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Motospia
proteggersi in moto

Paraschiena e airbag non sono abbastanza diffusi tra gli utenti delle due ruote nonostante sia provata la loro efficacia protettiva. In caso di incidente possono fare la differenza.

Tutti gli incidenti sono potenzialmente pericolosi, anche quelli che avvengono a bassa velocità. Si rischia maggiormente in sella alla moto perché si è più esposti ai pericoli della strada; ciò vale anche per scooter e ciclomotori perché i pericoli sono gli stessi, indipendentemente dalle prestazioni del veicolo.
Un incidente è grave quando il motociclista riporta lesioni gravi a causa dell’urto contro un ostacolo fisso e rigido o perché è investito, anche da fermo, da un veicolo in movimento. Meno protezioni il motociclista indossa, più è a rischio di gravi lesioni.
L’efficacia di paraschiena e airbag è stata oggetto di un studio dell’Istituto Superiore di Sanità svolto in collaborazione con la Polizia Stradale, eseguito su 2319 feriti in 2104 incidenti avvenuti su strade extraurbane. Lo studio ha rivelato che indossare paraschiena o airbag riduce il rischio di lesioni alla colonna vertebrale (- 40%) e di traumi gravi (- 60%).

L’airbag, com’è fatto
L’airbag per uso motociclistico è il risultato di notevoli progressi fatti nel corso del tempo dalle Case produttrici di abbigliamento tecnico per migliorare la sicurezza dei piloti. Inserito in un capo di abbigliamento protettivo, si gonfia automaticamente quando il pilota cade dalla moto, per proteggere le zone del corpo esposte a rischi di grave trauma.
È costituito da un sistema di accensione che riconosce le condizioni di emergenza e attiva l’airbag, e da un generatore che fornisce la giusta quantità di gas per gonfiare le tasche che poi proteggono il pilota.
Esistono due tipi di airbag: elettronico e meccanico. Differiscono dal modo in cui è rilevata la situazione di pericolo.
Il sistema meccanico controlla costantemente la posizione del pilota attraverso il cavo di attivazione fisico che il motociclista collega e scollega dalla moto.

Quando il pilota si allontana troppo dalla sella, il cavo aziona l’airbag.
Il sistema elettronico si attiva quando i valori di decelerazione, velocità e inclinazione provenienti da centraline elettroniche poste sulla moto o nel giubbotto, sono superiori a una certa soglia; i segnali corrispondenti sono inviati a un software che li elabora e decide in autonomia se è il caso di attivare l’airbag.
Abbiamo scelto due airbag, uno meccanico e uno elettronico, per spiegarvi come funzionano. Vi proponiamo anche terzo dispositivo di protezione che è un prototipo ancora in fase sperimentale: non fa parte di un capo di abbigliamento ma ha la stessa funzione.

Motoairbag®
È prodotto dalla D.P.I. Safety di Milano. È stato testato per oltre 1.500.000 km su percorsi urbani ed extra urbani, in climi freddi (circolo polare) e torridi (deserto).
È un capo di abbigliamento tecnico nel cui interno sono nascosti uno o due sistemi airbag. Si basa sulla tecnologia a esplosione fredda. È collegato alla moto attraverso un cavo di attivazione che controlla costantemente la posizione del motociclista. Si collega ogni volta che si usa il motoveicolo, come avviene per la cintura di sicurezza.
In caso di incidente, non appena il pilota si allontana troppo dalla sella (più di 40 centimetri), il cavo di attivazione raggiunge la sua massima estensione, si sgancia e attiva il sistema airbag. L’airbag si gonfia in 80 millisecondi e protegge diverse zone vitali del corpo. Se il motociclista scende dalla moto senza scollegare il cavo, il sistema non si attiva perché l’attivazione richiede una forza superiore a 10 chilogrammi. Il sistema è sempre attivo: è sufficiente montare sulla sella la speciale cinghia in dotazione dove poi collegare il cavo di attivazione. Non occorre manutenzione e può essere ricaricato in pochi minuti dal motociclista dopo una verifica della check list. Può essere utilizzato anche per la guida in piedi sulle strade sterrate. Ha un volume di protezione fino a 25 litri, e non occorre adottare anche un protettore rigido. È certificato EN1621/4.

Il sistema Tech-AirTM
È l’airbag prodotto da Alpinestars e certificato CE, categoria II, secondo la direttiva europea PPE 686/89/EEC versione EN1621-4:2013. Funziona in modo indipendente senza la necessità di installare sensori sulla moto e senza essere collegato al veicolo. In caso di incidente copre la schiena, le spalle, la zona dei reni, il torace e la parte superiore dell’addome. È incorporato in un gilet staccabile in mesh traspirante che si applica all’interno di una giacca compatibile. È in grado di rilevare un impatto fra i 30 e i 60 millisecondi (secondo il tipo di incidente) e una volta innescato, la sacca del Tech-AirTMStreet si gonfia in 25 millisecondi. Le cartucce di Argon per il gonfiaggio sono certificate CE standard ISO 14451.
La centralina elettronica Airbag Control Unit (ACU), omologata ECE R10 04, gestisce un sofisticato algoritmo che rileva l’impatto attraverso quattro sensori situati vicino al corpo del pilota (zona spalle) e attiva il gonfiaggio dell’airbag prima che il pilota colpisca un ostacolo. Grazie al software di analisi, l’algoritmo rileva il pericolo anche in situazioni di perdita del controllo e in condizioni di guida in fuoristrada non impegnativo. È protetta da un involucro resistente e sigillato che la rende completamente impermeabile ed è incorporata in un paraschiena, realizzato con un polimero resistente, leggero ed ergonomico, certificato per funzionare tra -10°C e 50°C. Il sistema Tech-AirTM è alimentato da batterie agli ioni di litio integrate e certificate per oltre 25 ore di uso continuato: un’ora di carica garantisce sei ore operative. Il sistema si attiva chiudendo la cerniera.
Il gilet con paraschiena e centralina elettronica sono riutilizzabili (salvo danni irreparabili).

Il parere degli esperti
Abbiamo chiesto a tre motociclisti doc come si proteggono.

proteggersi in moto
Marco Guidarini

Marco GUIDARINI, medico traumatologo, pilota e istruttore di guida:
«I dispositivi di sicurezza fanno la differenza in caso di incidente. Consiglio di indossare il motoairbag quando si gira in pista e, a maggior ragione, su strada. Il motoairbag migliora la sicurezza ed è più protettivo del paraschiena in caso di impatto contro ostacoli infrastrutturali (ad esempio, marciapiedi e paletti metallici) o altri veicoli. Ricordo che, in caso di scivolata, in pista le protezioni possono lavorare al 100% (e stupiscono per come proteggono anche a velocità elevate) mentre sulle strade, a causa della presenza di ostacoli, possono essere non completamente efficaci (spesso proteggono meno del 30%) con conseguenze serie in caso di urto anche alla velocità di 40 km l’ora (11 metri il secondo)».

proteggersi in moto
Carlo Linetti

Carlo LINETTI, ingegnere progettista di componenti elettrici e elettronici per la moto e vicepresidente di COBO Group, motociclista:
«Il paraschiena protegge un’area molto più limitata e con una capacità di resistenza all’impatto molto inferiore. Tipicamente il collo e la parte anteriore della cassa toracica non sono coperte. L’airbag invece oltre a proteggere un’area molto più ampia, è in grado di “assorbire” e distribuire la forza dell’impatto in modo molto più consistente aumentando il livello di sicurezza di svariate volte.
La differenza sostanziale fra airbag ad attivazione meccanica ed elettronica (stand alone) sta nel fatto che nel primo caso l’attivazione avviene attraverso un cavo vincolato alla moto, mentre nel secondo caso vi sono integrati nel giubbino una serie di sensori inerziali e di posizionamento che “riconoscono” la decelerazione ad esempio. La differenza a livello tecnico è evidente: a parte il tempo di attivazione che su quello elettronico è inferiore, è chiaro che se per qualunque motivo il cavo non riesce a estendersi completamente in caso di impatti il sistema non si attiva, mentre nel secondo caso per assurdo potrebbe attivarsi anche in caso di “non impatto” se la decelerazione fosse particolarmente consistente.
Quelli ad attivazione meccanica sono più economici, pratici e leggeri, ma il mio personale giudizio comunque è a favore di quelli stand alone».

proteggersi in moto
Marco Anghileri

Marco ANGHILERI, ingegnere e docente del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano, motociclista di lungo corso ed esperienza:
«Agli airbag preferisco le protezioni rigide, in particolare il paraschiena, perché non richiedono l’attivazione per cui sono immediatamente disponibili, non hanno necessità di manutenzione e di algoritmi di attivazione, e proteggono indipendentemente dai tempi e dalla modalità di caduta».

AirBagForBike, un rivoluzionario sistema di sicurezza?
È un prototipo in fase preliminare (in attesa di brevetto).
Integrato nella sella della motocicletta, si basa su una tecnologia elettromagnetica intelligente, in grado di percepire quando la motocicletta è coinvolta in un incidente.

Funziona innestando la cintura appena il corpo del pilota si stacca dalla sella e lo avvolge in un bozzolo per evitare lesioni da impatto. Si disinnesta automaticamente quando il pilota ha parcheggiato la moto e spento il motore. È progettato per essere meno invadente rispetto a una cintura di sicurezza per auto. È inserito sotto la sella della moto. Quando il pilota sale sulla moto, chiude la cintura e gira la chiave dell’avviamento, si attiva il circuito, e il sistema è pronto per essere operativo. Quando il pilota si ferma, gira la chiave nel quadro per spegnere la moto, il sistema si disattiva e il pilota può aprire la cintura. Per ovvii motivi il sistema non prevede la presenza del passeggero. In caso di incidente, la sella viene espulsa con il pilota e l’airbag forma rapidamente il bozzolo protettivo.
Il prototipo è ancora in fase sperimentale e deve affrontare alcune sfide: ad esempio il controllo dei parametri di crash, soffocamento, claustrofobia e il suo disinnesto dopo l’incidente. Sono studi che richiedono notevoli finanziamenti: è per tale motivo che i suoi ideatori stanno cercando il sostegno dei motociclisti?

 

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