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Stampa 3D e moto: arriva “Nera” e sconvolge tutti.

“Nera”. La stampa in 3D è “storia vecchia” quando si parla di moto. In Ducati, ad esempio, da esattamente vent’anni questa tecnica viene utilizzata per effettuare le prove che compongono la fase di prototipazione. Vent’anni di lavori rapidi, realistici ed economici.

Nera
La stampa in 3D è molto diffusa anche nel settore motociclistico: Ducati, Kawasaki, Suzuki solo per citare le case più importanti che fanno uso di questa tecnologia

Ancora più sviluppati, anche se da meno tempo, i colleghi di Kawasaki: la divisione prototipi ha due tipi di stampante 3D – dicono gli ingegneri di Akashi – usa la tecnologia SLA (ovvero Stereolitografia, una tecnica che permette di realizzare con delle resine liquide singoli oggetti tridimensionali a partire direttamente da dati digitali elaborati da un software), l’altra invece la FDM (ovvero la Fused Deposition Modeling, che fonde in modo additivo strati di materiale, come resine o metalli, per dare forma a un oggetto). La differenza tra le due è che la stampante SLA crea superfici più lisce, mentre la FDM ha una maggiore durezza e resistenza al calore. Viene usata la prima per controllare il design dei pezzi, la seconda per le prove funzionali. In Suzuki, dove la stampa in 3D è usata abitualmente da 7 anni, la tecnologia viene usata nello sviluppo non solo di parti esterne, ma anche di design complessi in tre dimensioni.

Non disdegnano l’idea di stampare, un domani, perfino i telai delle moto. In Husqvarna, dove credono così tanto alla tecnologia che il prototipo di Svartpilen e Vitpilen era stato realizzato in 3D, i designer preferiscono far convivere l’aspetto digitale della progettazione con quello analogico: “È ancora presto per dire addio al clay, la manualità dell’uomo ancora oggi ha grandi vantaggi”.

Un pesce d’aprile marchiato BMW Motorrad, invece, ha tenuto per alcune ore il mondo moto col fiato sospeso questo aprile: l’ufficio stampa della casa bavarese ha emesso un comunicato secondo il quale a breve i partner BMW sarebbero stati in grado di stampare alcuni componenti di difficile reperimento, che in genere non vengono tenuti a magazzino, o addirittura per parti più basiche e di dimensioni ridotte sarebbe stato possibile direttamente per l’utente finale grazie ad una stampante integrata nel bauletto posteriore. Un pesce d’aprile, come dicevamo, ma che a breve potrebbe essere realtà (nella fattispecie lo scenario della creazione presso i partner appositamente attrezzati) riducendo se non i costi quantomeno i tempi di attesa dei ricambi.

Nera

Nera, invece, è l’idea di quella che sarà una moto (quasi) completamente stampata. Quella che avrà tra le gambe l’utente finale, non il prototipo per i test. E così tolto il powertrain e l’impianto elettrico tutto è frutto della stampa a strati: cerchi, carene, telaio e perfino gli pneumatici. Si compone di 15 pezzi laminati che una volta uniti danno forma a qualcosa di futuristico non tanto per l’aspetto, quanto per il concetto che i limiti delle lavorazioni “standard” sono superati. Diventano quindi fattibili forme particolari, magari più aerodinamiche ma che con altri tipi di processi sarebbero state costose da produrre in serie, ma diventa soprattutto possibile abbandonare l’idea di moto come la abbiamo oggi per passare a qualcosa che potrebbe rivoluzionare il modo di concepire il trasporto.

Nera
Nera, la prima moto interamente realizzata con stampanti 3D

Un esempio? Nera non è dotata di sospensioni. Al loro posto ci sono delle strutture elastiche che opportunamente posizionate e dimensionate (ad esempio sotto la sella) consentono di assorbire buche ed asperità. Tutto questo a vantaggio di una produzione quanto più possibile interna allo stabilimento di stampa e assemblaggio, rivolgendosi a produttori specializzati – quello delle batterie, ad esempio – solamente per i componenti che non è proprio possibile stampare (con la tecnologia di oggi, almeno).

Nera è stata prodotta da NOWLab, il reparto ricerca e sviluppo di BigRep (colosso della stampa in 3D), ed è nata da un’idea di Marco Mattia Criistofori e Maximiliam Sedlak. Non risultano ad oggi disponibili dati tecnici né il prezzo, si evince solamente dalle immagini rilasciate che il motore sarà del tipo integrato nel mozzo ruota e le batterie saranno integrate nella carenatura.

C’è bisogno di idee giovani che possano portare la mobilità elettrica quanto più vicino possibile al nostro quotidiano, e questa sembra essere una delle migliori al servizio della mobilità a corto raggio. Un forte in bocca al lupo a NOWLab ed a Marco Mattia e Maximiliam.

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