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Falso come una banconota da 11 euro – parte prima

Falso…. no, non parlo di un ex migliore amico con cui non parlate più, ma dei falsi asiatici che entrano suadenti nelle vostre vite presentandosi come economici, belli e funzionali ma che quasi mai si rivelano tali.

Chi non ha mai sentito parlare dei cloni cinesi di qualcosa, qualsiasi cosa, alzi la mano. Capi d’abbigliamento, accessori quali orologi o strumenti da scrittura, scarpe e addirittura cose complicate come cellulari. Lo spionaggio industriale è sempre esistito, addirittura la prima Volkswagen Golf nacque in questo modo.

Ma lo spionaggio puro è sempre stato presente e soprattutto ha sempre dovuto piegarsi alle ferree leggi riguardanti i brevetti, obbligando quindi i progettisti a non poter semplicemente copiare ma a dover salvare il concetto, la teoria di funzionamento di qualcosa ed a girarci intorno per farne una replica ma non una fotocopia. Si vedano a questo proposito gli iPhone ed i dispositivi Android, che sono stati portatori di novità quanto hanno preso ispirazione gli uni dagli altri, ma sempre modificando qualche dettaglio. Ad esempio le icone di iOs, la tendina notifiche di Android, ecc.

Ci troviamo invece in un momento storico in cui il costo di progettazione di qualcosa di meccanico può essere abbattuto quasi del tutto, grazie a delle semplicissime foto o addirittura delle scansioni 3D. Il falso è molto più facile del passato da realizzare.

È Alessandro Giardina, titolare di Barracuda, a raccontarmi di questa “scorciatoia” illegale messa in atto dai copiatori seriali asiatici negli ultimi anni. Nel corso dell’edizione di Eicma che si è appena conclusa, addirittura diverse volte nel corso della stessa giornata, si è trovato davanti dei signori che non solo hanno fotografato ma addirittura hanno fatto le scansioni 3D dei nuovi prodotti presentati per la stagione 2018. Della serie che alla faccia tosta non c’è mai fine.

Il danno più grosso arriva da internet, perché permette di comprare comodamente dalla propria poltrona di casa anche il pezzo singolo direttamente dalla fabbrica in Asia, quasi sempre in Cina. Dalla fabbrica o da un grossista, poco cambia. Componenti che quando sono originali sono raffinate e costose per materiale che li compongono, qualità e tecnologia costruttiva, ma anche solo perché un’azienda ha investito del tempo per inventare il prodotto che rispondesse ad un’esigenza. Questa opera di intelletto, che pare intangibile e molte persone trascurano, può valere in ricerca e sviluppo anche diverse centinaia di euro per ogni pezzo venduto. Rivolgendosi invece ad uno dei tanti portali si possono comprare prodotti molto simili, non necessariamente in stock ma tranquillamente come singolo pezzo, ad una manciata di euro. È veramente difficile trovare dei pezzi “replica” a più di 50 €, il che spiega le dimensioni davvero preoccupanti di tale fenomeno nell’ultimo periodo. Inutile dire che manodopera a prezzi di saldo, materiali non ai livelli di quelli europei e turni di produzione continua a livelli da schiavismo fanno il resto. Sia per la questione prezzo che per quella qualità del prodotto.

Il danno ovviamente non è limitato ai mancati introiti per il produttore, ma in cascata coinvolge grossisti, commercianti al dettaglio e soprattutto i clienti. Clienti che si, nell’immediato risparmiano decine di euro per comprare pezzi che sono un falso davvero simili (quasi sempre) ai prodotti originali.

Falso, ma in cosa differiscono davvero, questi pezzi copiati? Sicuramente nella progettazione, in primis. Quindi punti di rottura, deformazioni programmate in caso di incidente e molte altre valutazioni che il reparto ricerca e sviluppo dove è nato l’originale hanno calcolato non vengono molto probabilmente considerati nel caso dei “replica”. Ed in caso di manubri, pedane poggiapiedi ecc. sono dettagli decisamente non trascurabili. Poi, come dicevo, i materiali economici di provenienza incerta spesso presentano impurità. Questi difetti del materiale aumentano il rischio di rotture anche in assenza di impatti, e i pezzi difettosi non vengono scartati in fabbrica a causa dei controlli qualità assenti del tutto o quasi completamente. Inoltre: questi pezzi che arrivano dall’altra parte del mondo sono praticamente sempre privi di assistenza. Quindi nessun aiuto è disponibile in caso di difficoltà con l’installazione, nessuna forma di garanzia, nessuno a cui chiedere i danni ingiustamente arrecati a persone e cose direttamente interessate o terze.

Ma gli acquirenti sono delle vittime?

Falso. Leggo una lettera ricevuta dal servizio clienti Barracuda e non riesco a nascondere il senso di amarezza che mi pervade. Un NON cliente scrive:

Gentilissima società, vorrei portarvi a conoscenza della mia disavventura. In data 08/11/2017 ho acquistato tramite il sito […] un kit manopole, dall’annuncio si evince che il prodotto sia originale perché sia la descrizione che le foto inserite non fanno intendere il contrario. Oggi mi è stato recapitato il pacco e subito ho avuto le prime sensazioni negative! Infatti il pacco arriva dalla Cina! Ho aperto la confezione e ahimè le mie paure hanno trovato fondamento”.

Onestamente, anche osservando il materiale fotografico fornito dall’azienda, mi è molto difficile vedere della buonafede da parte di chi acquista certi componenti. Non è assolutamente un segreto il listino di manopole, contrappesi manubrio, e di tutti i vari componenti a catalogo. Nello specifico il kit manopole racing in gomma e alluminio si vende sul sito ufficiale ad € 49,90, mentre quello dei contrappesi antivibranti costa € 24,90. Oggettivamente è quindi lecito aspettarsi che grazie ad un’offerta black Friday o in periodo di saldi il prezzo possa passare da circa 75 a 60, massimo 50 euro (che già vuol dire ottenere uno sconto del 30% circa, davvero non poco). Spostando la nostra attenzione su uno dei famosi siti dell’est del mondo si trovano kit completi (quindi contrappesi più manopole) a cifre imbarazzanti, nell’ordine dei 10/15 euro. Possibile quindi credere che l’ignaro acquirente sia davvero così ignaro del falso?

Vorrei portare alla vostra attenzione un parallelo riguardante la ricettazione. Per il nostro codice penale non solo chi materialmente ricetta un bene oggetto di reato diviene oggetto di procedimento, ma anche chi acquista. Forse non consapevolmente riguardo la provenienza del bene, ma certamente conscio della non congruità del prezzo di acquisto rispetto al valore del bene stesso. Chi vuol intendere intenda, insomma.

Quando gli acquirenti sono coscienti

Come spesso accade il pesce puzza dalla testa. Ed è così quella che viene sovente indicata come l’élite dei motociclisti a riservare una delle delusioni più grandi. Alcuni mesi orsono sui tanti gruppi dei possessori di moto BMW ha prepotentemente rubato la scena ad altri argomenti la commercializzazione di quella che è chiaramente la copia cinese di uno dei prodotti più venduti della linea accessori, i guanti GS Rallye.

Per chi non li conoscesse, sono guanti molto leggeri che BMW fornisce per un uso prettamente off road, in quanto non adatti ad offrire protezione contro l’abrasione in caso di scivolamento sull’asfalto. In virtù di questa loro leggerezza vengono comunque dai più usati su strada durante il periodo estivo. Dal momento dell’uscita del modello clone è aumentato esponenzialmente il numero di bikers che in sella ai propri bolidi sfoggia quel modello di protezioni, o meglio “protezioni”. E qui non c’è nessun malinteso, nessuna delusione all’apertura del pacco, nessuna possibilità di errore. Si parla di motociclisti che si recano in concessionaria per provare la taglia, capire se il tipo di guanto si confà alle proprie esigenze, buttano un occhio al prezzo sul cartellino e poi tornano a casa convinti ad ordinare dalla Cina. Risultato? Il falso – 80% rispetto agli originali, e figurone garantito al bar con gli amici per soli 15 euro.

Poi le cuciture si apriranno, magari durante una bella scivolata? Massì… intanto ho speso poco.

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