragazze, in verità stupende, e soliti spegnimenti della carriola, ma è più forte di lui e prima di scendere dall’auto di fronte all’hotel, quasi a giocarsi l’ ultima carta, ci fa ancora un’ offerta indecente.

Al ritorno, nell’attraversare l’ Ungheria, patirò uno dei caldi più insopportabili della mia vita con il termometro inchiodato sui 40°/41° ma oltre a questo nulla da registrare alla voce inconvenienti e tutto filò liscio fino a casa.

Iniziai il 2004 con la certezza che non sarebbe stato peggiore dell’ anno precedente e a Pasqua, da single insieme ad una coppia, azzardai una fugace puntata in Olanda con i km che man mano andavano aggiustando i mali della mia mente.

Nel frattempo ero tornato a vivere a Civitanova ma 3 uomini (con mio padre e mio fratello) che vivono soli in una casa divenuta troppo grande non era una soluzione ottimale e risolsi vendendola per prendere 3 appartamenti di taglio più piccolo a circa 10 km dal mare e mi ritrovai a Montecosaro MC.

L’ estate stava arrivando in fretta così come i 40.000 km in sella alla Aprilia Caponord 1000 Rally e la mia vocina iniziava a suggerirmi di cambiarla ma in giro non trovavo nulla che mi esaltasse altrettanto e anche la mia amata Guzzi non aveva di che stuzzicarmi, insomma rischiavo di rimanere col cerino in mano.

Ma io non fumo e …

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