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Motospia

QUATTRO GIORNI IN TOSCANA

Il viaggio di un respiro… unico al mondo!

Sogno la Toscana, percorrendo il tragitto “Monfalcone – Peschiera del Garda” per l’ultimo di una serie di intensi giorni lavorativi. Di colpo… sbotto: “Meno male che domani parto in moto!” E mi sorprendo da me stesso. “No – penso –, non voglio fuggire! Sono solo fortunato ad avere una moto e potermene andare qualche giorno lontano, in tutta libertà”.

Ecco come nasce questo viaggio, in preda al meteo, lungo un itinerario solo timidamente abbozzato tra Toscana, Umbria o Liguria, con l’unica logica di inforcare tante belle strade, piene di dolci curve e ameni declivi, dentro a paesaggi estasianti, surreali, incontro a città e posti incantati, ripieni di splendidi tesori.
Mi chiedo: non è forse così che dovrebbe nascere ogni viaggio, non per isolarsi dagli altri, ma anche sempre con il nobile compito di vivere e godere delle bellezze della Terra (e della vita) in nome e per conto di chi, questa possibilità, non ce l’ha né mai ce l’avrà?!

Toscana prima tappa : Bergamo – Pisa

L’appuntamento è per l’una al Monte Abetone. Il mio amico Stefano che, col suo Transalp 650 terza serie, viene da dove mantovano, veronese ed rovigino si fondono nell’Alto Polesine, ha meno strada da fare e può partire solo in tarda mattinata.

Come al solito, scelgo di non prendere l’autostrada, ben sapendo che sarò più lento …e che sono lento!! Ma è l’ora del riscatto: la mia nuova Yamaha XT1200Z ed io, dobbiamo diventare una cosa sola! Preciso: non ho “ansie da prestazioni”, ma vorrei che le mie “prestazioni” in moto mi procurassero sempre meno “ansie”, specie con ‘sta motorona che, pur di seconda mano, ho pagato un botto e mi deve durare a lungo. Visto poi che vogliamo viaggiare parecchio assieme (io e lei: io da …Super e lei da… Ténéré; ecco perché si dice indifferentemente il o la Super Ténéré), mi ci vogliono più sintonia e scioltezza, più decisione e sicurezza: questi giorni saranno ideali per lavorarci entrambe ai fianchi!!

Per prima cosa, punto allora su Parma, scaldandomi su un percorso già noto, fatto di piatti rettilinei e infinite rotonde: passerò finalmente dal mio amico Paolo della Pneusline a mostrargli la mia nuova moto!

Con grande sorpresa, noto che stanno rifacendo o hanno già terminato molti tratti d’asfalto di bergamasca, cremonese e parmense, e tantissime buche sono sparite!! Che abbiano sentito tutti gli improperi di questi anni (non sarò stato di sicuro l’unico a lanciarli!)?!
“Era ora, Signori! Quanti incidenti e/o danni a terzi – vostri cittadini – avete sulla coscienza?? E chissà poi perché proprio adesso, tutti quanti e così in tanti sul territorio nazionale, in contemporanea, dopo anni di insolente inerzia, di colpo avete trovato tutti ‘sti soldi per fare tutti ‘sti interventi?!”…

Vabbé, non è il caso di fare le solite critiche che, tanto, risultano sempre inutili. Piuttosto, visto che lavorano, ringraziamo il Cielo che qualcuno si è dato finalmente una mossa.
Persino su un lunghissimo ponte sul Po i lavori sono avanzati, lasciando un moderno e temibile autovelox ancora puntato ai 30 all’ora (NB: difficilissimi da rispettare, specie in moto!) in un tratto dove oramai si è tornati a viaggiare già nei due sensi di marcia. “Che sia per rimpinguarsi ancora un po’ le tasche,sempre a spese dei soliti fessi contribuenti di turno?…” (….Ops, dicevo: niente critiche, oggi, per favore!!)

Da Parma, dove una simpatica barista mi regala una scritta sul cappuccino che è tutta un auspicio (Biker: almeno da fermo, con il completo da motociclista ed il casco in mano, faccio bella figura!), con la tangenziale Sud riparto bello carico, puntando per Monticelli Terme e inforcando di seguito Montecchio Emilia, Bibbiano, Montecavolo e via dicendo: il paesaggio e la strada sono già belli e rilassanti. Meritano! Poi, da Casalgrande, facendo di necessità virtù, torno a viaggiare per superstrade sino a Maranello: il tempo del resto corre più veloce di me e solo alle 12:30, a 220 km esatti da casa, tra Ferrari gialle e rosse, attacco l’ultima settantina di km: “Anche se ce la metto tutta… non sarò mai in orario”!

La passione per i motori della Motor Valley inizia già qui, Bar Caffetteria l’Intervallo, presso la Galleria Crocetta in Via Emilia Ovest, Parma

Fortuna: la strada inizia salendo bella larga almeno sino a Pavullo nel Frignano, per poi restringersi e diventare più interessante, in uno scenario montano: il mio habitat preferito, dove maggiormente mi si aprono i polmoni e si rianima il respiro!

Come non l’avessi saputo (ma lo temevo dalla partenza), al Passo del Monte Abetone ci arrivo alle due! Come due sono i soggetti ad attendermi da più di un’ora: il mio amico Stefano… e la sua grande pazienza nei miei confronti! Non per niente mi conosce bene: mi ero pure fermato per qualche foto!

Dopo uno spuntino necessario, si riparte: è bello viaggiare così, perché non avendo una meta precisa, non si ha nemmeno fretta. Ma non per questo è il caso di perdere tempo! Decidiamo di tenere la prima tappa ipotizzata: Vinci. 80 km… e siamo da Leonardo! Finalmente conoscerò questo luogo significativo che ancora non ho mai visitato. La ricorrenza è oltretutto straordinaria: il 2019 è il 500° anniversario della sua morte!

Dai 1388 mt dell’Abetone, la strada scende bellissima, ravvivata e impreziosita dai colori dell’autunno nascente. “Sarà che questa volta riesco ad andare più forte del mio amico, ora che ho il doppio della cilindrata e controlli elettronici di supporto?” Macché!! I tanti anni che ha vissuto sulle Ande peruviane, girando con una motoretta dalle spesso lisce sulle strade bianche a servizio delle comunità più isolate e povere, me lo tengono incollato davanti! Che poi, secondo me, già quei bordini intonsi della mia gomma posteriore, alla sosta precedente, mi avevano annunciato che malgrado i miei sforzi e il mio impegno, devo ancora progredire nel lasciarmi andare con più fiducia sulle curve di ogni tipo…

In località La Lima, deviamo a sinistra sulla SR66 che piomba su Pistoia con dei curvoni bellissimi, purtroppo occupati da un traffico che, proprio sul più bello, ci costringe ad avanzare in coda, lentissimamente! Ritrovata la giusta direzione (non è facile orientarsi coi cartelli stradali in Italia!), attraversiamo la piana di Pistoia con la SP9 che ci porterà, tra Casalguidi e Quarrata, ad affrontare la collina sul retro della quale sorge Vinci. La strada è bellissima, specie per noi motociclisti, lo si vede da Google: tutta curve salendo sino a San Baronto e tutta curve sin giù a Lamporecchio, da dove si gira a sinistra per Vinci.

Vinci. Dagli studi di Leonardo di ieri alla tecnologia di oggi. Il confronto suscita riverenza e stupore per la strada percorsa in cinquecento anni di storia

Che poi Vinci Vinci, proprio non è… Per trovare la casa natale di Leonardo, bisogna risalire qualche chilometro sino ad Anchiano. Che emozione vedere quella casa e, guardandosi attorno, immaginare cosa possa aver aiutato la mente del Genio ad aprirsi, svilupparsi ed esplodere in maniera così unica ed iperbolica!
Poco sotto, nella Villa del Ferrale, è allestita un’altra interessantissima esposizione, con la riproduzione di alcuni dei capolavori di Leonardo disposti secondo un cammino che evidenzia l’evoluzione dell’Artista dal punto di vista pittorico e spirituale. Stupiscono gli studi relativi all’ottica e alla profondità del campo visivo, ma anche l’altrettanto vertiginosa profondità che muoveva Leonardo nel ritrarre persone o soggetti religiosi, andando molto al di là della superficiale apparenza: “Farai le figure in tale atto, il quale sia sofficiente a dimostrare quello che la figura ha ne l’animo; altrimenti la tua arte non sia laudabile”.

Sul far della sera, optiamo per Pisa quale meta straordinaria e finale della nostra prima giornata: la SGC (Strada Grande Comunicazione) FI-PI-LI (Firenze – Pisa – Livorno) ci porterà per 56 km (piatti e minati da autovelox ben segnalati) a Piazza dei Miracoli. Che poi in realtà è Piazza del Duomo. Ma siccome sarebbe uno scempio anche solo pensare “…Ci sono già stato, la conosco!”, come tanti altri luoghi d’Italia, tale piazza in particolare l’ha soprannominata bene Gabriele d’Annunzio nel 1910: è un miracolo che non può che stupire ogni volta! Se poi ci si arriva di sera, quando non c’è più gente in giro, e te la godi tutta da solo… anche il cuore batte più forte e il respiro si fa più profondo!

Toscana seconda tappa : Pisa – Città di Castello

Senza un itinerario preciso anche il meteo sale in sella con noi, diventando passeggero esigente e condizionante, nel bene e… nel bagnato! Attaccati ai telefonini per carpire i movimenti delle nuvole nelle prossime ore, iniziamo a muoverci dal comodissimo B&B “La Sicilia a tavola” per rivisitare e rimirare i monumenti della piazza forse più unica al mondo! (NB: per quanto faccia specie ritrovare la Sicilia a Pisa, questo ristorante che fa anche da B&B offre talmente ottimi prezzi, ottima cucina e ottima posizione che lo consiglio a tutti i motociclisti e turisti di passaggio).

Col vento che dal mare respinge le nuvole verso l’entroterra, il cielo si apre nuovamente e il sole torna a splendere e asciugare dalla pioggia notturna e mattutina proprio le strade che abbiamo intenzione di percorrere. Verso le undici risaliamo allora in sella. Io ho una voglia che mi preme da svariati anni: puntare su Volterra per addentrarsi nella macchia mediterranea lungo la strada che si attorciglia fino a Larderello e poi perdersi girovagando nei borghi limitrofi. Eppure, ad un certo punto, con la città murata che spicca sulla collina di fronte a noi, scegliamo di svoltare a sinistra per raggiungere San Gimignano. Può parere una banalità, questo dettaglio, ma in queste terre, ad ogni incrocio, scegliere la direzione da prendere è una lotta interiore molto serrata, tanti e tanti sono i posti belli e incantevoli che si potrebbero raggiungere e visitare!

Affrontiamo quindi una strada che non conoscevo, pure molto bella, così bella da non far rimpiangere quella appena lasciata, e ci ritroviamo nel mezzo di una terra che sembra un velluto dalle tante sfumature marroni, sovrastata da un cielo a tratti blu scuro, a tratti grigio chiaro che ricorda i colori della mia moto! La immortalo allora, la mia Yanaha XT1200Z Super Ténéré, in una ennesima posa dove sembra fare da anello di congiunzione tra cielo e terra, espressione dei sogni e delle attese che spingono gli Uomini a non fermarsi mai e andare sempre oltre, insaziabili ricercatori dell’Infinito quali sono…

Ed è così che, volando sulle schiene di colline incantate, tra boschi di querce e poderi curatissimi, arriviamo alla città dalle cento torri: San Gimignano, un altro angolo d’Italia unico al mondo!

San Gimignano, un angolo d’Italia unico al mondo

Cento si dice, ma forse erano solo settantadue! Beh, alla faccia! Mica poche, comunque, visto che risalgono all’anno Mille!! Oggi ne rimangono 14 ma, sorpresa delle sorprese, sarà il Duomo della città a rubare i nostri cuori: bellissimo e affrescato in ogni dove, con la cappella dedicata alla ragazzetta più santa della città, Santa Fina! Grazie alla audioguida riuscitissima, per soli quattro onestissimi “euri”, ci si regala una spiegazione di 40 minuti ben fatta sulla sua storia e l’architettura, nonché sui numerosi episodi raffigurati della Bibbia, che val la pena riascoltare ci ritenessimo pure, come me, dei…buoni cristiani.

“Scusi, per Siena.. da che parte conviene?” – “Prendete la Cassia per di qua e poi pigliate la Strada Regionale 222, passando da Castellina in Chianti: è la migliore. Anch’io, benché oggi sia in scooter, sono un motociclista, e la faccio sempre!”. C’aveva ragione il tizio: SR222, una serie goduriosa di curve che si srotolano in mezzo a una terra spettacolare, tutta pettinata a filari di viti e cipressi, con gli ulivi che, trafitti dai caldi raggi del sol calante, rendono argentato e persino… luccicante il paesaggio! Che meraviglia! Che respiro…

E attorno a Siena, altro profondo dilemma: visitiamo la città o tiriamo dritto? La nostra meta è Città di Castello perché al mio amico avevano regalato un pacchetto della Wonderbox, con la camera già pagata! Ma… un’altra volta, il sole sta scendendo! Ma… ci sono ancora 120 km! Ma… come sarà la strada? Ma… come si fa a non visitare Siena quando ci passi proprio sotto??!

Insomma, io davanti, lui dietro… ad un certo punto imbocco deciso l’entrata in città che sempre prendo coi pullman e punto il più sotto possibile con le moto: a piedi, saliamo veloci alla chiesa di Santa Caterina, Patrona d’Italia e compatrona d’Europa (ai giorni nostri, converrebbe farla anche patrona di Google Maps e ordigni similari!). Beh, deve averci ascoltato, perché, prima che il guardiano chiuda le porte, per pochi minuti riusciamo ad entrare nell’immensa Basilica, dedicata in realtà a San Domenico. Ad attenderci, non ne dubitiamo, c’è proprio Lei, questa grandissima donna: possiamo vederla nell’affresco in fondo alla chiesa (forse il ritratto veritiero, poiché opera del discepolo Andrea Vanni che la incontrò più volte di persona), e invocarla grazie alle sue reliquie…

Come i cavalli del palio, corriamo quindi sino a Piazza del Campo, invasa a quest’ora dalla luce di un tramonto mozzafiato! Uno spettacolo nello spettacolo: l’aria è densa, corposa, rossa come il fuoco, e inonda tutta la piazza, accendendo e scaldando gli animi dei presenti tanto quanto il palio accende gli spiriti delle Contrade e degli spettatori.

Ma non è finita: da ultimo, di gran passo saliamo al Duomo per ammirarne almeno la bellissima facciata e la caratteristica colorazione policroma delle pareti esterne.

È quasi buio quando risaltiamo in sella: oramai ci stiamo trasformando in audaci viaggiatori notturni. In realtà, siamo felicemente rassegnati all’idea di guidare anche col buio, perché stiamo vedendo cose bellissime, e la tratta notturna non fa che aumentare la ricchezza e la varietà di questo viaggio, il viaggio della libertà, il viaggio del respiro…

Poesia a parte, in albergo ci aspettano fino alle 21:30 dopo di che (dramma!) chiude il ristorante! Quindi: pedalare! La strada fortunatamente scorre per lo più veloce sino ad Arezzo… e anche dopo!! Fa freddo, c’è addirittura nebbiolina, attorno non si vede né si riconosce niente… ma arriviamo in tempo a destinazione con un effetto straordinario: passare dal buio pesto alle mura illuminate di Città di Castello, mi fa pensare al Natale! E in albergo l’accoglienza è davvero calorosa e familiare per questi motociclisti venuti da lontano e che tutti attendono con sincera premura! “Hotel Le Mura”: è più di un albergo, è un cuore che ti aspetta! Lo consiglio sicuramente!

Toscana terza tappa : Città di Castello – San Galgano

“E il terzo giorno…? – Saliremo a La Verna, poi Camaldoli, Vallombrosa, Reggello dov’è conservato il primo trittico di Andrea Masaccio. Vedrai: li inforchiamo tutti!!” …Sì! Alla faccia dei bei programmi: quella mattina, già che si voleva girar per santuari e monasteri famosi, a svegliarci c’è un’acqua della Madonna! “Ma porca miseria! Ieri il meteo dava sole in tutta la zona, e adesso c’è tempesta nera che peggiora ogni ora!! …facciamo così: prenderemo un po’ di pioggia, ma torniamo nuovamente ad ovest, pare si apra di là”.

Sperando smetta di piovere, a piedi visitiamo intanto il centro storico di Città di Castello che con Duomo, cripta e torre circolare, è bello pure quello! Dopo di chè, intabarrandoci nelle tute antipioggia, riprendiamo la strada della sera precedente per tornare sui nostri passi e cercare altre deliziose destinazioni.

E bisogna dirlo: pur sotto la pioggia, con la luce del giorno, è tutta un’altra cosa! Dopo pochi chilometri, noto per es. un pannello: siamo a Monterchi, e in un museo apposito si trova l’affresco di Piero della Francesca “La Madonna del parto”. Cercando in internet, scopro che proprio quello era il paese della madre di Pierino, e lui realizzò quest’opera dopo la visita al borgo in occasione del funerale della mamma!
E a me non impressiona sapere che in quel paese, dopo niente po’ po’ di meno che Piero della Francesca e sua mamma, ci son passato pure io??! “Eh già – penso: uno non può conoscere e sapere tutto, ma a girar con gli occhi aperti, si scopron sempre tante cose belle e straordinarie, anche senza diventar esperti!”

Senza fermarci, continuiamo la nostra corsa e in zona Palazzo del Pero ci inoltriamo verso Castiglion Fiorentino. Mamma mia che bella strada che si percorre! Certo, oggi è bagnata, e passando dentro ai boschi e con le pareti di roccia a lato, è meglio essere prudenti. Eppure, respirando a pieni polmoni in mezzo a questa natura, si capisce perché poi, a sorprenderci ad una rotonda, ci sia un monumento del tutto unico, dissonante rispetto al contesto tanto è moderno e particolare. Anzi, particolarissimo: una KTM che si impenna su una specie di duna, con un agile pilota a bordo, lo sguardo fisso lontano.

Mai vista una cosa simile!! Impossibile non parcheggiare le moto e andare a vederlo da vicino per toccare con mano e fare una foto con questo campione: Fabrizio Meoni, nativo di Castiglione e pluricampione nei rally enduristici, tra cui le Parigi-Dakar del 2001 e 2002. Finirà le sue corse in Mauritania nel 2005, in quella che doveva essere la sua ultima corsa e che sarà, purtroppo, proprio la sua ultima corsa…

Castiglion Fiorentino l’inusuale quanto evocativo monumento al compianto Fabrizio Meoni

“Ciao Fabrizio! Da lassù, proteggi anche tu quelli che amano la moto, anche se non girano forte la manopola e non volano alto come te!”

Soprattutto guardando il cielo, riprendiamo il percorso facendo tappa a Lucignano! “Eh no, qui mi devo fermare! Lo vedo sempre dall’autostrada, che si staglia sul cucuzzolo della collina: oggi lo voglio visitare!”. E col sole che torna a splendere in cielo, scopriamo anche questo antico paesello interessantissimo, dalla forma ovale: osservandola sulla cartina: “…sembra una Girella”, vien da esclamare!

Ancora umidi dal mattino, con la calma e la decisione di chi sa dove andare, riprendiamo la strada per la prossima tappa che sarà Bagno Vignoni. Beh… “decisione” è una parola grossa!! Cacchio! Da Lucignano alla inimitabile cittadina termale Google Maps fornisce almeno tre/quattro percorsi possibili, uno più bello dell’altro. Eppoi affianco ci sarebbe pure Chianciano Terme e tutta la Valle dell’Orcia, tanto per dire, tra quelle che già conosco e che mi hanno folgorato! Mamma mia!! C’è troppa roba, troppa roba!! In Italia dico, anche solo in Italia, c’è troppa roba per ignorarla e starsene sempre in città, magari rinchiusi il fine settimana dentro al centro commerciale sotto casa!! Ma come si fa…??!!

Fatto sta che, via Montepulciano, ci portiamo verso la meta prescelta. Ed è qui che, scorrendo verso San Quirico d’Orcia, si apre all’improvviso un altro scenario mozzafiato, che giustifica le tante piazzole di sosta a bordo strada: la piccola Cappella Madonna di Vitaleta si erge tra quattro cipressi sulla collina di fianco che abbiamo visto tutti in alcune delle scene del grandioso film “Il gladiatore”. 

Intanto però mi guardo e riguardo intorno “Certo che, penso, un senso pieno quell’acqua del mattino, ce l’ha”! Quando infatti torna il bel tempo, da queste parti, sei come violentato, quasi con gelido cinismo ed efferata crudezza, dalla purezza dei colori vivi e cristallini che la natura ti sprigiona addosso tutti d’un colpo! Ne resti schiacciato, perforato, trafitto, quasi oppresso, temendo di non avere abbastanza riserve e capacità sensoriali per incamerare tutta questa bellezza infinita! E il respiro ti si mozza in gola…

Bagno Vignoni! Finalmente ce l’abbiamo fatta! E ce l’ho fatta, perché quando venni guidando il pullman, non ebbi la possibilità di visitare quest’altra piazza… unica al mondo! Sì, perché come dice il nome, non è un borgo, ma un bagno! Un incredibile bagno termale per il quale tutta la piazza principale è una immensa vasca termale a cielo aperto, con le case attorno a far quasi solo da séparé! Incredibile! Ma chi mai avrà avuto questa idea??! Oggi rimango incantato, a bocca aperta, così come al pari nostro credo si rimanga a bocca aperta facendo merenda in uno dei barettini che si affacciano su questo grande spettacolo: tre pezzetti di dolce, senza caffè né bibite:15€! “Ma come?! C’hanno pure l’acqua calda gratis… Vabbé, quanto meno il parcheggio moto non è a pagamento”.

TOSCANA
Bagno Vignoni, una bellezza da… perderci la testa

Il tempo passa mentre il sole, calando, rende nuovamente il paesaggio tutt’intorno uno scenario da favola. Il cielo oramai si è aperto e regge. Rimontati in sella, i battiti del cuore però anziché rallentare, sazi per quanto sin qui già goduto, si rimettono invece ad accelerare, e il fiato s’accorcia cercando la strada da seguire per la prossima straordinaria tappa: l’Abbazia di San Galgano!

Per 70 km di curve e natura che basterebbero a se stesse, due indicazioni mi sono rimaste inchiodate in mente: da Buonconvento, prendere le SP34 e SP33! Per chi è capace c’è persino una opzione su strada bianca! Occhio solo all’autovelox fottutamente puntato ai 70 all’ora all’uscita dell’unico breve tratto di SS223 che si percorre in seguito, prima di deviare per l’ultima ed entusiasmante Strada Provinciale delle Pinete che porta sino all’Abbazia. Che strada!!

L’Abbazia di San Galgano rapisce talmente l’animo che ci si ritrova come sospesi fuori da tempo e spazio

Sempre da quella volta in pullman, ricordavo benissimo pure questa meravigliosa striscia di asfalto immersa negli alberi e non ho mai smesso di sognarla, volendola ripercorrere in moto per arrivare al galoppo sino a quest’altro concentrato di storia, arte e… fascino stra-affascinante: l’Eremo di Montesiepi, dove troneggia la famosa Spada nella roccia (mica è leggenda!! È un miracolo, dovuto allo straordinario gesto di fede del soldato Galgano il quale, pur di adorare la Croce di Cristo, conficcò la sua possente spada addirittura nella roccia affinché l’elsa che ne rimaneva fuori assumesse le sembianze della Croce piantata sul Golgota…) e affianco, poco sotto, l’Abbazia cistercense che porta il nome del Santo: l’Abbazia di San Galgano, resa unica da un altro fatto particolarissimo…

Sciagurato e disgraziato infatti sicuramente il Commendatario Girolamo Vitelli che nel 1550, dopo aver venduto i gioielli e chissà cos’altro, vendette pure il tetto in piombo della detta abbazia pur di far soldi! Eppure, è proprio vero: non tutti i mali vengono per nuocere. Oggi, proprio quel vuoto sovrastante la struttura, rimasta perfettamente a cielo aperto, ne incrementa soltanto l’indescrivibile splendore, rendendola uno dei complessi più unici e suggestivi di Toscana, aumentandone all’infinito… il senso dell’Infinito Mistero!

Mannaggia, mannaggia! Dopo cinque secoli, sciagurata però pure la biglietteria che chiudeva alle cinque, e disgraziati pure noi che, pur col gas più aperto del solito, siamo arrivati alle sei! “Dovrò assolutamente tornare per riuscire ad entrare finalmente anche qua dentro”! Ma il posto è così incantevole e affascinante, che siamo comunque stregati e rapiti in loco: non facciamo che girare e rigirare attorno, scattando foto in tutte le direzioni e angolature!! Cavolacci!! Col mio cellulare del piffero, non riesco ad imprigionare colori e vedute così come appaiono e si trasformano di istante in istante proprio a quest’ora davanti ai nostri occhi!! Lo spettacolo della sera e della notte che calano velocemente su questi resti (illuminati da fari ad hoc), non ha paragoni: lascia senza parole…

Oramai infreddoliti, stanchi e carichi di quest’altra strepitosa giornata, vorremmo fermarci nel vicino Resort, ma i 160€ richiesti per l’alloggio più economico e cena a parte, con tutto rispetto, non si accordano con le nostre economie per vitto e alloggio, che troviamo invece via Booking nella vicinissima Palazzetto dove albergo, ristorante, minimarket, bar, edicola e quant’altro fanno un tutt’uno! Oltre alla signora che serve a tavola, complimenti al simpatico e un po’ stagionato proprietario: gli mancano solo un’officina moto e la pompa di benzina e sarebbe perfetto! Ricordate, appunto: “Il Palazzetto”!

Toscana quarta tappa : San Galgano – rientro a casa… (sigh!)

Il cielo è terso al nostro risveglio, e la colazione buona nel bar de “Il Palazzetto”. Ben rifocillati e riposati, ripartiamo senza mezzi termini: causa meteo, ieri siamo rimasti più in basso del previsto. La parola d’ordine odierna è: risalire soltanto!
Ripassando davanti all’Abbazia che ora ha una luce ancora diversa, con la SP73bis seguiamo per Siena per poi, dopo una dondolante serpentina che da Frosini porta sino all’antica Colonna dei Montanari, svoltare per Colle Val d’Elsa.

Elsa. Ieri era l’elsa della spada, oggi dal ponte di Santa Giulia è il fiume Elsa: lo costeggiamo a lungo, lungo le sue sponde, cucendolo con continui passaggi da un lato all’altro. Ma che pace, che gioia … e poi…. in quest’altra spettacolare giornata di sole, c’è veramente da chiedersi se la gente, qui, non sia geneticamente modificata: il cuore non può non scoppiare altrimenti in un contesto così straordinario!

…Che pace, dicevo?! Che gioia?? Per la serie “Il Paradiso può attendere”, a Colle Val d’Elsa in un batter d’occhio mi spariscono tutti i sentimenti positivi che mi hanno animato sin qui: tutta colpa ancora delle segnalazioni stradali. “Non è possibile che se non hai un cavolo di navigatore attaccato tu debba perdere venti minuti prima di trovare il cartello che ti interessa, per una direzione per di più NON secondaria”!

“EMPOLI” appare infatti dopo una deviazione che mai e poi mai potresti immaginare di dover prendere, ben oltre uno svincolo dalla pendenza vietata ai mezzi pesanti. Pesanti come l’incazzatura solenne che mi prende per questa nostra parte d’Italia rovinata dal modus vivendi diventato la regola: tutto è detto, ci mancherebbe, ma mai nel momento giusto, così si lascia tutto e chiunque nell’incertezza. Tutto è detto, ma nulla è chiaro, così chi riesce fa quel cavolo che vuole e nessuno gli dice niente, e chi è beccato paga per tutti! Che schifo: a fronte di una storia meravigliosa che ha prodotto cose meravigliose, ecco l’odierna torbida mentalità e cultura italiana!
Meno male che poi le strade che percorriamo sono tutte veloci, recuperando il tempo inutilmente sciupato per l’assenza di un solo banalissimo cartello stradale!

Ripassiamo da Vinci, questa volta raggiungendo San Baronto dalla bellissima SP9, la strada del vino Chianti: passando poco sotto la casa di Leonardo, è ancora più zigzagante di quella fatta venendo! In così poco spazio… quanta meraviglia!!

Recuperiamo alla svelta anche la strada che da Pistoia sale all’Abetone: questa volta, percorriamo più veloci i veloci curvoni e in località La Lima, in prossimità dell’incrocio per Lucca, sosta pranzo al ristorante pizzeria “Grotta Azzurra”. Incredibile… mi accorgerò poi che è gestito da un “Gambardella”! La prossima volta, torno a presentarmi!

La salita al Passo dell’Abetone apre a scenari bucolici inaspettati

Salendo all’Abetone, un gruppo di motociclisti ci supera senza pietà… inutile resistere: a me, è già andata benissimo così in questi giorni! Ma con la mia mitica Yamaha Super Ténéré devo macinare ancora taaaaanti chilometri… e mica mi dispiace, l’idea!!!

Scendendo poi dal Passo, una interruzione ci costringe ad inerpicarci sulla montagna di destra, per poi ridiscendere alle porte di Pavullo nel Frignano. È vero che ho ancora tanta strada da fare, ma questa deviazione, anziché spazientire… ci incanta!! Pur sotto un cielo nuovamente grigio, risalire in montagna è come resettare tutto l’infinito quantitativo di dati accumulato nei giorni precedenti archiviandolo nella memoria e nel cuore, e prepararsi a ridiscendere nuovamente in pianura per riprendere la vita di tutti i giorni.

A Maranello con un veloce ma forte abbraccio, saluto e ringrazio di cuore il mio amico Stefano. Poi …conoscendomi, per vie “normali” mi dirigo verso Reggio Emilia e, risalendo, mi tolgo lo sfizio anche di un’altra sosta, per me inevitabile: a Brescello devo mostrare agli amici don Camillo e Peppone la mia nuova moto!! Oramai è sera, sono spompato ma non mollo: col sedere piatto e indolenzito, punto nel buio su Cremona e, sempre per campagne e rotonde, rientro tardi a casa, più soddisfatto ed estasiato che mai. Volevo respirare a fondo… sento i polmoni dilatati che quasi si smembrano, cristallizzati in tanti preziosi ed unici diamanti, uno per ogni meraviglia trovata lungo questo viaggio strepitoso.

E con grandissima sorpresa finale: domani sarò anche libero dal lavoro! Cosa ci sarà di meglio allora, dopo 1400 km percorsi in quattro giorni, che tornare subito in sella alla grande Yamaha XT1200Z Super Ténéré e puntare su Genova percorrendo, questa volta, in dolce compagnia della dolce compagna, tutta la Val Trebbia?? Altri 450 km di libidine! Andata e ritorno… per essere a cena con gli amici: se non mi addormento nel piatto, avrò molto da raccontare.

 

© 2020, MBEditore, riproduzione riservata.

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