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TUNISIA – LA PORTA DEL DESERTO – IL SAHARA POSSIBILE

In Tunsia, la porta del deserto dove il mitico Sahara lambisce le coste del mediterraneo. Un universo di colori, sapori e profumi raccontati da Francesco Corrado Perricone, il fondatore di Moto Perpetuo

Allahu akbar…. Sono in dormiveglia e realizzo che sono a Tunisi quando l’invito alla preghiera del Muezzin mi scuote dalla fase onirica che precede il risveglio….

Non so quante volte sono stato in Tunisia e, più in generale, nei Paesi islamici ma quel fase del sonno e quel modo di svegliarmi mi mette sempre una sensazione di benessere mista alla voglia di esplorare Paesi e Culture per noi così vicine ma, allo stesso tempo, così lontane. Una iniezione di “caffeina emozionale” che solo certe sensazioni sanno dare.

L’arrivo con la nave è sempre un susseguirsi di pratiche doganali impensabili per noi Occidentali nonostante l’attuale velocizzazione rispetto al passato.

L’ora è tarda e i ristoranti chiusi ma la zona della Avenue Bourguiba riserva sempre all’avventore notturno qualche girarrosto dove un buon pollo, pane ed harissa (crema di peperoncini dolci molto piccante) non si nega a nessuno, specie se ad indicarcelo sono festanti bikers tunisini di mezza età, visibilmente brilli nonostante i divieti imposti dalla religione islamica. E’ tutto un susseguirsi di odori; il cumino nell’aria la fa da padrone e, con le narici piene di stimoli olfattivi inusuali, raggiungiamo il comodissimo Hotel du Parc dove le nostre moto riposeranno per la notte sotto l’occhio ammirato e vigile di un addetto della “security” nell’ampio parcheggio dell’hotel.

Il giorno successivo sappiamo che sarà un lungo trasferimento verso il Sud, verso la regione degli ksar che punteggiano la linea di confine fra il deserto e le zone agricole il tutto dopo un thè ed un succo di melograno nella medina di Hammamet ed una “necessaria” sosta ricostituente all’ombra dei bastioni romani di El Jem.

Il Djar El Barbar di Matmata ci attende per la notte e, nonostante la sensazione di “decadenza” dell’hotel, il fascino della notte passata nelle stanze in stile troglodita non ha eguali.

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Una camera in stile troglodita dell’Albergo Djar El Barbar di Matmata
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Medenine-Le-Ghorfas. Abitazioni troglodite

Di prima mattina, dopo una visita alle abitazioni troglodite della regione, ci dirigiamo, dalla strada di Toujane, verso Medenine da dove inizia la vera e propria regione degli ksar.

Gli “ksar” sono quelle costruzioni che ricordano, per filosofia costruttiva, i villaggi fortificati sassoni della regione di Viscri in Romania pur essendo molto diversi dal punto di vista architettonico. Si doveva difendere il raccolto dai predoni del deserto e le famiglie non avevano altre soluzioni che fare “massa critica” per evitare gli attacchi. La loro divisione in Ghorfas (“camere” in Arabo) cominciamo ad apprezzarla a Medenine dove abbiamo uno dei pochi esempi di ksar inglobato in una dimensione urbana.

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Medenine – Interno di abitazione troglodita

E’ il turno di Ksar Ouled Soultane, vicino a Tataouine che è l’esempio di ksar meglio tenuto ma, senz’altro, più turistico e “patinato” rispetto agli altri della regione. Dopo Ksar Ouled Soltane è un susseguirsi di strade tortuose che percorriamo, pressoché in solitudine, nelle quali il manto di asfalto comincia a lasciare il posto alle piste e alle prime lingue di sabbia che fanno sentire l’avvicinarsi del Sahara con tutto il suo fascino .

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Dintorni di Tataouine, Ksar Ouled-Soltane

Il fascino degli altri ksar che visitiamo si alterna alla bellezza dei villaggi di montagna della Tunisia quali Toujane, Chenini,

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La moschea dei Sette Dormienti a Chemini

Gomrasset e Guermassa e alle prime oasi punteggiate dalle forme di vita animale e vegetale che incontriamo sul nostro percorso. Le poche presenze umane che incontriamo ci salutano al nostro passaggio con il loro Assalam aleikum mentre fraternizziamo con i pochi rudimenti di arabo che, se non sono sufficienti ad imbastire una discussione che non sia in Francese, mette immediatamente i nostri interlocutori a pieno agio e azzera la normale diffidenza fra viandanti e locali.

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Strada da Ghomrassen a Beni Khedache

Si, “viandanti”…. Credo che il mototurismo sia la moderna forma di viaggio che più accomuna il popolo dei bikers agli antichi “viandanti” per i quali il cavallo, l’asino, il mulo o il cammello hanno lasciato il posto a cavalcature in acciaio che rendono il loro incedere più simile all’ ”andare” a zonzo, con programmi creati più per essere cambiati che per essere rispettati, al contrario dell’intruppamento turistico dei viaggi organizzati che tanto detesto. L’immersione nella cultura e nelle tradizioni locali è totale dal momento che, viaggiando in moto, non hai neanche un parabrezza che ti isola… Il confronto è totale. Le sensazioni dirette ed amplificate.

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Incontri nel deserto

 

Mentre questi pensieri mi accompagnano all’interno del mio casco, ci avviciniamo a Beni Kheddache consapevoli che la tratta del giorno successivo ci avrebbe definitivamente consegnato al Sahara, alle piste e a quella piacevole sensazione di “avventura” che si respira in quelle lande desolate.

Dopo l’ennesimo e prelibatissimo cous cous con carne di agnello, ci consegniamo a Morfeo sotto un cielo quasi lattiginoso perché, laddove non c’è luce, il buio si illumina di miliardi di stelle la cui vista massiva è impensabile a chi non la conosce già.

Dopo la visita allo Ksar Hallouf, cerchiamo la pista del Cafè Loutid. Complice una “route coupéè” e l’insabbiamento che è stato generato dal traffico ormai deviato sulla nuova strada, non riusciamo a trovarla. Mi rendo conto che seguire la mia traccia gps mi avrebbe comunque permesso di trovarla, prima o poi, ma mi rendo anche conto che con moto pesanti, gomme stradali, voglia pari a zero di lavorare con le pressioni delle gomme, situazione di sostanziale presumibile “sporcizia” della pista data dal traffico ormai deviato sulla nuova pista e il tempo sempre tiranno ci consigliano di tirare dritto per scoprire la qualità dei lavori fatti sulla nuova strada che, a detta dei locali, è bellissima….

Per andare da Beni Kheddache a Ksar Ghilane (è questa la nostra nuova destinazione) un tempo esistevano due piste, quella dello Ksar Tarcine, che spunta sulla Pipeline un km a sud di Bir Soltane e quella, più a sud (denominata, appunto, del Cafè Loutid), che si congiunge sulla pipeline quasi all’altezza del bivio di Ksar Ghilane. Lo Stato sta facendo lavori per la sistemazione della pista di Ksar Tarcine che risulta, per piccoli tratti, asfaltata e per la maggior parte ormai ben battuta e larga con le “solite” insidiose (a velocità) lingue di sabbia di diverse decine di metri (quando non di centinaia) che esaltano il nostro piacere di guida e ci iniettano la giusta dose di adrenalina nel sangue.

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Lungo la Pipeline – Bir Soltane

Dopo un thè alla menta da Sadok al Cafè di Bir Soltane (sosta obbligata per chi fa la Pipeline), arriviamo a Ksar Ghilane nel primo pomeriggio appena in tempo per concederci una divertente escursione allo “ksar” romano del II Secolo dC, avamposto di quel Limes Tripolitanum le cui tracce sono rinvenibili dappertutto nel Maghreb con le splendide testimonianze di Sbeitla, Dougga, Bulla Regia, Thuburbo Majus, Leptis Magna e Sabratha (solo per citare le maggiori). Posate le moto, arriviamo allo “Ksar” in quad e torniamo giusto in tempo per concederci un rilassante bagno nella fonte di acqua calda sulfurea dell’oasi.

Dopo aver assistito alla cottura di una pagnotta sotto la cenere e la sabbia del deserto, ceniamo frugalmente ed un sonno profondo ci coglie nell’aria frizzante della porta del deserto.

La mattina successiva, un incontro emozionante (assolutamente casuale) con la vedova di una persona che conoscevo e che era un “viaggiatore del Sahara” mi commuove e mi scuote molto. Il deserto è per molti un posto vuoto, chi lo ha frequentato sa perfettamente che tutto è tranne che vuoto o, forse, il suo essere vuoto riempie di intensità rapporti umani che, alle nostre latitudini, sono senz’altro meno intensi. Tutto ciò che di umano si coniuga al deserto è più forte. E’ bellissimo notare come la durezza delle condizioni di vita amplifica le relazioni. Nel deserto è impensabile incontrare qualcuno e non scambiare qualche parola, qualche convenevole, qualche vicendevole benedizione. Forse è questo che lo rende magico, ci attrae, e ci rende bisognosi di tornarci alla prima occasione utile. Impossibile da spiegare. Forse, impossibile anche da capire per chi non c’è stato e per chi non lo ha vissuto.

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Lungo la Pipeline

Con questi pensieri ci dirigiamo alla volta di Douz percorrendo la (ormai) veloce Pipeline ben lontana dalla toule ondulée “scassamezzi” che prima la caratterizzava non prima, però, di aver trovato e preso per alcuni km a ritroso la strada….del Cafè Loutid che tanto ci aveva fatto penare il giorno prima ! Il Sahara è sfida, anche se sconsiglio vivamente chiunque di avventurarsi in sfide “poco ragionate” perché, così come il mare d’acqua, anche il mare di sabbia merita rispetto e le conseguenze di sfide poco ragionate possono essere fatali.

Sulla strada per Douz mi rendo conto che una delle icone della zona, il Bar di Tarzan, è ormai chiuso a causa della morte di “Tarzan” che non avevo saputo fosse avvenuta e quella vista desolante mi mette tristezza al pensiero dei mille incontri programmati in quel bar e dei mille thè consumati con amici.

Douz ci aspetta con il suo brulicare di anime, con il suo mercato e con la sua umanità variopinta e vociante. Decidiamo di alloggiare in un hotel che, fino a qualche anno fa, era un fiore all’occhiello di tutta la regione. Molte centinaia di camere e personale a disposizione per soli sette ospiti !! La crisi dell’industria turistica ha colpito duramente la regione e tutto ciò si nota anche nella qualità della offerta turistica oggi decisamente più “povera” e molto più attenta agli “sprechi” che prima assumevano (oggettivamente) connotazioni inaccettabili in relazione al grado di povertà del tessuto sociale locale.

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Douz – La porte du desert.

Prima della sera, decidiamo di fare un giro verso Es Sabria con il suo fortino della Legione Straniera francese che ho stentato a trovare perché l’avanzare del deserto ha modificato fortemente lo stato dei luoghi e il sentiero di avvicinamento al forte frapponendo dune di sabbia del deserto prima inesistenti. Con impegno, stanchezza e divertimento decidiamo di portare le nostre pesanti cavalcature al di là delle dune “nuove” e arriviamo a calpestare il fortino che rappresentava il primo avamposto che vedevo quando tornavo da Tembaine con le mie “consolidate” tracce gps. La mutevolezza delle forme del Sahara aveva colpito nuovamente e, parlando con i “locali”, mi sono reso conto di tutte le variazioni “orografiche” che il deserto aveva compiuto in quegli anni nei quali ero mancato al suo appello.

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Es Sabria – Fortino della legione straniera

Il giorno successivo sapevamo dovesse essere lungo e, a tratti, faticoso e così si è rivelato…. Iniziamo con il veloce attraversamento dello Chott El Jerid che abbiamo trovato molto più bagnato del consueto a causa delle abbondanti piogge delle settimane precedenti.

 A metà del suo attraversamento, proviamo a raggiungere l’autobus abbandonato e ormai semidistrutto a causa dell’ambiente salino ma capiamo immediatamente che sarebbe stato difficile… In due proviamo a mettere le ruote nello Chott e, dopo poche decine di metri, ci rendiamo conto dell’impossibilità del nostro intento…. La melma ha reso tutto estremamente scivoloso e tale condizione ha messo a dura prova le nostre capacità di equilibristi prima di riuscire a venire fuori dal pantano senza scivolare a terra nonostante la fortissima probabilità che ciò avvenisse.

Tiriamo dritti verso la regione mineraria di Moulares e proseguiamo per Redeyef in quell’angolo di Tunisia di una bellezza struggente dove montagne dalle forme bizzarre interrompono l’hammada in una scenografia che poco ha da invidiare alle più belle scene del Far West del nostro immaginario collettivo.

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Nei pressi della zona mineraria di Moulares

Da Redeyef decidiamo di imboccare la Pista di Rommel. Durante la seconda Guerra Mondiale, il Generale Nazista Rommel, accerchiato, decise di costruire una pista che, con uno sbalzo di circa 600 metri, lo avrebbe condotto alla zona dello Chott e del Sahara facendolo sfuggire da una condizione di difficoltà operativa.

Le coordinate GPS ci conducono su una strada che si perde in una discarica fumante ma, dopo qualche centinaio di metri di ripida salita, veniamo ripagati con una vista su un vero e proprio Paradiso…
Ci troviamo sul costone di una montagna che offre un panorama mozzafiato sulla pianura sottostante e l’immenso Chott.
Vicino all’inizio, alcuni pietroni, messi scientemente al centro della strada per scoraggiarne l’ingresso, vengono da noi deviati non senza difficoltà (sono questi i momenti nei quali rimpiangi di non avere una moto leggera, ruote tacchettate e senza carico). Lo spettacolo che si apre davanti a noi è bellissimo. Un paesaggio dai colori e dalla conformazione orografica di grande bellezza che lo rende uno degli angoli più belli dell’intera Nazione. Un alternarsi di falesia, di scorci sulla montagna dalla mille sfumature cromatiche, di solitudine, di grandiosità scenografica e restiamo sbalorditi da cotanta bellezza…

La “Pista” è in condizioni che in alcuni tratti sono davvero pessime. I tratti difficoltosi si alternano ai tratti ancora “semplici” perché il cemento con il quale è pavimentata la pista è riuscito ancora a tenere alle intemperie e alle piogge che, in quell’area, talvolta rovinosamente si abbattono facendo nascere una fitta rete di oued destinati a seccare di lì a pochi giorni ma che riescono a travolgere e distruggere tutto ciò che trovano davanti al loro cammino.

Quasi alla fine del percorso in forte pendenza, un ponte crollato ci dà l’ultima scarica di adrenalina ma il più è fatto…possiamo solcare la pista, la sua sabbia e le sue pietre fino alla prima delle oasi di montagna – Chebika.

Chebika è, a mio sommesso avviso, la più bella delle tre oasi di montagna ed è quella nella quale ci concediamo un più lungo tempo di visita e delle ristoratrici spremute di melograno alla fine del percorso.

La visita di Tamerza  e della sua cascata viene disturbata da un imbroglioncello di bassa lega che, a differenza delle decine di imbonitori e false guide che si incontrano in ogni momento ma con i quali so ormai come parlare per restare cortese ma per non farsi disturbare più di tanto, si rende davvero insopportabile con una serie di informazioni false tendenti a scoraggiarci dai nostri percorsi di visita per farci fare la visita che LUI aveva deciso che dovevamo fare. Peccato, un momento del viaggio rovinato da chi non merita attenzione ma fa di tutto per imporla con i mezzi più invadenti possibili.

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Oasi di montagna, Tamerza

Contrariamente alle previsioni “funeste” dell’imbroglioncello, che ce l’aveva sconsigliato sulla base di presunti blocchi di polizia e di tensioni con la vicinissima Algeria, decidiamo di raggiungere Mides ed il suo canyon che fa da confine naturale fra i due stati africani.

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Oasi di montagna, Mides

Dopo aver goduto della sua vista, facciamo una tirata fino a Tozeur che ci aspetta a buio già calato.

La tappa giornaliera è stata lunga e, a tratti, dura ma l’eccezionale cena a buffet dell’hotel Ksar Rouge ci fa fare pace con il Mondo intero.

Il giorno successivo una rapida occhiata alla corbeille di Nefta e alla zona dell’Ong Jemel e del villaggio che fu il set di Guerre Stellari e ritorniamo a Tozeur dirigendo le nostre “prue” verso il Nord consapevoli che il tour programmato ha ormai oltrepassato il giro di boa in un lento ma inesorabile avvicinamento a Tunisi.

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Nei pressi di Nefta – Set di Guerre Stellari

La sosta a Sbeitla e alle sue poderose rovine romane interrompe il percorso verso Kairouan dove arriviamo nel pomeriggio in tempo per un giro nella medina, nel suo souk e per sbriciare, dall’esterno tramite una porta semisocchiusa, la moschea di Sidi Oqba che è un gioiello di quella che è la quarta città santa dell’Islam.

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Kairouan – Sidi Oqba Mosque

L’ultimo giorno in Tunisia ci vede raggiungere Tunisi in tarda mattinata e, dopo un giro alla medina e al suo souk, decidiamo di impegnare il pomeriggio nella visita del porto di Cartagine e di Sidi Bou Said.

L’avvicinarsi dell’orario serale di partenza del traghetto per l’Italia e le pratiche da espletare prima dell’imbarco ci invitano a dirigerci in direzione di Port La Goulette….

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Il porto a La Goulette

Il viaggio in Tunisia è finito…. La mente è già al prossimo viaggio….. Insh’allah !

 

INFORMAZIONI UTILI

Traghetti per e da Tunisi

Dovendo trasportare le moto, la scelta del traghetto diventa obbligatoria.

Ci sono diverse compagne che operano tratte fra l’Italia e la Tunisia. In particolare, le italiane GNV (http://www.gnv.it/it/ ) e la Grimaldi ( https://www.grimaldi-lines.com/it/ ) nonché la compagnia tunisina CTN – Compagnie Tunisienne de Navigation (http://www.ctn.com.tn/ ).

Porti collegati

Da Genova: collegamenti operati da GNV e CTN (circa 23 ore)

Da Civitavecchia: collegamenti operati sia da Grimaldi che da GNV (circa 20 ore)

Da Salerno: collegamenti operati da Grimaldi (circa 20 ore)

Da Palermo: collegamenti operati sia da Grimaldi che da GNV (circa 10 ore)

I costi sono fortemente influenzati dalle stagioni e dal periodo di prenotazione rispetto alla data prescelta per la partenza. Si consiglia di consultare i siti per verificare gli “operativi” che non sono giornalieri.

Tour operator

Non è indispensabile rivolgersi ad un tour operator locale (così come accade, obbligatoriamente, in altri Stati del Maghreb). Tuttavia, per ridurre al minimo i tempi morti e per agevolare le visite, è fortemente consigliato avere nel gruppo qualcuno che conosca bene la Tunisia e le “dinamiche” che sottendono ad ogni aspetto della vita quotidiana di quel Paese.

Per assistenza turistica nella zona Sud del Paese si consigliano “Defi du Desert voyages” contact@defidesert.com ovvero “Guide Tunisie Voyage” ali@guide-tunisie.voyage .

Per assistenza generica su tutto il Paese, Aissa Mohamed di Nabeul aissatravelservice@yahoo.fr .

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Da non perdere in Tunisia

Ovviamente l’elenco dei luoghi che segue, lungi dall’essere esaustivo, rappresenta un consiglio di massima da coniugare con il tempo a disposizione, con le esigenze di viaggio individuali e, perché no, con le aspettative, con le inclinazioni e con gli interessi personali.

La mia esperienza e la mia conoscenza del Paese mi portano a considerare “imperdibili” le seguenti destinazioni:

  • Tunisi – Medina e Souk, Moschea di Al Zaytouna, Museo del Bardo;

  • Cartagine il parco archeologico e il museo;

  • Mahdia – la spiaggia. Una delle più belle del Mediterraneo;

  • Villaggio berbero di Matmata;

  • Rovine romane di Bulla Regia;

  • Rovine romane di Dugga;

  • Rovine romane di Sbeitla;

  • El Jem con il suo anfiteatro simile ad un piccolo Colosseo:

  • Chenini – villaggio berbero e Moschea dei Sette Dormienti;

  • Una notte nel deserto del Sahara;

  • Lo Chott el jerid;

  • Kairouan Medina e la moschea di Sidi Oqba;

  • Sidi Bou Said;

  • Le oasi di montagna di Chebika, Tamerza e Mides;

  • Metlaoui – Gole del Selja.

Cosa mangiare e bere.

La cucina è piccante e speziata.

Il piatto più famoso è il couscous, servito con carne, pesce o verdure.

Vi consigliamo di provare l’ojja, una zuppa di uova strapazzate condita con harissa (salsa al peperoncino, aglio, peperoni dolci). Il lablabi, semplice zuppa con pane raffermo, ceci in umido, pomodori secchi, e l’immancabile harissa.

Altra zuppa famosa tunisina è la chorba, a base di pollo o pesce, prezzemolo, sedano e succo di limone.

Nel Sud, il piatto tradizionale berbero più conosciuto è la tajine (assolutamente differente dalla omologa marocchina), ovvero una grossa frittata con spinaci, carne o pollo e un giusto mix di spezie.

La chakchouka, nella variante tunisina, è preparata con uova, patate, pomodori, cipolle, aglio e spezie, il tutto immerso nell’olio d’oliva. 

Durante i vostri pasti non mancheranno mai in tavola olive, noci e frutta di stagione ed ovviamente gli squisiti datteri tunisini.

A fine pasto è usuale servire dei dolci come la samsa e l’halva accompagnati dal tè o il djamilah, una torta con mandorle, noci e miele, servita con una glassa di zucchero.

Infine vi ricordiamo che in Tunisia il consumo di alcolici è limitato, ma è possibile comunque trovare in molti ristoranti e supermercati vino, birra, birra senza alcool ed altri liquori.

Il cibo di strada non è, ovviamente, preparato con le medesime regole igieniche che vigono alle nostre latitudini. Io l’ho sempre consumato e non mi è mai successo nulla di “sconveniente” ma ho sempre osservato le regole descritte in questo paragrafo.

Vi raccomandiamo, altresì:

– di consumare esclusivamente acqua minerale e bibite imbottigliate senza l’aggiunta di ghiaccio (preparato con acqua spesso per noi occidentali “non potabile”;

– di lavare accuratamente con amuchina frutta e verdura;

– di evitare di mangiare verdure non cotte anche come contorno ai cibi (niente pomodori o insalata verde).

Il costo in un ristorante medio in una grande città è di 8 Euro a persona che può scendere a 5 Euro nei piccoli centri o “lievitare” a 15 Euro nelle strutture più “di rango”.

Il cibo da strada costa pochissimi Euro, dai 2 ai 4.

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Consigli di viaggio

Circolazione stradale

Tranne che per le lunghe tappe di trasferimento verso il Sud e per il ritorno da Sud, è meglio evitare tappe troppo lunghe per le ridotte velocità di percorrenza che potrete tenere a causa di ripetuti attraversamenti di centri urbani e per le condizioni generali delle strade.

Indicativamente, sconsigliamo tappe giornaliere superiori a 150/200 km.

Sconsigliamo VIVAMENTE di percorrere le strade tunisine di notte. E’ abbastanza facile imbattersi in carretti, biciclette e, talvolta, autovetture sfornite di illuminazione.

Dove dormire.

Nel Nord del Paese e nella costa l’offerta turistica è molto diffusa.

Nel Sud e nel deserto l’offerta turistica è minore tranne nei grossi centri (come, ad esempio, Tozeur) che sono dotati di strutture turistiche di assoluto pregio.

Nelle zone desertiche del Sahara, vanno provati i campement, ovvero strutture che ricordano gli accampamenti berberi che possono rappresentare una positiva esperienza di viaggio purchè limitata nel tempo.

Tendenzialmente, dovete considerare le valutazioni degli hotel pari ai corrispondenti italiani ma con una stella in meno.

I costi di pernottamento variano da 15 euro a 60 euro per una stanza. Tranne che nell’estremo sud e nelle zone desertiche, consigliamo vivamente di alloggiare in hotel di almeno 4 stelle.

Quando andare

La primavera e l’autunno sono le stagioni migliori specie se si scende nell’estremo sud e si pensa di stare molti giorni nel Sahara.

Abbigliamento

Nonostante le alte temperature estive, il consiglio vivissimo è di non abbandonare mai l’abbigliamento protettivo.

Per il resto, jeans, T shirt e scarpe sportive sono l’abbigliamento ideale con l’aggiunta di una felpa o di un giubbotto leggero per le escursioni termiche.

Costume da bagno e ciabatte da mare obbligatori così come calzini per camminare (scalzi) all’interno delle moschee.

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Il the nel deserto

Medicinali

In Tunisia non è facile trovare i medicinali da automedicazione.

Le scritte in arabo sui bugiardini non aiutano.

Conviene portare con se un kit di pronto soccorso con l’aggiunta di alcuni farmaci quali pomate per i morsi di insetti e per le ustioni da sole, farmaci per la dissenteria (molto frequente per le spezie del couscous o la frutta fresca non ben lavata), pomate per le contusioni, antibiotici a largo spettro, disinfettanti intestinali.

Souvenir

Spesso viene spacciata quale, “manifattura tunisina”, ciarpame di dubbia provenienza. Tuttavia, qualcosa da consigliare c’è. Ceramiche di Nabeul (il cui trasporto, però, diventa difficile in moto) così come lane e tappeti che sono di una qualità molto ma molto meno raffinata dei tappeti asiatici ma di gradevole risultato estetico in taluni ambienti anche delle nostre case.

Anche le lane sono di buona qualità.

I costi sono assolutamente abbordabili e convenienti ma, mi raccomando, non esitare a contrattare ! Una vendita senza la necessaria contrattazione priverebbe di gusto sia voi che i vostri interlocutori locali che scoprireste quasi delusi nell’essere riusciti a vendere la loro merce senza fatica !

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L’autore, Francesco Corrado Perricone

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