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SULLA VIA DELL’ELEFANTENTREFFEN. A Riale con KTM 1190 e Aprilia Caponord

Riale. A cercarlo col navigatore, vi porterà fuori rotta. Non fatevi fregare: ha tentato anche con me ma… l’ultima domenica di gennaio, cosa ci portavo a fare col pullman, trenta alpinisti ciaspolatori, bardati e attrezzati da alta montagna, alle porte di Bologna??!!

Il Riale cui mi riferisco, è la frazione più alta del Comune di Formazza, dal quale prende nome l’omonima Valle: la Val Formazza, appunto. È là che nasce il fiume Toce, dando vita alla bella cascata di 143 metri, sulla quale si proietta nel vuoto una simpatica passerella, meta interessante ed emozionante. Siamo nelle Alpi Lepontine, nel comune più settentrionale del Piemonte, tra il Passo del Sempione e il Canton Ticino, nelle vicinanze del Monte Rosa.

Il modo più veloce per giungervi, arrivando da Milano, è pigliare la A8, quindi la A26. per Gravellona Toce. Ma per chi conosce poco la zona, rimane in testa la “A8” finché non esci dall’autostrada, anche perché ti vien da pensare che si chiami così, “otto”, proprio per via dei quasi otto tra giunti e/o avallamenti che non vedi e (non ti aspetti!) dopo il ponte sul Ticino, ma che ti vedono (e aspettano) loro per farti saltare in aria le budella, oltre agli ammortizzatori e a tutto il resto, quando ci passi sopra in piena velocità…

Poi, per volontà di un crudo destino, imbocchi la SS 33, una sorta di lungo viadotto, dove ogni campata della strada, che poggia – si spera di questi tempi! – su solidi piloni, non si congiunge affatto perfettamente con la precedente e/o successiva campata! Inutile e irrisorio quindi parlare di giunti, perché di “giunzione” non c’è un fico secco! Ennesima vergogna all’italiana!! Per arrivare a destinazione, tra un blocco e l’altro della strada, tocca infatti inesorabilmente superare un’infinità di maledetti piccoli e fetenti scalini, a salire o a scendere, nonché avallamenti, buche, fossetti, cunette, balzelli, crepe e rattoppi…: ce n’è di tutti i tipi e per tutti i gusti. Più che una strada, è una tortura infinita, che pare inflitta da un dottore maniaco e persecutorio che, ad ogni sobbalzo e rinculata (che ti rintrona dall’osso sacro sino alle cervella), ti stia pigliando a badilate sulla schiena, ripetendoti con mieloso ma cinico sarcasmo, la tipica frase professionale: “Dica… trentatrè”. Eccola: Strada Statale 33, appunto!!

Meno male che oggi il cielo è bello aperto e si sta illuminando di sole: davano neve, ma qui pare non c’abbiano azzeccato! Tra uno sguardo ai monti e… molti altri agli ostacoli terrestri, nei pressi di Domodossola, l’occhio scorge anche due grosse volpi che a pochi metri dalla strada, nella spoglia vegetazione invernale sottostante, corrono e si rincorrono con infinita tenerezza, come in uno dei migliori e più dolci cartoni animati di Walt Disney!

Alè! Ci siamo: finalmente lasciamo la strada degli orrori e imbocchiamo la SS 659 che, ancora per una cinquantina di km, ricchi di paesaggi mozzafiato e di borghi antichi e caratteristici, ci porterà a destinazione. Siamo in territorio Walser, una antica popolazione di origine germanica che abita e ancora oggi parla la propria lingua nelle regioni alpine attorno al massiccio del Monte Rosa.

In realtà, a ritroso, cioè dal basso verso l’alto, stiamo seguendo il corso del fiume Toce che qui la fa da padrone: prima di inabissarsi nel Lago Maggiore, coi suoi diversi livelli, dà infatti vita a tre valli differenti: la Val d’Ossola (più in basso) la Valle Antigorio (in mezzo) e infine la Val Formazza, dove nasce a circa 1800 m di quota.

E nella ‘valle di mezzo’, si incontra Crodo, la cittadina resa importante per l’acqua minerale, famosa almeno sino agli anni ’80: “Acqua Crodo Liesel, Un sorso di salute” recitava la pubblicità di quegli anni. E oggi, chi la sente più? Che fine hanno fatto le doti terapeutiche di quell’acqua purissima che, dal tempo delle Crociate, ha curato generazioni di persone?!! Vuoi vedere che il business e la finanza sanano meglio dei sali minerali e degli oligoelementi??? Meno male che è tornato in voga almeno il mitico Crodino, che a metà del ‘900, nacque proprio lì: l’aperitivo biondo dal successo mondiale, che nessun’altra ditta aveva ancora escogitato, e che ancora oggi vediamo in TV con uno degli spot più simpatici di questi tempi!

A Baceno, però, più su, una sosta è quasi d’obbligo non solo perché è il primo comune italiano che inizia alfabeticamente con la lettera “B”, ma per la “pausa caffè”. Eppure… non me ne vogliano i locali ristoratori, questa volta mi son lasciato risucchiare dal negozietto di Alimentari della Sig.ra Anna Minoletti, che sta nell’angolo di una piazzetta centrale, sulla via Roma, al nr. 61, quasi nascosto, ma che ti propone prodotti locali come una sorta di bresaola del posto, o un formaggio tipico, o un pane ripieno di frutta secca e di miele… di fronte ai quali non c’è cappuccio e brioche che tenga!

E riprendiamo la via… altre curve, una galleria a spirale, altre salite, altre frazioni… finalmente appare la passerella sulla cascata che per lo più è ancora ghiacciata e ricoperta di neve. Avanti ancora un pezzetto e… ci siamo!! La piccola frazione di Riale è gremita di gente e di Club sportivi: si stanno svolgendo delle gare di sci di fondo e una frotta di ragazzetti si dimena sulle piste…

RIALE
L passerella che porta al belvedere della cascata

I miei passeggeri scalpitano pure loro e, in quattro e quattr’otto partono per la loro camminata verso il Rif. Maria Luisa e il lago di Toggia… Non mi resta che tornare alla famosa cascata, dove un albergo chiuso offre un parcheggio ampio e libero per il mio automezzo. Il sole splende e riverbera sulla neve che, pur non troppo abbondante, copre tutto quanto attorno creando una corona di luce. Foto di rito… telefonate di rito e… pensiero di rito: “Ma io, in moto, oggi, ci sarei venuto sino qui?? No, no! Mica rischiare la pelle…”

La giornata è ancora lunga davanti: mi cambio anch’io e, scarponi ai piedi, decido di fare quattro passi: superando nuovamente la frazione di Riale e camminando sul sentiero innevato, raggiungo la diga del lago Morasco. Mi perdo… non in senso fisico, ma estatico: pur col cielo che si fa grigio e cupo per le nuvole (che arrivano, ahimé, puntuali come previsto), me ne sto lì, da solo, sul bordo del lago, ad ammirare il paesaggio e ad ascoltare il silenzio, rotto soltanto dalle bolle che, risalendo dal fondo del bacino, esplodono, soffocando sotto la lastra di ghiaccio che ancora ricopre tutto il lago…

È sempre più freddo, è sempre più grigio, comincia a nevischiare… “Mi sa che me ne torno al pullman!”. Con la suola che “cigola” perché si sta staccando (anche gli scarponi non son più come quelli di una volta, indistruttibili…), raggiungo nuovamente la strada e, tra le macchine che iniziano a rientrare, ad un certo punto, un rombo particolare raggiunge le mie orecchie. Che si drizzano, come tutti i miei sensi!! “Cos’è ‘sta roba???!!!… ‘Azz… due motociclisti!!!! Cosa ci fanno qui???!! Ma se sta nevicando??!!”

A velocità ridotta, pò-pò-pò-pò-pò-pò-po’…….. mi passano davanti gli occhi!! Alzo le braccia e li saluto, coi pollici alti, in segno di vittoria!! Mi guardano, da dentro ai loro caschi incassati tra le spalle e, con un cenno del capo e un sorriso dagli occhi, rispondono al mio dimenarmi per loro! Sono l’unico, credo, a notarli e fare loro una tale accoglienza!!

L’emozione mi sale vertiginosa: una KTM e una moto che, nella foga di godermi quello spettacolo, al colpo non riconosco! “Ma come sono vestiti? E che guanti hanno? E che gomme avranno??”… una miriade di pensieri mi si frastagliano per la testa! La pressione mi sale a duecento, il cuore in gola, la testa che non si controlla più… non so che fare, mentre le domande inibiscono ogni mia razionale reazione: “Ma sono già quasi le due del pomeriggio!! Da dove arrivano?? Ma… torneranno indietro o si fermano qui per la notte?? Insomma… sono solo pazzi o anche suicidi?? Cavoli!! Devo riuscire a incontrarli!!! Voglio parlare con loro e sapere chi sono e cosa ci fanno qui!!”

Mi catapulto al pullman, rinuncio a mangiare anche se mi gira la testa dopo la camminata di tre ore e, sudato e trapelato, riparto in quarta verso il parcheggio superiore: oltre quello, la strada finisce! Continuo a guardare la stretta via: “Se li vedo passare, giuro, metto il mezzo di traverso, così li fermo – penso addirittura – non voglio farmeli scappare!!”

Goduria delle godurie, le loro moto sono parcheggiate in cima, a bordo strada! Ecco svelato subito il primo dei misteri: una stupenda KTM 1190 150 cv Power e una favolosa Aprilia Caponord ETV 1000. “Cavoli, che motorazze!! Ma… loro… dove sono??”

Come un avvoltoio famelico volteggio attorno alla preda… come un lupo famelico, giro e rigiro, chiedendo informazioni ai ristoratori e negozianti limitrofi: “Avete visto due motociclisti?”… Macché… nessuna traccia…. Svaniti nel nulla!! “Ma dove saranno? E se si fermano a dormire, chi li becca più??”

Ne approfitto per riprendere con alcune foto quei cavalli da battaglia: in mancanza di dialogo, cerco intanto le mie risposte almeno da tutto ciò che è a vista!! Inizio dalle gomme: la KTM monta delle Pirelli Scorpion Rally STR, l’Aprilia delle Metzeler Karoo 3. ed entrambe montano delle coprimanopole della OJ. Finito!! Di particolare, non c’è più niente: restano le due moto, bellissime entrambe nella loro nudità originale. Toh, tutt’al più, sui bauletti della GIVI, sono appiccicati gli adesivi del Col de l’Iseran e della Bonette sulla Caponord (mi mancano!), mentre sulla Kappona – con mio stupore – quelli del Passo sul Colle del Lautaret e sul Colle del Galibier (fatti!!)…

riale

Ma dove cavolo sono finiti?? Qui nevica sempre più forte!!”. Io che (sotto) mi son rimesso le scarpe che si stanno inzuppando nella neve e (sopra) mi sto ricoprendo dei fiocchi che scendono dal cielo, a tratti e a morsi sto divorando i due panini, senza neanche gustarmeli come meriterebbero, fantastici seppur ghiacciati come sono (loro), infreddolito e nervoso come sono (io)!! Ma non riesco a distrarmi! Continuamente scruto l’orizzonte affannosamente, guardando attorno in tutte le direzioni, girando testa e sguardo come un periscopio… Non mi allontano dal raggio visivo delle due moto!

A un certo punto… rischio! Entro nel ristorante e chiedo nuovamente: “Ma.. due motociclisti coi loro caschi, non li avete visti? – No, nessun motociclista”!! Prendo anche un caffè, ma sono sempre più sulle spine: non mi va di rassegnarmi! E quando esco…

Brum-brum-brum-brum-brum…”Vacca boia! Sono loro!!” Corro giù dagli scalini innevati!! ‘Fermiiiii!!! Non andate via! Non scappate’, grido dentro di me!!

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Il frontale della Caponord dal design ancora attuale

Ciao ragazzi!! Finalmente! Ma dove eravate? Vi stavo cercando…” col fiatone, li becco e, davanti ai loro occhi stupiti, mi presento: “Sono Marco – Anch’io sono Marco, ciao!… E io sono Mattia, piacere”. Mattia è quello del KTM, e anche se la sua sella è alta, lui è uno spilungone più di me, e col suo casco modulare aperto, pare ancora più alto. Marco, è… di statura normale (dobbiamo sempre dire così, noi alti, per non essere fraintesi) ed è sua, quindi, la Caponord con la sua sella, più bella, più accogliente ma comunque… più bassa!

Cavoli, ragazzi, ma cosa ci fate qui??!… Dunque, non vi fermate?! …Da dove venite? – Veniamo dalla provincia di Novara. – E… quanti chilometri? – Saranno cento chilometri, dice Marco. Anche 150!” corregge subito Mattia.

Ma a che ora siete partiti, scusate, per essere arrivati così tardi? – Siamo partiti a mezzogiorno. – A mezzogiorno???!! Ma non sapevate che davano neve? – E come no?! Siamo partiti per questo!! E ride sereno…

Porca miseria!! Ma dovete prepararvi per l’Agnellotreffen?? – No, in realtà ci stiamo allenando per andare all’Elefantentreffen

Urca!! E magari dormirete anche in tenda nella neve… – No, andremo in albergo. Non abbiamo molto tempo per via degli impegni, quindi partiremo alle quattro del sabato mattina e passeremo solo un giorno lassù. Poi, la domenica, viaggeremo per rientrare

E quindi, l’abbigliamento che avete indosso è quello tecnico… – Sì, proprio così, volevamo testarlo. È un abbigliamento a 4 strati. Speriamo che funzioni anche lassù… e Marco ride sereno! Lui indossa un completo della Macna, mentre Mattia viaggia “in” Dainese.

E i guanti??” Mattia mi mostra i suoi guanti Level Biomex grossi come guantoni da boxe! “Sono quelli col riscaldamento elettrico? – No, ho solo questi e le coprimanopole, ma metterò anche dei paramani per proteggermi di più dall’aria perché se fa tanto freddo, sulle lunghe percorrenze si sente comunque. Lui invece ha anche i sottoguanti! È un tipo raffinato… e ride, scherzando del compagno. – , risponde Marco, però io ho le manopole riscaldabili, che dentro alle coprimanopole, fanno la differenza! – Ma come… e tu, sul Kappa, non le hai?! – No, erano optional… – Ma scusa, con quello che costa una KTM, non riescono a mettere le manopole riscaldabili di serie??!…

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Marco e Mattia, i nuovi amici di Gambardella in posa con le moto

I fiocchi si fanno sempre più grossi e fitti. Non mi va di trattenerli ancora, preoccupandomi del loro ritorno. Anche perché l’è un bel problema, e non voglio mettere questi ragazzi nei casini: in Italia, tra leggi e controleggi, alla fin fine, SE NEVICA, NON PUOI USARE CICLOMOTORI NE’ MOTOCICLI, NEMMENO SE HAI I PNEUMATICI INVERNALI!!

Qualche riferimento?? Beh, semplice… (Da In Sella, In moto con la neve: regole di circolazione del Codice della Strada, 10 gennaio 2017 – pubblicato on-line)

Codice della Strada art. 6, comma 4, lettera e.

E poi ancora: Direttiva del Ministero del Trasporti del 16 gennaio 2013, che volendo apre ai Comuni la possibilità di applicare il Codice della Strada, art. 7, comma 1.

E poi ancora Circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. prot. 1049 del 17 gennaio 2014.

E poi ancora Circolare dello stesso Ministero del 27 maggio 2016 (n. 12424-DIV3-C) che si riferisce a quella più datata n. 103 del 1995…

Cazzius… a confronto, la Selva Oscura di Dante Alighieri era un sentierino di campagna

Siamo in Italia! Tante parole, che hanno il solito gusto della indigesta brodaglia… certo: ma per la sicurezza, Santo Cielo, siamo tutti d’accordo che sulla neve è già difficile andarci in auto… figuriamoci in moto: ci vorrebbero oltretutto un buon cervello, un ottimo equilibrio, e tanto fegato. E sicuramente, onde evitare ulteriori costi gestionali statali per incidenti con ferimenti, rotture o morte di persone, piuttosto che mettere a repentaglio la vita delle stesse (comprese quelle del Soccorso stradale!), è più facile tagliare la testa al toro: quando nevica, non si circola in moto. Punto e basta.

Io stesso sono in forte imbarazzo, di fronte a questa rigida presa di posizione prudenziale: ma perché è rigida, non perché sia prudenziale! Se infatti da un lato la trovo ragionevole, dall’altro mi chiedo però come mai allora proprio la bacchettona Germania non abbia di queste limitazioni, al punto che da anni vi si svolge una manifestazione invernale come l’Elefantentreffen, che richiama prodi motociclisti da ogni parte d’Europa?!

È vero che notiamo sempre meno responsabilità nella gente, che si crede capace di affrontare tutto come i super eroi (ringraziamo il cinema e oramai poco i fumetti!), ma di sicuro, ad una tale manifestazione non vi parteciperanno coloro che già a ottobre chiudono l’assicurazione! Chi ci va è perché è attrezzato di tutto punto, pronto ad ogni eventualità e soprattutto accorto, allenato e abituato a certe condizioni climatiche!

Se la mettiamo sulla prudenza, cosa non si dovrebbe allora impedire?? Ai montanari di andare in montagna, ai sub di andare in acqua, alla massaia di usare elettrodomestici, anche al vecchietto di andare in bicicletta, perché è pericoloso… Insomma, ai figli di nascere, agli uomini di crescere!!!

Pensavo proprio in questo tempo: e la Red Bull, allora, che non debba essere seriamente perseguita  per le sue manifestazioni con prove sempre più al limite delle leggi della natura?? riprese poi da una Rai Sport (emanazione televisiva di uno Stato che si preoccupa tanto della salute e della integrità psico-fisica dei suoi cittadini con leggi prudenziali e restrittive) mi mandi in onda questi filmati come intermezzo tra i programmi sportivi più sani e salutari… non è forse una altrettanto forte contraddizione?? Lo Stato nega con la legge, ma poi proprina sotto forma di pubblicità o di passatempo quello che vieta. È ridicolo! Ed è soprattutto molto preoccupante: in che mani siamo????!!!

Assurdo controsenso. Insostenibile compromesso! Disgustoso atteggiamento che vale ancor di più per il gioco d’azzardo: la gente finisce sul lastrico, mette le proprie famiglie in ginocchio o si toglie la vita per la disperazione di aver perso tutto… ma chissenefrega: quello che conta è che con le miriadi di slot machines e di giochi on-line, le casse dello Stato si possano rimpinguare e si rimpinguino sempre di più…

Perché le slot machines non sono VIETATE SEMPRE E OVUNQUE ??? Eppure, le persone davanti alle slot, sono maggiori, e in numero esponenziale, di quelle che vanno in motocicletta, specialmente in inverno, e ancor più quando nevica!!!

Con la neve, in moto, non ci vai! Capito? Piuttosto vai alla slot, che al bar c’è caldo e non prendi freddo!” Parola di “mamma Italia”! Questo non è uno Stato; questa è solo abominevole, cieca e bieca ingordigia.

Insomma… numerosi altri pensieri mi frullano in testa benché, tra il tempo che scorre, il freddo, la neve e i due che devono partire, non sia questo il momento di pensarci. Adesso, è solo il momento magico della foto ricordo dei due eroi e… subito in sella. Per quel pò di neve che c’è sotto le ruote, i due, di fatto, faticano un pò a smuovere le moto, avanti e indietro, per riuscire a spostarle! Un po’ di gas, la ruota tassellata che addirittura inizialmente pattina un po’ e, una volta sull’asfalto, via!!

Ciao!! Auguroni!! Buona strada!!!”… Lo sguardo li segue finché può.

Cervello, equilibrio e fegato. In una parola: coraggio! Ecco cos’hanno in abbondanza e umilmente dimostrano questi bravi ragazzi, Marco e Mattia. Due ragazzi simpatici e in gamba che andranno sino all’Elefantentreffen in Germania, ma che hanno già dimostrato che a Riale, cioè a rià lè” ad arrivare lì, come si direbbe nel mio dialetto – si può!

PS Non ho il coraggio di appesantire ulteriormente il racconto con un finale tragico, ma devo mettere almeno in nota anche questo: di rientro sulla SS33, nel primo buio della notte calante, nel fascio di luce dei fari, uno spettacolo pietoso si è presentato davanti ai nostri occhi: la volpe più grande vista il mattino, grossa come un cane di grosse dimensioni, giaceva stesa a terra in mezzo alla prima corsia, mentre la seconda tentava disperatamente di raggiungerla dal bordo strada, impossibilitata a soccorrerla per il traffico di rientro della giornata festiva. Proprio come nei più tragici cartoni animati di Walt Disney, ma questa volta la povera volpe era vera ed è morta ammazzata veramente. E forse anche alla seconda non sarà andata meglio…

Vorrei fare allora un ulteriore appunto e rivolgere una domanda, se non un’accusa formale: ma come è possibile che su una strada così importante e veloce non ci siano nemmeno delle adeguate (o adeguatamente riparate, qualora ci fossero) PROTEZIONI e RECINZIONI? E se, oltretutto, a prenderla in pieno, fossero stati Marco o Mattia in moto… a terra, non avremmo trovato anche loro????

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