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Repubblica: un tempo, fucina di giornalisti, oggi …

Martedì 9 maggio, in abbinata, il quotidiano Repubblica aveva un dossier moto! Che bello, ci siamo detti in redazione! Ogni occasione che, con competenza e professionalità, promuove il mondo MOTO, è benvenuta. Noi siamo lettori del “Corriere”, ma, molto curiosi, abbiamo comprato il quotidiano e l’allegato, perché, dai grandi professionisti, c’è sempre da imparare.

Che delusione! L’editoriale titola un roboante “boom di vendite”! Le vendite consolidate del primo quadrimestre 2017 sono inferiori al pari periodo dello scorso anno, con un mercato che ad Aprile ha segnato un -9,5 % di immatricolato (questi dati sono stati resi di pubblico dominio il 2 Maggio dalla Motorizzazione), mentre il giornalista di Repubblica era fermo ai dati di Gennaio, un mese che godeva di una coda di moto vendute a Dicembre 2016 e immatricolate in gennaio per inerzia degli uffici addetti alla registrazione.

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L’editoriale e il sommario dell’inserto MOTO di Repubblica

 

Sicuramente all’interno di Repubblica interessa solo Politica ed Economia, comparti che portano quattrini, però, se i giornalisti di Repubblica non sono interessati alla moto, al direttore Mauro chiediamo di non far fare certi pezzi ai suoi pubblicitari, interessati solo a mercati in crescita per dragare pubblicità.

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Lo speciale MOTO dedica una pagina allo scooter Vespa, icona del made in Italy. Una sentenza incontrovertibile, ma chi acquista uno speciale dedicato alle moto è poco interessato agli scooter, anche ai più blasonati.

Leggiamo l’editoriale e scopriamo che il giornalista conferma le tendenze di boom, ma non ha chiaro bene cosa sia la moto e cosa lo scooter o i ciclomotori perchè parla di Vespa e di Ciao: il primo uno scooter, il secondo un ciclomotore. Un omaggio, non richiesto, dovuto all’amicizia in affari che lega l’editore di Repubblica De Benedetti al patron di Piaggio.

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Sullo speciale moto una pagina dedicata agli scooter Piaggio, uno degli omaggi dell’editore di Repubblica alla Piaggio

Andiamo avanti e scopriamo che le moto da pista italiane sono solo Aprilia! E … Ducati, che da sola produce almeno 2/3 della produzione nazionale di moto e che, unica italiana, riesce a salire sul podio?

Non va meno bene quando si decide di affrontare il mercato europeo, è agli atti che il primo produttore europeo di moto sia KTM, “che ha peraltro sostenuto il giornale con una pagina pubblicitaria”; per il giornalista che cura l’allegato di Repubblica il produttore di riferimento per lui è BMW! Per lui le moto sono solo quelle di grossa cilindrata  ma i numeri ci dicono che almeno fino a quando non saranno a regime le linee che sfornano le BMW serie G realizzate in India con la TVS, molto difficilmente il colosso bavarese potrà scalzare KTM (che le moto le produce in India da anni con il socio Bajaji).

Ma addirittura nell’allegato non si dice che (news economica) a Ingolstadt, stufi di un’azienda che non fa profitti, nonostante le economie di scala con AUDI, abbiano venduto la DUCATI agli indiani, con la scusa ufficiale di far cassa per pagare la multa rifilata al Gruppo tedesco dall’authority americana sulle emissioni di gas nocivi“ … dieselgate.

Lo scollamento dalla realtà si evidenzia ancor più leggendo l’articolo che riporta che “tutto va bene, che il socio è molto contento, entusiasta”. Se in AUDI fossero entusiasti di DUCATI per i ricchi profitti, l’azienda bolognese non sarebbe stata messa in vendita anche perché col ricavato non pagherebbero se non in piccolissima parte  la multa miliardaria degli americani a WV.

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Forse l’autore intendeva New Delhi (invece di new Deal): sono sempre più concrete le voci di una prossima cessione ad un gruppo Indiano di quello che è il primo produttore di motociclette in Italia

La cessione sarà a favore di uno dei big indiani, Hero o Echer. L’india è il mercato del futuro, le produzioni sono enormi, e la strada più veloce per le aziende del subcontinente indiano è acquisire storia e tecnologia, come ha fatto recentemente Mahindra che ha acquistato la divisione scooter di Peugeot. Fonti vicine alle banche ci dicono che se l’aggiudicherà Eicher, il colosso indiano dei camion, che, nell’anno fiscale chiuso ad Aprile 2017, con il più antico marchio di moto al mondo ancora in attività Royal Enfield ha prodotto 650.000 moto (quasi tutte per il mercato del subcontinente e di livello premium), mentre Hero ne ha costruite ben 7.000.000 (per darvi una idea delle dimensioni, il gruppo KTM – compresi i marchi satellite – ne  ha prodotte solo  230.000)”.

Il messaggio che vorremmo dare a tutti: scrivete quello che volete, ma esiste una regola nel giornalismo: le FONTI vanno sempre verificate anche quando si affrontano “sottomercati” come quello delle due ruote a motore.

 

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