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Marchi premium: Triumph vende meglio di BMW e Ducati nella crisi Fra i tre marchi premium, Triumph è quella che ha perso meno nel 2020

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Nei primi otto mesi del 2020 le vendite globali di Triumph sono scese dell’8,1%. BMW ha perso oltre il 15%, Ducati invece è oltre il 18%. 

Nel mercato moto si combattono diverse battaglie. Non tutte le Case si rivolgono alle stesse fasce di consumatori. Per ognuna di loro è molto importante guardare cosa succede nel mercato di competenza per misurare in modo preciso le proprie performance. Una delle fasce di riferimento del mercato, ad esempio, è quella delle moto cosiddette “premium”. È il mercato, in poche parole, dove si danno battaglia i marchi più prestigiosi. Quelli con più storia e quelli per i quali i clienti sono disposti a pagare di più. Ebbene, nei primo otto mesi del 2020 fra i tre marchi “premium” di riferimento (lasciando da parte Harley Davidson della cui crisi profonda trattiamo ormai da tempo), quello che ha performato meglio in termini percentuali è stata la Triumph.

Da gennaio ad agosto, infatti, la Casa inglese ha venduto nel mondo oltre 41.000 moto, per una perdita rispetto allo stesso periodo del 2019 dell’8,1%. Per Triumph Le regioni più penalizzate nelle vendite 2020 al momento sono l’area ASEAN (mercati asiatici) e Latam (mercati latino/americani) con perdite superiori al 20%. Invece in Nord America ed Europa le perdite sono contenute in cifra singola e in Europa stanno velocemente recuperando. Nel dettaglio, vanno a rilento le vendite in Gran Bretagna (-17,1%), Spagna, Portogallo e Grecia. Dati positivi invece per Svizzera, Germania, Svezia, Polonia. Le vendite globali per il 2020 sono attualmente previste a 56.000, in calo di circa il 5%. Che sarebbe un risultato eccellente nelle circostanze attuali!

BMW: Vendite globali in calo di oltre il 15% nei primi otto mesi 2020. Crollo in Nord America e India.

Marchio premium per eccellenza, e forte di una crescita costante negli ultimi otto anni, BMW ha pagato finora un grosso tributo alla crisi innescata dalla pandemia. Le vendite globali di BMW Motorrad nei primi otto mesi del 2020 sono state infatti di 110.644 unità, in calo del 15,1%. Un dato positivo se si guarda al -17,8% del primo trimestre e il -23,2% del secondo trimestre. Ma ora è difficile immaginare che BMW possa contenere la perdita totale del 2020 sul 2019 sotto il 10%. Quindi si allontana il record delle 200.000 moto che BMW sperava di ottenere nel giro di uno o due anni prima che scoppiasse la pandemia. Guardando ai singoli mercati, finora nel 2020 BMW ha riportato un crollo di vendite (-38,3%) nel Nord America (Stati Uniti, Canada e Messico) e in India (-47,4%). In   tutte le altre regioni l’attuale perdita è contenuta tra il 10 e il 15 per cento. Ad esempio, sui mercati latino americani le vendite sono in calo del 14,5%, mentre in Europa del 10,2%.

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Nel dettaglio, per BMW in Europa quattro paesi penalizzano i risultati: Italia, Regno Unito, Spagna e Grecia. Invece le vendite sono positive in Irlanda, Svezia, Slovenia e Ungheria. Le vendite globali per il 2020 sono attualmente previste a 157.000, in calo di poco più del 10%.

Ducati è quella che ha perso più di tutte fra i marchi premium: -18,2% nei primi otto mesi.

Da inizio anno ad agosto le vendite Ducati sono state di 33.864 (-18,2%), in recupero dopo il -17,7% e il -27,3% riportati rispettivamente nel primo e secondo trimestre dell’anno. Con questo ritmo, la Casa di Borgo Panigale dovrebbe raggiungere una quota di circa 47.500 moto vendute in tutto il 2020. In calo quindi di circa il 10% rispetto alle oltre 53.000 moto vendute nel 2019. Rispetto agli altri marchi premium, Ducati al momento sembra essere penalizzata soprattutto dalla sua scarsa penetrazione nella regione del Sud Est Asiatico, attualmente la meno colpita dalla crisi.

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Notevole invece l’aumento registrato con le vendite in Russia (in crescita del 45,9%) e in Ucraina (a +45,9%). Quote percentuali che fanno impressione, ma si tratta di mercati che assorbono ben poche unità, quindi il loro peso assoluto è irrilevante. Moderate le perdite in Nord America, mentre l’India scende del 61% e il Giappone del 19,8%.

Le vendite in Europa sono diminuite del 18,2% con pesanti perdite in Spagna, Regno Unito, Italia e Austria.

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