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Superbike: cambiare per non farla morire

superbike rea

Dorna ha annunciato il calendario 2017 del campionato Superbike, una competizione che ha perso i suoi connotati originali e che interessa un numero sempre minore di appassionati.

Un tempo la Superbike infiammava le folle e muoveva centinaia di migliaia di appassionati. La Ducati ci ha costruito il proprio mito, il mercato delle sportive il proprio successo. Sponsor e diritti televisivi riversavano somme molto importanti su questo circo, mentre oggi si ripropone in tono minore, e il conto lo paga il produttore di oli francese Motul. Un’azienda molto importante per il settore moto, ma che ha delle logiche tutte sue per la comunicazione.

Chissà quante delle persone che seguono la Superbike o Supersport o il nuovo Mondiale 300 cc decideranno di acquistare proprio quella marca quando cambieranno l’olio della loro motocicletta.

Superbike Calendario 2017Appena annunciato, il calendario 2017 Superbike, è ancora incompleto. Si correrà in 12 circuiti alla fine dei quali sarà incoronato il campione mondiale delle derivate di serie: otto tappe in Europa, di cui due in Italia (12/14 maggio Imola, 16/18 giugno Misano) – ci piacerebbe un ritorno anche a Monza, che attirerebbe l’attenzione come nessun altro circuito esistente – e quattro nel mondo (Australia, Thailandia, USA e Qatar). Ma la vera sfida si giocherà in Europa perché, qui correranno tutte e quattro le categorie che competono in questo Campionato, un mondiale un tempo molto seguito, ma talmente indigesto, che la Dorna sembra averlo acquistato per toglierlo di mezzo.

Parteciperà Honda, nonostante la decisione di sospendere la produzione della CBR600RR, con la nuova Fireblade, e un pilota del calibro di Niki Hyden. Le altre grandi squadre, Yamaha e Ducati,  parteciperanno con investimenti minori, così come Kawasaki, che con Jonathan Rea vince da due anni il titolo, anche se non vede riscontri equivalenti nelle vendite. BMW partecipa per sperimentare e sviluppare il missile S1000RR, unica tra le Case europee a correre anche il mondiale Endurance, un campionato nel quale il prossimo anno potrebbe competere per il titolo. Produttori come Aprilia, Ducati o KTM non si cimentano nelle gare di durata, considerate dai loro tecnici un banco di prova troppo estremo per le loro moto da pista.

Superbike, uno dei Campionati più divertenti del mondo …

Il campionato Superbike sta per essere giustiziato. Fin quando questa competizione era organizzata da Flammini & Co il circuito era molto vivo perché appassionava i motociclisti di tutto il mondo, perché serviva per la ricerca delle case produttrici, perché era funzionale al marketing e alle vendite dei brand.

Superbike BMW TailandiaLo stile del Superbike, infatti, è quello della MotoGP, in linea con la F1 di Ecclestone, con i pregi ma soprattutto i moltissimi difetti delle due maggiori competizioni di auto e moto nel mondo. I piloti, sempre più distanti dal pubblico, non si “toccano” più, e stanno diventando sempre più divi videodipendenti; le moto hanno poco a che fare con quelle che si vedono nelle strade, e questo elimina la funzione di traino sul mercato che la Superbike aveva un tempo. I modelli che scendono in pista, estetica a parte, hanno ben poco in comune con quelle in produzione. Oltre il vestito nulla, verrebbe da dire. Un mondo che non ha più il sapore della moto posseduta, che una volta si trovava e si comprava dal concessionario, un tipo di gara la WSBK che non ha più un suo motivo di esistere e si avvia a grandi passi verso una sicura completa autodistruzione. Il motivo? Sempre e solo i soldi.  Soldi che però gli organizzatori rischiano di perdere non vedendo le opportunità che le due categorie posso offrire.

Acquisendo la Superbike da Flammini & Co, Dorna pensava di fare soldi a palate gestendo un monopolio e imponendo prezzi a spettatori e sponsor. Quei signori non hanno compreso che eliminando la concorrenza non ci sarebbe stato motivo di competere su quei circuiti? Ormai il danno è fatto. Allora bisogna trovare nuove strade, perché la Dorna torni a fare cassa (nel modo giusto). Bisogna che Dorna abbia il coraggio di tornare a caratterizzare e diversificare la WSBK dalla MotoGP, farle correre lo stesso giorno sullo stesso circuito. La giornata dovrebbe essere una grande festa della moto: la MotoGP rimarrebbe la regina e la Superbike sarebbe riavvicinata nelle caratteristiche alla produzione di serie, resterebbe la categoria dove tutti i motociclisti potrebbero vedere competere la moto appena acquistata (o che vogliono acquistare). Non solo: occorrerebbe ridurre i prezzi dei biglietti, oggi troppo cari, in modo da attirare un pubblico maggiore. Il che porterebbe più sponsor, soprattutto più ricchi. Si potrebbe aprire alle scommesse da imporre su più corridori per eliminare il pericolo delle “combine”, con nuove gare testa a testa nella WSBK a eliminazione. Fantasie? Forse si, forse no.

Ci rifiutiamo di pensare che la Superbike possa morire. Perché questo non succeda è auspicabile che prevalga l’intelligenza, perché è chiaro che WSBK non deve, non può essere l’ombra della MotoGP, e vorremo ricordare a chi comanda in Dorna che la Superbike faceva vendere le moto, sognare gli appassionati e divertiva un mondo.

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