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Motospia

Quando pensiamo alle aziende e alle persone che hanno fatto la storia del motociclismo moderno, pensiamo sempre al Nord Italia o alla Romagna. La storia insegna che, in passato, anche in una terra da sempre in difficoltà come la calabria, si producevano motociclette.

Parliamo della OMC, Officine Meccaniche Calabresi, nate attorno agli anni 20 del 1900 e fallita 10 anni dopo.

Verso la fine del diciannovesimo secolo, il piccolo agglomerato di Gerace Marina stava vivendo un momento di slancio industriale, grazie alla realizzazione della ferrovia Jonica, che metteva in comunicazione il territorio con il nord Italia, e alla fondazione della Banca Popolare del Circondario di Gerace.

L’ingegnere calabrese Vincenzo Bruzzese decise di intraprendere una colossale attività industriale, atta a rilanciare l’economia della zona, ancora dipendente dal settore agricolo.

Decise di portare in Calabria alcuni operai metalmeccanici torinesi e creare in loco una produzione metalmeccanica. La OMC venne fondata ufficialmente nel 1924, iniziando a produrre bulloneria. L’esperienza di Vincenzo Bruzzese e dei suoi dipendenti portarono ad avere un prodotto qualitativamente molto interessante, attirando clienti dall’estero.

La fabbrica contava 200 dipendenti dopo solo 6 anni. Il modo di concepire il lavoro di Bruzzese lo portò a costruire uno spazio dedicato al dopolavoro, dove i dipendenti potessero svagarsi e rilassarsi. Tra gli operai nel reparto produttivo si contavano una quarantina di donne, cosa che creò molto clamore.

Nello stesso anno ricevettero l’autorizzazione da parte del Genio Militare di fornire materiale per la Marina di Taranto, per le ferrovie e, in caso di guerra, dovevano essere in grado di produrre motori aeronautici.
Bruzzese, forte di questi riconoscimenti, decide di provare a produrre qualcosa di più complesso, come una motocicletta. Per la progettazione, si affidò a Giovanni e Emilio Ladetto.

Il risultato dopo un anno di anno di lavoro fu la OMC 175: un mezzo dal rapporto qualità-prezzo vantaggioso con alcune caratteristiche tecniche molto interessanti, quali cambio in blocco, meccanica smontabile dai carter laterali, albero a camme scomponibile a mille righe, intercapedine per il passaggio dell’olio all’interno del carter ( senza tubicini esterni). L’anno seguente, 12 moto OMC aprirono la sfilata dei centauri su via dell’Impero, durante le celebrazioni per il decennale della Marcia su Roma.

Uno delle poche targhette della OMC salvate dal dimenticatoio

La mente creativa di Bruzzese era già proiettata ai nuovi motori da 250 e 500 cc (mai prodotti), alla creazione di un elicottero e ad un propulsore aeronautico, progetto approvato e supportato economicamente dallo Stato.

Purtroppo, pochi anni dopo Vincenzo Bruzzese venne accusato di un ammanco di diversi milioni di lire, che aveva causato il fallimento della Banca Popolare di Gerace. L’industriale fu arrestato e condannato in brevissimo tempo; la OMC dovette dichiarare fallimento dopo poche settimane. Il curatore fallimentare che curò tutta la pratica smembrò completamente l’azienda e lasciò che tutta la documentazione della OMC venisse dispersa o distrutta.

L’unica OMC sopravvissuta al declino

Ad oggi, l’unica testimonianza rimasta sono le foto storiche ed una sola OMC 175 Sport, con impianto elettrico. Nella sua brevissima storia, sono state prodotte in totale solo 250 motociclette.

Sull’arresto di Bruzzese ci sono sempre stati dei misteri: secondo alcuni, il suo arresto fu  orchestrato dai latifondisti e agrari della zona che volevano il monopolio della manodopera a basso prezzo. Ciò non toglie che, anche questa volta, il nostro Belpaese ha messo la parola fine ad una bellissima storia fatta di genio e di innovazione.

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