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Brembo fa soldi e compra SBS Brembo acquista SBS, a pagarne le spese SGR che si ritroverà, molto probabilmente, senza uno dei brand più interessanti del proprio portfolio

Brembo & SBS: inizia la risalita del Gruppo Bergamasco dopo i mesi duri del Covid e presenta risultati incoraggianti per il terzo trimestre, annunciando anche un’acquisizione in Danimarca.

Segno che non tutti i marchi del mondo automotive italiano sono destinati a finire nel carrello della spesa di qualche gruppo straniero.

 

In un anno da montagne russe Brembo non tira il freno e si compra SBS. Pur avendo la sede nell’epicentro italiano della pandemia (anche se la produzione è spalmata su 24 stabilimenti in 15 paesi, non c’è solo Bergamo), la società guidata da Alberto Bombassei ha iniziato la risalita, una risalita che coincide con il pensionamento di Paolo Magri, attuale presidente di Ancma.

Lo testimoniano le performance del terzo trimestre del 2020, sostanzialmente allineato al risultato dello stesso periodo dell’anno precedente in termini di margine operativo lordo nonostante ricavi più bassi del 6%. Il periodo luglio-settembre traina tutto l’anno e da un po’ di sollievo al titolo in borsa, che riprende a correre dopo un crollo vertiginoso a marzo ritornando quasi ai livelli di inizio 2020.

Tra i punti di forza della società che hanno permesso di minimizzare l’impatto della pandemia certamente c’è la distribuzione mondiale dei propri clienti, con l’Europa che rappresenta stabilmente quasi il 55% dei ricavi, l’America che contribuisce per circa il 27% e l’Asia che incide per il 18%. Tanti poi gli interventi di contenimento dei costi messi in atto dalla società (tra cui anche un triste taglio della pubblicità, e ancor più triste del costo del lavoro, che significa non solo accesso agli ammortizzatori sociali ma anche qualche licenziamento), che tuttavia non hanno toccato il reparto Ricerca & Sviluppo che continua a lavorare per migliorare l’efficienza dell’“universo freni” dei veicoli.

Anche per le moto, storicamente non il mercato principale per Brembo (pesano poco più del 10% dei ricavi, sono le auto a farla da padrone) ma che sono comunque al centro dei pensieri degli ingegneri Brembo: basta pensare ad esempio allo sforzo di sviluppo negli ultimi tre anni per la MotoGP, dove il team di R&D ha lavorato per aumentare il range di temperatura di servizio dei freni in carbonio in modo da consentirne l’utilizzo durante le gare sotto la pioggia. Un flusso di innovazione che con qualche anno di ritardo andrà a rendere più sicuri anche moto e scooter che usiamo noi comuni mortali sulle strade di tutti i giorni.

Il comparto moto di Brembo pesa poco sul fatturato complessivo, meno del 10%

L’importanza del mondo moto per Brembo si vede anche nella strategia di acquisizioni. Proprio in questi giorni il gruppo ha siglato un accordo per l’acquisizione del capitale di SBS Friction A/S, storica azienda danese molto nota nel settore che sviluppa e produce pastiglie freno in materiali sinterizzati e organici per motociclette, particolarmente innovative ed eco-friendly (che lavora con piloti del calibro di Ana Carasco). L’operazione rientra nel piano di Brembo di presentarsi tanto alle case produttrici quanto ai consumatori come un fornitore di soluzioni a tutto tondo per il comparto freno e non solo (per chi non lo sapesse il gruppo è anche attivo nel mondo delle frizioni da competizione con AP e dei cerchi in lega proprio per moto con Marchesini), rafforzando ulteriormente la sua posizione di forza nel settore delle motociclette (e automotive in generale) e facendo l’occhiolino a tutto quello che è sostenibile e “green”. L’operazione non è stata neppure particolarmente onerosa, con un prezzo di acquisizione al netto dell’indebitamento di SBS pari a circa 30 milioni di euro.

Un applauso quindi a Brembo che in un contesto di mercato altalenante e complesso continua ad investire in innovazione e a crescere. Sicuramente un esempio a cui guardare per tanti imprenditori, che spesso preferiscono giocare in difesa e passare il comando (e le azioni) a qualche gruppo estero che avrà le competenze (e la voglia) di far fruttare un patrimonio tecnico che in molti ci invidiano (basti pensare al gigante indiano TVS che dopo essersi comprata Norton ha acquisito la piccola Mind Composites, una società italiana specializzata nella produzione di componenti automobilistici in materiali compositi).

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