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Future Show, da Tokyo una forte spinta sull’idrogeno

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Future Show è una sezione del Tokyo Motor Show dedicata appunto alla mobilità del futuro. E sembra che in Giappone la via dell’idrogeno sia molto più avanti rispetto all’Europa. Le proposte di Honda, Kawasaki Heavy Industries e Suzuki sono lì a dimostrarlo.

Mentre da un lato tutte le Case automobilistiche e motociclistiche stanno andando sempre più chiaramente nella direzione della mobilità elettrica, dall’altro, le più attente sanno benissimo che questo non risolverà il problema dell’inquinamento. Perché finché l’energia elettrica sarà prodotta con gli attuali sistemi (inquinanti per la maggior parte), usare un’auto o una moto elettrica non contribuirà certo a migliorare la situazione. E il padiglione denominato “Future Show” al Salone di Tokyo ci ha mostrato cosa si sta facendo in Giappone per poter sfruttare l’energia pulita creata con l’idrogeno.

Perché ormai anche i muri sanno che il sistema più avanzato e pulito che si conosca (finché non si arriverà alla fusione nucleare) è l’utilizzo dell’idrogeno. O come semplice combustibile  da impiegare negli attuali motori endotermici (che avrebbero bisogno di qualche modifica, ma che in gran parte potrebbero essere recuperati), o come reagente per le pile a combustibile da usare per alimentare i motori elettrici.

In Europa diversi costruttori (soprattutto BMW e Mercedes) portano avanti da molti anni studi e prototipi di auto alimentate ad idrogeno. 

In Giappone si sta seguendo la stessa strada, e per certi versi si fa anche di più. Si pensa alle infrastrutture necessarie per poi rendere facile l’uso di questo elemento che renderà davvero puliti i sistemi di trasporto del futuro.

Kawasaki ha esposto al Future Show il plastico della sua Hidrogen Road.

Al Tokyo Motor Show 2019 c’era uno stand interamente dedicato all’idrogeno nel padiglione di Aomi. Quello cioè intitolato Future Show. E qui, fra le altre cose, c’era esposto un plastico del progetto Kawasaki Heavy Industries che risponde al nome di Kawasaki Hydrogen Road. Un progetto che ha preso il via già dal 2015. E con il quale Kawasaki vuole dimostrare le sue capacità industriali e logistiche nel connettere i produttori di idrogeno con i consumatori. Con le sue elevate conoscenze tecnologiche, e poi nei trasporti e nelle costruzioni, Kawasaki insomma si propone come player logistico nell’uso e nello stoccaggio di questo prezioso elemento. E mette in campo la sua tecnologia criogenica per trasformare l’idrogeno gassoso in idrogeno liquido e renderne così più facile il trasporto.

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Honda invece pensa alle stazioni di rifornimento.

Honda invece ha esposto la ultima versione della sua Smart Hidrogen Station, che è già operativa in una ventina di punti nel Paese e prevede di arrivare a 100 installazioni entro il prossimo anno. Questa piccola stazione è in grado di produrre idrogeno in loco dall’elettrolisi dell’acqua. Usando energia solare e altre risorse di energia rinnovabili. Ed è poi in grado di pressurizzarlo senza l’uso di un compressore meccanico. Per rendere possibile il rifornimento delle auto che funzionano con celle a combustibile in circa 3 minuti, garantendo una percorrenza di 750 km. 

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Grazie a queste caratteristiche, le Smart Hidrogen Station di Honda  sono piccole e silenziose rispetto ad altre stazioni di rifornimento di idrogeno. E mentre altre stazioni di idrogeno costano 4-500 milioni di yen (da 3,3 milioni di Euro a 4,2 milioni), Honda afferma che questa stazione può essere installata per soli 50-70 milioni di Yen 450.000/580.000 Euro.

Nello stesso stand, era esposto anche il protitpo di scooter Suzuki funzionante con celle a combustibile.

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Insomma, è abbastanza chiaro che anche in Giappone l’idrogeno è considerato strategico per la mobilità del futuro.

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