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Crisi coronavirus: rischio invenduto per le Euro 4

euro 4

Lo stop forzato al Paese imposto dall’emergenza del coronavirus rischia di lasciare un brutto strascico nei depositi dei concessionari. Come sapete, tutte le moto Euro 4 possono essere vendute solo fino a dicembre 2020. E con lo stop si rischia che la maggior parte rimanga invenduta.  

L’emergenza del Covid-19, unita all’entrata in vigore dell’Euro 5, potrebbe rendere invendibili decine di migliaia tra moto e scooter Euro 4. Questo l’allarme lanciato da ANCMA (Associazione Ciclo, Motociclo e Accessori):

«Il decreto Conte dello scorso 11 marzo — dichiara Paolo Magri, Presidente di Confindustria ANCMA — ha sospeso l’attività commerciale dei rivenditori di scooter e motocicli, con la sola eccezione dei servizi accessori di manutenzione e riparazione. L’effetto di questa disposizione – che l’industria ha accolto con senso di responsabilità per contenere gli effetti di una emergenza sanitaria senza precedenti – è il totale blocco delle vendite per un periodo di tempo che, in questa fase, non è possibile determinare. 

Il danno per il settore è aggravato dall’infelice concomitanza con la transizione tra le motorizzazioni Euro 4 ed Euro 5, disciplinata dal Regolamento europeo 168/2013. A partire dall’1 gennaio 2021, infatti, non sarà più possibile immatricolare ciclomotori e motocicli Euro 4, salvo quelli ammessi dalle deroghe di fine serie normalmente previste dalle direttive comunitarie per aiutare i costruttori a smaltire gli stock. 

La chiusura dei negozi, tuttavia, impedirà la vendita di tutti i veicoli omologati Euro 4. Con conseguente anomalo accrescimento degli stock fermi in magazzino. È concreto il rischio che alla fine dell’anno costruttori e dealers si ritroveranno in casa una mole di veicoli che, per legge, non potranno più essere commercializzati. 

È pertanto necessario pensare da subito a soluzioni emergenziali per rispondere a una situazione eccezionale. Che potrebbe tradursi nei prossimi mesi in un danno importante per le aziende del settore. In particolare, riteniamo necessario pensare a un rinvio di almeno sei mesi della scadenza delle immatricolazioni Euro 4. Chiediamo quindi al Governo italiano di farsi promotore di questa richiesta anche presso le competenti sedi europee».

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