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Tuareg 900 Rally Concept, alla ricerca della moto che non c’è

Piaggio nei comunicati agli investitori dichiara di essere il primo produttore europeo di moto e scooter. È vero per gli scooter, mentre per le moto che fanno non sono nemmeno nelle top five anche se con i marchi incredibili che hanno a disposizione potrebbero tornare a primeggiare in Italia, in Europa e nel Mondo. In Aprilia, fanno le Supermotard, ma poi si dimenticano le Turismo on/off, e, nonostante la capacità di produrre alcune moto molto interessanti, manca in azienda un professionista che abbia contatto con il mercato reale, che analizzi le tendenze e i successi di alcuni modelli come quello di Honda che ha in programma 50.000 Africa Twin all’anno per un fatturato stimato di qualche centinaio di milioni di dollari, a spanne il 25 % del fatturato di tutto il gruppo Piaggio. Leo Mercanti un tempo è stato bravissimo in questo, ma poi la proprietà lo ha scollato dal mercato e non è ancora stato surrogato nella posizione che doveva essere presa in mano da Michele Colaninno e dal suo marketing.
Con questo articolo proponiamo alla Piaggio di realizzare una moto, la Tuareg 900, fatta per i motociclisti di ritorno, quelli che negli anni Ottanta avevano 18 anni, ovvero i clienti delle moto comprate oggi e che vanno di moda.
Noi già immaginiamo la risposta che ci darebbe Roberto Colaninno: “Questi giornalisti, i Bacchetti in particolare, con i soldi degli altri sono molto bravi…”. Noi non riteniamo di essere più bravi di altri, ma contrariamente ad “altri” abbiamo più fantasia e soprattutto coraggio, anche nelle scelte dei collaboratori e dei prodotti. Quindi per dimostrare che si può fare qualcosa di diverso abbiamo concordato col nostro ottimo collaboratore Andrea Moretti un sistema per trasformare l’Aprilia Dorsoduro 900 in una moto completamente nuova e in linea con le attese del mercato e in grado di dare filo da torcere a Honda, ma quello che farà fare un salto sulla sedia ai Colaninno sarà che Piaggio

non spenderà nulla.

Deve solo utilizzare parti di altre moto Aprilia che non hanno avuto molto successo e secondo Andrea Moretti che, a seguire ve lo dimostrerà

la moto è già pronta.

Matteo Bacchetti

 

Tuareg 900 Rally Concept, alla ricerca della moto che non c’è

di Andrea Moretti

Una chiacchierata in redazione a Milano, con amici motociclisti si parla di moto ovvio! Moto che vendono, moto che non vendono, moto che potrebbero esserci ma non ci sono. Inevitabilmente finiamo tutti per pensare ad Aprilia, al suo enorme patrimonio di conoscenze e capacità tecniche ma anche alla sua clamorosa assenza nel segmento delle enduro… Delle enduro vere, quelle loro stupende moto che trenta anni fa hanno fatto scuola al mondo per il loro stile e la loro tecnica all’avanguardia. Perché non ci sono? Perché hanno lasciato che negli ultimi 10 anni la concorrenza facesse razzia in quei due o tre segmenti? Nessuno di noi ha dubbi sul fatto che se ci si mettessero potrebbero fare come e meglio di BMW GS 800-1200, di Africa Twin, di V-Strom… Moto di successo, un successo per il quale Aprilia praticamente non si è più messa in corsa. La parola-chiave dopo qualche lungo silenzio la pronunciamo tutti insieme: Tuareg 900.

Ve lo faccio vedere io come la farei una Tuareg 900 Rally, datemi qualche giorno.

Ci ho messo un po’ di più ma alla fine eccola qua!

Tuareg 900
La carenatura è volutamente minimalista, due ali laterali con funzione aerodinamica.

La linea
Le moto da rally sono in assoluto le mie preferite, la grammatica del design ci dice che devono avere una linea tendenzialmente verticale, un grande serbatoio, sospensioni di grande escursione ed un retrotreno “sparato” verso l’alto. Per questo ho giocato con un serbatoio molto verticale, piuttosto piramidale, che in qualche modo differenziasse la mia Tuareg 900 dalle altre maxi-enduro dicendo: “qui ci stanno 30 litri, perché io sono una moto per i grandi spazi”.

Tuareg 900
Nella fase di ricerca il disegno si è concentrato su forme geometriche, molto scolpite e dai raccordi arrotondati.

 

Mi sarebbero piaciuti anche dei serbatoi laterali supplementari, ma ho abbandonato quasi subito l’idea per non terrorizzare troppo, non vuole comunque essere una moto per la Dakar ma street legal. Ho cercato di lasciare in vista l’elemento centrale del telaio che funge da raccordo per i tralicci anteriore e posteriore perché è al 100% Aprilia, tecnicamente è affascinante ed è in continuità con le loro ultime realizzazioni enduro e rally.
Ho posizionato la base della carenatura-cupolino piuttosto in alto per evitare l’effetto KTM 690, l’icona delle moto da rally moderne e probabilmente una delle più belle di tutti i tempi. Avevo notato che anche Aprilia nella sua moto per la Dakar ha già usato questo espediente, che ha dato vita ad una linea molto originale e a sua volta bellissima. In generale la meravigliosa RXV 4.5 Dakar ha ispirato le proporzioni del mio progetto, ma mi rendo conto di non essermi neppure avvicinato alla sua bellezza.

Le viste laterali dovevano valorizzare la splendida ciclistica della Dorsoduro, pochissimi concorrenti ne hanno una altrettanto dinamica ed aggressiva.

 

Per quanto riguarda il colore ho scelto toni del blu, ricordavo i bellissimi Tuareg 125 e 350 blu, i Tuareg poi sono detti anche “uomini blu”… Non ci ho pensato due volte! Non ho sovrapposto grafiche o comunque variazioni di colore, ma più che altro perché questo è un concept e volevo che ne fosse chiara la forma. In questo senso ci si potrebbe davvero sbizzarrire, vedrei bene per esempio il leone Aprilia, lo trovo molto originale.

 

Tuareg 900
Il colore scelto è stato il blu, omaggio alle gloriose enduro prodotte da Aprilia negli anni ’80 e ’90, ma anche al popolo dei Tuareg detti gli “uomini blu”.

 

Adesso che la guardo finita, la mia Tuareg 900, mi rendo conto che non ho disegnato una moto di domani, ma al 100% una moto di oggi… È l’inevitabile inconscia conseguenza di tutto questo progetto: è la moto che dovrebbe esserci oggi e che magari avrebbe dovuto conquistare il suo spazio negli ultimi quattro o cinque anni. Ma che oggi non c’è. Una specie di “futuro passato”, intanto cominciamo da qui alla Tuareg 900 di domani ci penseremo!

La tecnica
Sì a volte capita che le case motociclistiche abbiano in casa un grosso potenziale tecnico per realizzare delle moto eccezionali… Che poi però non realizzano!
Aprilia con la Dorsoduro 900 ha una stupenda base meccanica che potrebbe essere utilizzata per realizzare una bella enduro. Ci sono molti elementi giusti, la cilindrata che consente buone performance, peso contenuto, la filosofia costruttiva motard che comunque è imparentata con l’off road, qualità costruttiva e raffinatezza tecnologica.

Tuareg 900
L’Aprilia Dorsoduro 900, la base su cui Moretti lavora per la Tuareg. Poco comprensibile la scelta di Aprilia di investire su una novità che appartiene a un segmento che sta scomparendo, quello delle supermotard.

 

Cosa dobbiamo fare dunque per trasformare una eccellente moto da strada come la Dorsoduro 900 in una vera enduro come la nostra Tuareg 900?
Innanzitutto dobbiamo modificare la geometria della ciclistica, in particolare l’interasse ed il raggio dei cerchi. Così com’è è troppo corta ed ha ruote troppo piccole per il fuoristrada. Anche se è in grado di cavarsela egregiamente sullo sterrato, come dimostra il 5° posto ottenuto dalla 750 alla Pikes Peak nel 2008, per un’utilizzo su fondi molto instabili come pietraie o sabbia è consigliabile un intervento in questo senso.

Tuareg 900
La vista di destra è resa ancor più aggressiva dall’originale posizionamento del monoammortizzatore.

 

L’interasse della Dorsoduro è di 1.505 mm mentre quello di una moderna Africa Twin è di 1.575, ciò significa che dobbiamo incrementare la distanza tra i mozzi di 70 mm circa. Quando si fanno queste modifiche un’altra dimensione da verificare è l’inclinazione della forcella e del cannotto di sterzo. Forcella verticale uguale moto reattiva e nervosa, forcella inclinata all’indietro (estremizzando come in un chopper) moto stabile ma poco maneggevole. Dalle misurazioni che ho fatto su carta qui dovremmo essere fortunati, la Dorsoduro sembra avere una forcella più verticale rispetto ad una Africa Twin di meno di un grado. Da questo punto di vista non dovremo fare interventi al massimo potremmo recuperare un po’ di inclinazione, importante per la stabilità sul veloce e sui fondi sabbiosi, giocando con la regolazione della sospensione posteriore.

Dunque come aumenterei l’interasse? La forcella anteriore va allungata comunque, così come l’escursione della ruota posteriore, di almeno 100 mm. Questa operazione aumenterebbe naturalmente il passo nell’avantreno (avancorsa) di 30-35 mm. Ne rimangono altri 30-35 da incrementare al retrotreno.
Su questo punto non ci sono scorciatoie: il forcellone originale va sostituito con uno più lungo. Nei miei disegni ho ipotizzato la soluzione che risulterebbe probabilmente più semplice per gli ingegneri dell’Aprilia, ovvero prendere i disegni della dorsoduro, con tutte le attrezzature collegate come stampi e dime, aprirli nel loro CAD selezionare tutto e con un colpo di mouse allungare il pezzo dei 30 mm necessari. Lo so che non si fa così un buon progetto, ma il forcellone originale della Dorsoduro sembra già tanto robusto che credo non ci sarebbero tanti calcoli strutturali da rifare nell’ipotesi di un suo allungamento… C’è anche un altro motivo per cui ho scelto di disegnarlo così: è bellissimo e secondo me immediatamente riconoscibile come Aprilia!

Tuareg 900
Il gruppo ottico anteriore è composto da sei faretti LED disposti a croce, più due fari di profondità integrati nelle ali della carena.

 

Se però costruissi la Tuareg 900 Rally per me nel mio garage non potrei seguire questa strada, è quasi impossibile riprodurre artigianalmente un forcellone così, magari ne farei realizzare uno ad hoc da un telaista, ma apparirebbe molto più simile a quello della RXV 550 prima serie o della 450 Dakar.

Dunque abbiamo una forcella ed un forcellone più lunghi, l’ammortizzatore di serie Dorsoduro non è più utilizzabile, dovremo trovarne un più lungo e magari più adatto all’off road, ma non è un problema. Come non è un problema una bella coppia di cerchi da 21’ anteriore e 18’ posteriore, un must in una maxi-enduro con la scritta “rally” nel nome!

Questi sono gli interventi “hardware”, sì solo questi! Tutto il resto è relativamente più semplice da realizzare. Carena, serbatoio fianchetti e parafango posteriore potrebbero essere realizzati in vetroresina o in alluminio battuto a mano, ma mi incuriosirebbe molto provare a stamparli in 3D. In questo caso ci sarebbe un lavoro di creazione delle matematiche delle superfici, che potrebbe essere realizzato o tutto al computer, dopo un rilievo accurato di ingombri e punti di attacco al telaio, oppure attraverso la scansione laser di un mascherone scolpito nel polistirolo denso o in automotive clay. Diciamo che la vetroresina sarebbe forse la via più semplice mentre la stampa 3D, una volta fatta la digitalizzazione, permetterebbe una riproducibilità notevole. Utile magari per una produzione di un kit in piccola serie.

Tuareg 900
Il concept è volutamente senza grafiche o decorazioni, ma non è difficile immaginare una livrea ancora più caratterizzata con il family feeling Aprilia.

 

Ok, abbiamo la ciclistica, abbiamo le sovrastrutture, cosa manca? Molto poco in realtà, gli interventi sul motore sono limitati alle mappature, per dare alla Tuareg 900 una maggiore naturalezza in off road e ad accordare il nuovo terminale di scarico. Sì Toglierei la “grande sogliola” dei silenziatori della Dorsoduro, molto bella ma poco off e soprattutto apparentemente pesante. La sostituirei con un terminale laterale, magari ultraleggero in titanio. Da notare come l’ingegneria della Aprilia sia molto particolare, il collettore di scarico passa dentro il tratto iniziale del forcellone, dove di solito viene posizionato il monoammortizzatore, userei i collettori originali fino all’attacco del teminale, in questo modo dovrei solo realizzare un piccolo raccordo.

Ci siamo, l’essenziale è tutto qui. Nei miei disegni vedete anche un gruppo ottico anteriore, con fari a led disposti a croce, se fosse Aprilia a realizzarlo si tratterebbe di qualcosa progettato ad hoc ed ingegnerizzato con la loro abituale cura. Se la moto nascesse nel mio garage punterei probabilmente su un assemblaggio di proiettori aftermarket, molto più semplice.

Insomma ricapitolando, le cose da fare per costruire una Tuareg 900 a partire dalla base meccanica della Dorsoduro sono:

  • Sostituzione della forcella
  • Realizzazione di un forcellone più lungo
  • Sostituzione del monoammortizzatore
  • Sostituzione cerchi con 21’-18’
  • Realizzazione del serbatoio e delle altre sovrastrutture
  • Assemblaggio del gruppo ottico anteriore
  • Raccordo del nuovo terminale di scarico
  • Ri-mappatura della centralina per una erogazione più off road.

 

Tuareg 900
Il posteriore è molto snello, quasi racing, ci sono comunque gli spazi ed i punti di attacco al telaio per il montaggio di un maniglione passeggero o di un portapacchi.

 

Manca davvero poco che un qualsiasi cretino come me riesca a farsela nel suo garage, non posso proprio credere che spaventi Aprilia che dispone di tecnici tra i migliori al mondo!

Lo so, sono solo le fantasie di un appassionato che ragiona ancora come quando aveva 12 anni… Quello che sulla carta si risolve con un tratto di matita ed un colpo di pennarello, nella realtà può richiedere mesi di sviluppo ed al limite risultare impossibile.
Ma ragazzi ne varrebbe la pena! Per me gli anni ‘80 e ‘90 sono qualcosa di assolutamente presente, non posso non pensare alle meravigliose Tuareg realizzate da Aprilia in quegli anni, dai 50 ai 600 passando per la furiosa 250 due tempi, alla profonda anima race dell’azienda… Ed in epoca più recente ai successi della RXV 4.5 al Rally dei Faraoni, il 5° posto della Dorsoduro alla Pikes Peak 2008, Lopez sul terzo gradino del podio della Dakar 2010. Tutto questo non può non farci sognare.

Di certo nessuno sa come andrebbe la mia Tuareg 900 Rally. Però se a qualcuno fosse venuta la voglia di togliersi il dubbio e costruirla veramente…

Io ci sto!

 

Il lavoro dell’ottimo Andrea Moretti

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