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Icona Italiana dell’enduro estremo: Sonny Goggia

Sonny Goggia

Sguardo fiero, ammaliante, deciso, volitivo: è Sonny Goggia, che ha fatto dell’enduro estremo la sua professione. A Piantedo, un piccolo paese ai piedi della Valtellina, lo conoscono tutti e lo sostengono. I piantedesi sono infatti orgogliosi del loro concittadino campione di enduro estremo, uno dei migliori specialisti in Italia, nella top 15 a livello mondiale. Sonny è già campione italiano del trofeo Extreme Enduro, vincitore delle tappe di Budapest e Riesa del Campionato Europeo Superenduro, ed è rientrato tra i primi 10 classificati nella gara di enduro estremo più difficile al mondo: la Romaniacs.

A quasi 27 anni i suoi occhi azzurro ghiaccio non si perdono, al momento, negli occhi di una fidanzata… da ormai un anno e mezzo fa il pilota a tempo pieno, dopo aver trascorso diversi anni da semiprofessionista.

Purtroppo è difficile riuscire a far bene diverse cose come lavorare e allenarsi e gareggiare, così ho deciso di provarci – ci confida Sonny Goggia – nell’enduro estremo ancora non ci sono abbastanza team e sponsor per permettermi di vivere solo di questo, ma è quello che mi piace fare e per ora ci provo”.

Sonny a che età sei salito sulle due ruote?

Avevo 4 anni quando mi è stata regalata la mia prima moto. Era un LEM 50 giallo fiammante… dopo i primi giri ho subito capito che era amore per le due ruote. Pochi anni dopo sono poi passato ad un TRIAL e ho continuato in maniera amatoriale sino ai 15 anni. Grazie ad un amico di famiglia, proprio a 15 anni ho avuto la possibilità di partecipare ad alcune gare. Solo ai miei 18 anni mi sono avvicinato all’enduro estremo ma non mi sono mai realmente allenato per quella disciplina”.

Sonny Goggia enduro estremo

Solo 5 anni fa, dopo un buon 31° posto assoluto all’ERZBERG RODEO, Sonny Goggia ha capito che l’enduro estremo sarebbe stata la sua strada.

Non scorderò mai le emozioni dell’ERZBERG 2013, la mia prima volta. Dormivo sul furgone al gelo insieme ad un amico ed alla moto. Non sapevo praticamente nulla di cosa stessi facendo e di cosa fosse l’enduro estremo. Ho iniziato con una moto da cross scassata.  I miei primi sostenitori sono state le persone che erano accampate vicino a me per quella mia prima gara. Pian piano anche altre persone mi hanno incoraggiato … Più andavo avanti e più sono stato affascinato sia dall’ambiente che da questo sport bellissimo”.

Sonny Goggia enduro estremo

Come si è evoluta la tua iniziale esperienza motociclistica?

“Ho praticato trial già da bimbo, a 14 anni ho preso un ENDURO 50 ma lo usavo per spostarmi su strada, solo qualche volta andavo in qualche “pistino” e mi divertivo come un matto. Poi a 16 anni ho preso un ENDURO 125. Devo tantissimo a un mio compagno di scuola: dopo avermi visto in azione mi ha sempre spinto a provare qualche esperienza nel cross o nell’enduro. Ci ha visto lungo, ha avuto buona intuizione. Cosi a 18 anni presi una moto da cross e da lì in avanti, in base alle possibilità economiche, ho cerato d’averla sempre in garage.  In realtà la usavo poco, il mio interesse era l’appuntamento annuale in Austria alla gara più famosa di hard enduro ERZBERG RODEO”.

Poi mi son deciso a prendere una moto da enduro 300 2tempi per fare un buon risultato, e piano piano ho conosciuto anche una persona che mi ha portato in giro e mi ha insegnato molto e non ho mai più smesso. Mi alleno partecipando a qualche gara d’enduro ma il mio focus è concentrato sull’estremo.

Ci racconti la tua esperienza agonistica anche dal punto di vista emotivo?

Posso dirti che è difficile su molti aspetti. Ma è la cosa che più voglio fare, quindi riesco a lasciarmi la maggior parte di ansie e preoccupazioni alle spalle. Anzitutto non è facile gestire un’esperienza agonistica di questo tipo sotto l’aspetto economico. Moto, ricambi, trasferte ecc. hanno costi elevati e gli aiuti non sono mai abbastanza. Servirebbero team e sponsor in abbondanza. Occorrono persone che ci credano, che condividano la passione per questo sport, che vogliano scommettere e puntare in altro”.

E l’aspetto emotivo?

Per quanto riguarda l’aspetto emotivo invece ho sempre fatto un po’ di fatica a gestire l’ansia pre-gara o durante la gara stessa. Mi ricordo, ad esempio, delle gare di trial nelle zone indoor, dove c’era gente ad osservare, mi sono lasciato prendere dall’ansia e non ho centrato perfettamente l’obiettivo del podio. Ricordo l’esperienza dello scorso anno al SUPERENDURO dove stavo per giocarmi il titolo europeo. Purtroppo l’ansia mi ha fregato: a metà manche mi sentivo distrutto, guidavo a fatica. Ho dovuto lavorare molto di testa per tenere duro. Sto lavorando anche sotto questo aspetto perché è fondamentale gestire le emozioni per una buona prestazione”.

Sonny Goggia enduro estremo

Hai incontrato difficoltà a farti largo in questo sport?

“Beh… diciamo che all’inizio è normale incontrare difficoltà! Poi però sono riuscito ad inserirmi bene grazie a qualche buon risultato. La cosa bella dell’hard enduro è che un qualsiasi amatore ha la possibilità di partecipare a gare dove ci sono i “big”. Questo fa sì che questa cosa un po’ anomala sia invece normale e credo quindi che rispetto ad altri sport sia più facile passare da amatore a professionista. A differenza della maggior parte dei piloti ho fatto un lavoro inverso perché ho iniziato come amatore, mentre quasi tutti i piloti iniziano già da piccini ad essere professionisti e questo mi fa apprezzare ancor di più gli sforzi fatti”.

Cosa diresti alle ragazze e ai ragazzi “simpatizzanti” per questo sport?

“Se avessero la possibilità io consiglierei di andare a vedere una gara del campionato mondiale di enduro estremo perché è un’esperienza unica e trasmette davvero tanta adrenalina e moltissime emozioni e che tramite un video non sempre si vivono. E sono davvero molto felice che le persone si siano appassionate come me all’hard enduro, spero che diventi sempre più popolare!

Quando la passione è dentro prima o poi trova il modo di uscire”.

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