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I LAVORATORI DI DUCATI MOTOR SI MOBILITANO: BASTA CON LE MORTI SUL LAVORO!

La sicurezza sul lavoro deve avere la priorità assoluta. Gli incidenti non sono fatalità ma l’esito di una diffusa mancanza della cultura della prevenzione e del rispetto delle norme di sicurezza

 

Nei primi 10 mesi del 2017 l’Inail ha ricevuto 534 mila denunce di infortuni sul lavoro di cui 864 con esito mortale, pari a un aumento del 5% di morti sul lavoro, con 2000 incidenti in più rispetto al 2016. Sono gli infortuni denunciati, ma a quanto ammontano quelli non denunciati considerando che nel nostro Paese esistono oltre 3,3 milioni di lavoratori non regolari (dato Censis-Confcooperative 2018)?

Sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, messa a dura prova dall’aumento e dall’utilizzo sfrenato del lavoro precario, da appalti e sub-appalti e dall’estensione degli orari di lavoro oltre i limiti di legge, la FIOM bolognese ha organizzato in Ducati Motor un workshop sulla condivisione degli interventi del Gruppo Audi-Vw (di cui fanno parte Ducati Motor, Automobili Lamborghini e Audi-Ingostaldt) per migliorare gli ambienti di lavoro, l’ergonomia delle postazioni, la formazione e l’informazione dei lavoratori, ed evitare il rischio di emarginazione dei lavoratori più anziani.

Recentemente i lavoratori di Ducati Motor e di Automobili Lamborghini si sono riuniti in assemblea per riflettere sulle recenti morti sul lavoro e decidere quali iniziative avviare per sensibilizzare sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Hanno così dichiarato: «Diciamo anche oggi come tante altre volte “basta con le morti sul lavoro!” ma siamo anche consapevoli che dirlo non basta se la cultura della prevenzione non si affermerà concretamente. Per questo chiediamo azioni concrete, incominciando dal rafforzamento degli organi di vigilanza, ma anche più formazione e più investimenti per la salvaguardia dei lavoratori per impedire, una volta per tutte, che sul lavoro si perda la vita».

La legge sulla sicurezza del lavoro

È il Testo Unico di Sicurezza sul lavoro D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, arricchito da alcuni provvedimenti successivi tra cui il D.M. 23 maggio 2016 n. 183 che avvia l’informatizzazione delle procedure in materia di salute e sicurezza sul lavoro e reca le regole tecniche per la realizzazione e il funzionamento del SINP;
il D.M. 12 luglio 2016 che modifica gli allegati 3A (Cartella Sanitaria e di rischio) e 3B (Informazioni sui dati aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria) del Testo Unico; il D.Lgs. 1° agosto 2016, n. 159 – Attuazione della direttiva 2013/35/UE in tema di esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dai campi elettromagnetici e dei nuovi Interpelli emanati dalla Commissione Ministeriale fino a ottobre 2016.

Nonostante sia una buona legge e sia in calo il numero dei posti di lavoro, le morti sul lavoro sono in aumento: ciò significa che le leggi non sono applicate e che non si vigila abbastanza sulla sicurezza dei lavoratori.

Non bastano buone leggi se poi rimangono sulla carta!

Occorrono risorse per applicare leggi e vigilanza!

Le risorse devono essere trovate!

Norme oscure e incomprensibili, come quelle emanate da questa legislatura, rendono ostica anche ai datori di lavoro la disciplina sulla sicurezza (ad es.: la legge sul ‘lavoro agile’ che si svolge in parte all’interno dell’impresa, in parte fuori), e dimostrano che sono state redatte da incompetenti o da chi vuole renderle astruse consapevolmente.

Le imprese di motoveicoli e gli infortuni sul lavoro

In Italia, tra metallurgia, fabbricazione di prodotti in metallo, apparecchiature elettriche, elettroniche, macchinari, autoveicoli e altri mezzi di trasporto, esistono 157mila imprese, in flessione dell’1,5% rispetto alle circa 160mila del 2016. Il maggiore settore è quello della fabbricazione di prodotti in metallo con 95.746 attività (-1,1%), seguito da quello della fabbricazione di macchinari con 27.790 (-2,1%).

Un quarto delle imprese italiane (40.432) si trova in Lombardia e in particolare a Milano (11.870), a Torino (8.303) e Brescia (7.468). Oltre 4mila hanno sede a Roma, Vicenza, Bergamo, Napoli e Bologna.

Le imprese di motoveicoli ammontano a 382 (392 nel 2016), quasi un terzo del totale (121 attività) in Lombardia, in Emilia Romagna (87) e nel Veneto (46). Il maggior numero si concentra a Bologna (42), a Milano (29) e a Brescia (26) (dati Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati registro imprese al III trim. 2017). Queste imprese contano circa 20mila dipendenti diretti, 5mila punti vendita, un fatturato di 5 miliardi di euro, e una produzione di 2.3 milioni di biciclette e 300mila motocicli. Il commercio delle due ruote, compresi componenti, accessori e indotto, dà lavoro a circa 60mila persone (dati Confindustria-Ancma 2017).

Gli infortuni nelle imprese di motoveicoli

Secondo la FIOM di Bologna, le norme di sicurezza per le lavorazioni nel settore motociclistico sono riconducibili alle pericolosità delle lavorazioni su macchine utensili (lavorazioni meccaniche) e alle pericolosità del montaggio (montaggio motore e assemblaggio veicolo).

Nel 2016, gli operai infortunati nella fabbricazione dei veicoli non a 4 ruote sono stati 1.561 (grafico 1), quelli infortunati nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e nella riparazione di auto e motoveicoli sono stati 37.705 (grafico 2). Il maggior numero dei casi si è registrato in Lombardia (feriti 3.805, morti 5), Emilia Romagna (feriti 2.421, morti 3) e Veneto (2.588 feriti, morti 3) seguono Piemonte (1.603 feriti) e Toscana (1.046 feriti) (dati Inail 2017).

Le nostre considerazioni

Il primo responsabile della propria sicurezza è il lavoratore: ha il diritto di svolgere la propria mansione in sicurezza, e il dovere di rispettare le norme che tutelano la sua incolumità. L’utilizzo di occhiali, maschera, caschetto o scarpe protettive non sono sinonimo di debolezza, com’è mentalità diffusa ad esempio nel mondo operaio del precariato e delle piccole aziende (fenomeno definito “machismo” che mina la sicurezza dei lavoratori) a partire dal datore di lavoro che promuove quest’assurda mentalità senza assumersene la responsabilità. E’ una cultura vile, subdola e antica, fondata sul velato ricatto del posto di lavoro e fatta di ironie e di piccoli ma espliciti gesti di sopportazione nei confronti di chi si vuole tutelare dai rischi del lavoro. È una cultura capace di diffondersi a macchia d’olio perché al datore di lavoro interessa un lavoro rapido e svolto da persone in grado di anteporre l’interesse della “squadra” al proprio. Datori di lavoro con questa mentalità vanno individuati e puniti!

I datori di lavoro hanno l’obbligo di fornire (e assicurarsi che sia utilizzato) tutto il necessario affinché i propri dipendenti lavorino in sicurezza. A tal proposito le leggi devono essere più chiare, e devono essere fatte rispettare!

Occorre formare e potenziare il personale addetto ai controlli e fornirgli i mezzi per svolgere il proprio compito quindi … più risorse alla sicurezza!

I controlli devono essere mirati a obiettivi importanti, individuati in base alle caratteristiche delle aree geografiche in cui sono inserite le imprese.

Le perizie devono essere eseguite da tecnici preparati e senza conflitti di interesse.

Giudici specializzati e processi più rapidi evitano la prescrizione del reato e contrastano la diffusione del senso di impunità tra chi non rispetta le regole.

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