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GUIDATE IN PACE (e i motopirla solo in pista!)

Nel mio continuo viaggio verso una meta che non so’ nemmeno io dove sia.. cerco sempre di riportare le ossa tutte integre, anche nel viaggio di ritorno verso casa, ma sono sempre attento a studiare la fauna motociclistica che incontro, soprattutto nel week end.

Gli stranieri li riconosci subito, e li puoi anche scambiare per i pochi rari motociclisti realmente appassionati che girano per l’italia: abbigliamento completo dalle scarpe ai pantaloni, alla giacca, al casco, ai guanti: utilizzano abbigliamento dedicato al motociclista dove tutto e’ studiato per dare il massimo comfort ma anche la massima protezione. Gli stranieri sono quasi sempre impeccabili.. e chiaramente il motopensatore italico spesso ti dice: “ma se devo mettermi tutta questa roba per andare in moto meglio andare in auto”

Io dico “motopensatore italico, ti sbagli di grosso”.

 

Il mercato dell’abbigliamento si e’ evoluto e i moderni completi da moto in tessuti tecnici sono comodissimi, molto più di quanto non sia l’abbigliamento del motociclista della domenica perché sono fatti e studiati per la moto, mentre le scarpe basse Nike sono per il passeggio, con quelle ai piedi cambiare marcia sara’ più difficile, senza pensare ai danni che ci si potrebbe procurare al piede\caviglia in caso anche di una banalissima scivolata. I pantaloni in cordura sono molto più comodi dei jeans corti alla moda… dove gli insetti possono colpirti sullo stinco… e potrei continuare cosi su tutto il corredo.

Il mio pensiero è chiaro, e non parliamo di motociclisti della domenica, ma di due categorie che si intrecciano: i motociclisti stagionali, quelli che girano con i jeans alla moda perché per loro la moto esiste pochi mesi all’anno, e quelli del weekend, che sono un mix esaltante di voglia di fare il pilota e mancanza di pratica.

Proprio domenica scorsa ho visto e vissuto di persona l’ennesimo teatrino di come non si deve impostare una curva, di come la imposta il baldo motociclista inesperto che pero’ cavalca una super moto da 150 cv (perchè altrimenti non sei nessuno). Da quando ho la Africa Twin ho avuto più di una discussione su come possa un motociclista esperto come me divertirsi con “cosi’ poco potenziale sotto”: credetemi la potenza non e’ il potenziale della moto, il potenziale della moto e’ nella vostra testa, nelle vostre mani, nella voglia di sognare e viaggiare. Chi ha realmente fatto il giro del mondo quando era davvero una avventura lo ha fatto con 25\30 cv… chi fa’ davvero tantissimi km in giro per il mondo sono i camionisti e vanno al massimo a 90kmh.

Tutto questo pensiero che un po’ mi gira sempre in testa mi e’ venuto fuori prepotentemente due domeniche fa’ mentre ero intento a godermi la moto per gli Appennini e al solito ho udito il rombo di alcune moto “ingarellate” a ritmi del tutto insensati per la circolazione su strade aperte al traffico. Nello specchietto vedo arrivare i missili, noi stiamo andando alla solita andatura, in piena sicurezza, io e il mio amico Andrea, dove tra rettilineo e curve sostanzialmente si tiene la stessa velocità. All’improvviso arrivano questi missili ad almeno 180km/h, grande staccata, il primo chiude la “porta” ad Andrea in faccia, e se non frenava lo tamponava. Il secondo riesce nel disastro dei disastri: non riesce a chiudere la corda, non sa’ più cosa fare e invade l’altra corsia, mentre frena in modo sconnesso e non governa la sua supersportiva verde.

Moltissimi guidano cosi, lanciando una monetina in aria, testa o croce: testa sopravvivi, che figata, adrenalina pura; croce, diventi un memoriale a bordo strada.

Se uno decide di suicidarsi, fatti suoi, ma se in quel momento arriva un’altra moto o un’auto dall’altro senso di marcia? Ci finivamo di mezzo noi, e altri innocenti ne pagavano le conseguenze.

Ma perché questo genere di motopirla non vanno in pista? Ho sentito dire che costa troppo, ma sappiamo che è una scusa. Sappiamo bene che se guidi a cannone prima o poi la caduta arriva e le conseguenze, anche economiche, su strada sono enormemente maggiori rispetto alle scivolate in un ambiente dedicato come la pista dove con quei soldi potresti girare 10 anni.

Caro motopirla, se vuoi dimostrare a te stesso o agli altri che sai andare piu’ forte per forza, il posto giusto e’ la pista. A me non interessa più di tanto arrivare prima di un altro essere umano, non me ne faccio niente: arrivare invece sempre intero a casa e’ fondamentale, se possibile anche con il sorriso sulle le labbra.

Ho passato le 30 moto e il milione di km e ora che guido una AT da 95 cv leggo spesso della sua poca potenza… ma di cosa parliamo? Io ogni volta che la guido le do’ del lei, perchè una 1000cc con 95 cv vuol dire arrivare a 100kmh (che sostanzialmente e’ più della velocità massima alla quale va’ usata una moto nei percorsi “divertenti”, ovvero il misto o la montagna) in 3.5\4 secondi. Perché a 150km/h di velocità (che non dovresti mai raggiungere in Italia) non si impenna.

HONDA CRF1000L AFRICA TWIN ADVENTURE SPORTS – DCT
La Honda Africa Twin Adventure Sports scelta dall’autore Massimo Ferrara

Nessuno e’ depositario di alcuna verità assoluta, ma io mi reputo abbastanza esperto per dire la mia: non c’è più un percorso di formazione, e questo è anche colpa del legislatore, perché aspettano tutti i 24 anni per partire da zero con la moto\missile, mentre le 125, le 250 o 350\400 cc sono navi scuola superlative, dove impari ad impostare una curva a gestire un’emergenza, una frenata panick stop, impari a divertiti in sicurezza. Ma oggi no, meglio bruciare le tappe e sentirsi dei gran piloti.. vestiti con jeans alla moda e scarpe basse, e ora che arriva il caldo non fateci mancare la visione di una bella t-shirt svolazzante ed una schiena nuda esposta: questa e’ adrenalina vera, si l’adrenalina del non tornare a casa.

Provate a fare un esperimento, provate a fare un giro più rilassato con la vostra moto e scoprirete che le strade classiche che fate hanno bellissimi panorami, che la gente che vi circonda non sono Lorenzo o Marquez, non c’è’ rivalità e non c’è guerra, guidate in pace, credetemi, e’ davvero un’esperienza bellissima.

Un milione di chilometri APRILIA PEGASO CUBE 650
Il libro di Massimo Ferrara che racconta la sua vita motociclistica in oltre 30 moto e 1.300.000 km percorsi

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