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IL COVID NON VA IN MOTO, MA NESSUNO LO SA

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Giuseppe Irrera, che avete cominciato a conoscere su motospia.it con gli itinerari campani, non è solo un motociclista/giornalista appassionato, ma anche un operatore ospedaliero che in questi giorni sta affrontando assieme ai suoi colleghi l’emergenza Covid. La vignetta apparsa sui social lo ha ispirato….

Se sei alla staccata della tua vita, a pochi cm dalla coda dell’altra moto, devi anzitutto sapere cosa stai facendo e poi devi essere lucido, affilato come un’arma, perchè in certi casi, il margine di errore, semplicemente non è previsto. Dopo dieci mesi di consigli contrastanti e regole discutibili, l’obbligo della mascherina sotto il casco scolpisce sul granito la scarsa competenza e la poca lucidità del sistema Italia, sull’argomento delle due ruote.

Covid. Negli ultimi mesi, noi italiani in sella abbiamo visto più cambi di programma e colpi di scena di un film d’azione. Già nei primi giorni di lockdown, siti ed istituzioni consigliavano di non usare mezzi a due ruote, perchè in caso di incidente, c’era il rischio di finire in un ospedale affollato ed infetto. Poco dopo, contrordine: ANCMA invita tutti a salire in sella, perchè moto e scooter sono anti-Covid. I media si allineano, l’argomento della passione per le moto comincia a crescere e mentre gli addetti piangono disperati l’azzeramento delle vendite, il pubblico silenziosamente si convince. Alla fine del blocco, gli italiani piombano nelle concessionarie come barbari, segnando un impressionante +41% ad Agosto e +30% a Settembre ed oggi basta andare un pò in giro, per vedere intere mandrie di motociclisti e scooteristi alle primissime armi, come una scuola guida di massa.

Sulla faccia di tutti questi nuovi amici, ovviamente, c’è la mascherina.

Facciamo una premessa: la mascherina chirurgica non serve ad evitare il Covid. Come dice il nome, questi dispositivi sono stati inventati per i chirurghi e non per i pazienti, quindi fermano i microrganismi in uscita, non in entrata. Per questo la mascherina celeste vale esattamente come una di cotone fatta in casa, un bandana davanti alla faccia, un sottocasco alzato sulla bocca o un casco integrale.

Ora però, la solita legge per le moto scritta da automobilisti, prescrive l’obbligo di usarla anche sotto il casco. A questo punto, amici lettori, il discorso si fa pericoloso e forse addirittura illegale: per ovvie ragioni di sicurezza, le norme di utilizzo dei caschi proibiscono la presenza di oggetti all’interno, tranne gli occhiali da vista. Evidentemente nessuno a Palazzo Chigi, deve aver pensato che le mascherine hanno un segmento di alluminio ad un cm dagli occhi. Il secondo errore di inesperienza dei legislatori, è che se indossiamo un casco integrale o un modulare chiuso, davanti al viso non c’è spazio per ospitare la mascherina mentre, nei caschi aperti c’è il rischio che il vento la sposti davanti agli occhi.

Non ci vuole Burioni ….

Ora noi capiamo le necessità della salute pubblica, ma come possiamo contagiarci da qualcuno che ci sorpassa in moto, restando vicino per pochi decimi di secondo, sempre in movimento e ad una distanza mai minore di un metro e mezzo, anche due? Non ci vuole Burioni, per capire che le possibilità siano molto vicine allo zero.

Ritorna l’autocertificazione….

Le notizie intanto si rincorrono e pare che stia per uscire un nuovo Decreto, con limitazioni durissime agli spostamenti. A dettare la linea è l’istrionico De Luca, governatore della Campania, che ha già sigillato le “sue” province, ma il Governo potrebbe andare oltre, isolando le regioni e limitando gli spostamenti non indispensabili, con una quarta edizione della ormai mitica autocertificazione (che è già in vigore in Lombardia, Lazio, Campania e che potete scaricare qui).

Un labirinto di regole, controsensi ed inversioni di marcia, che crea confusione tra il pubblico e non fa bene ai motociclisti. In Belgio, anche in pieno lockdown, nessuno ha mai pensato di fermare le moto, che potevano circolare tranquillamente e senza nessuna mascherina nel casco.

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