Motospia

Bisogna tener duro!

Una giornata, tre “chicche”, tante moto…

Bisogna tener duro!’

E’ venerdi. Un venerdì soleggiato. Un venerdì ancora più soleggiato perché oggi sono di riposo e andrò in giro in moto. In sella alla mia NC750X, il programma della giornata sarà bello lungo.

Per prima cosa andrò in palestra un’oretta: sarò sincero, non ci vado per ‘far colpo’ ed apparire ‘giovanile e prestante’ ad oltranza! Ci vado più per mettere la coscienza a posto (visto quello che pago!), ma ci vado anche perché il fisico ne ha sinceramente bisogno e ne trae ogni volta un reale beneficio. ‘Caro mio – mi dico spesso – i cinquanta si sentono. Chissà come sarai più avanti, se già alla tua età inizi con questi scricchiolii un po’ dappertutto…!?’

Neanche a farlo apposta, qualche giorno prima, invitato nella redazione di una rivista di moto (la posso nominare? “Donneinsella”!), seppure in maniera assolutamente indiretta e casuale, mi sono sentito ripetere per ben due volte, riportato in due diversi fatti accaduti a due diverse ma entrambe giovani ragazze, pervenute alla serata in due momenti diversi che…: “Avevano visto un vecchietto in moto! – Un vecchietto? Ah! Ah! (ridono tutti!) Ma che età aveva? – Bah! Avrà avuto cinquant’anni!” Manco si fossero messe d’accordo! Cavoli!! Ma come si fa a dire a uno che a cinquant’anni è già vecchietto!! Capisco sessanta, settanta…. A ottanta di sicuro lo è!! Ma: cinquant’anni: cosa sono, se non il ‘fior fiore della giovinezza’! Non per niente c’è la palestra, ecco… dài, suvvia…

Bene. Arrivo dunque al semaforo vicino casa, che è sotto lo stadio, curva nord. E sono attirato da una visione che cattura i miei occhi… Meno male che il semaforo è appena diventato rosso, così posso fermarmi e ammirare la scena.

Cinque uomini… e cinque moto!! Sì, ma… che uomini!! E che moto!!!

Cinque “vecchietti”!!! Già, ma di quelli doc, che i cinquanta li hanno superati da un pezzo!! Capelli più bianchi che grigi, qualche ciocca ancora al vento; giubbini neri un po’ vissuti, eppure blue jeans per qualcuno. Chi più slanciato e magro, chi più bassotto e rotondetto… E le moto?? Ah! Le moto!! Due Gladius luccicanti: una ganza, tutta nera; un’altra addiritura col look ricercato: serbatoio bianco e cerchi blu!

La Suzuki Gladius, preferita dagli amici di Marco

La terza moto: un immancabile R 1200 GS rosso, nuovo fiammante (anche a quell’età, e per uno dei piloti più bassi, tra l’altro)! E ancora: una mitica moto Guzzi California II, nera, proprio quella di un tempo, con la sella e i cerchioni dalla striscia bianca, il grande parabrezza, le piccole valigette squadrate laterali e i tubi paramotori … decisamente più vissuta e meno cromata delle altre! E con lei, altrettanto segnata dal passaggio del tempo e forse da un uso che prevede un po’ meno pulizia e cura del mezzo, la quinta e ultima moto: una Yamaha Diversion 900. [Incredibile, neanche a farlo apposta, proprio due moto come queste, le ho ritrovate per puro caso a Cremona, nella stessa sera, tempo dopo!]

La Yamaha Diversion 900, una moto da gran turismo veloce che non ha incontrato il giusto successo nel nostro paese, equipaggiata con il tris di valigie GIVI

E mentre sono lì che mi godo lo spettacolo, inizio a chiedermi che tipo di amici possano essere, e che esperti motociclisti debbano essere se a quell’età cavalcano ancora motorazze di tale portata, e dove stiano per andare… a quell’età, appunto!!? Mi sforzo di allungare l’udito, ma non percepisco nessun nome di località né la direzione che prenderanno. Sono solo tutti entusiasti e carichi di energia!

Mi rendo benissimo conto che li sto guardando con insistenza, quasi a voler lasciare il mio programma della giornata ed entrare a far parte di quell’allegra compagnia, e mi stupisco che il semaforo sia ancora rosso, quasi a farmi il favore di godermi appieno l’inusuale spettacolo! Insomma, sto guardando con tale insistenza e con così tanto piacere che uno di loro, il più alto e magro, quello della Gladius nera, mi nota, mi guarda, mi sorride e punta deciso verso di me: evidentemente ha colto il mio richiamo silenzioso ma esplicito! Si avvicina, si china, mi picchia tre volte sul braccio, e con affettuosa confidenza… proclama con voce forte:

Sei troppo giovane per venire con noi! Sai quanti anni ho io? Set-tan-ta-no-ve!! …Bisogna tener duro!!”

Riparto senza parole… La mia ora di palestra passa veloce. Veloce anche perché ora mi aspetta la parte più bella!! Con la mia moto NC750X, sto per andare a trovare ‘la morosa’!! W la morosa quando è in vacanza!!! Non perché sia lontana, capitemi!… Ma perché almeno posso andare a trovarla in moto. Passando magari anche per posti meravigliosi, s’intende!! Siete d’accordo??!

Fatto sta che la mia morosa, col suo gruppo di ‘ragazzi’, si trovava a Salò. Vanno sempre all’Hotel Betty: due stelle forse, ma tanta familiarità!! E ditemi: cosa c’è di meglio che andare in moto a trovare la morosa a Salò?! Che località magnifica!! Se poi vi capitasse di passare da Iseo, quindi di salire a Polaveno per scendere a Gardone Val Trompia, da lì… (scartando evidentemente la linea più diretta, perché altrimenti ci andavate in macchina, a trovare la ragazza e non in moto!), vi resta solo l’ìmbarazzo della scelta per come scollinare sino alla Valle del Chiese, dove proseguire per Vobarno e Tormini. Che fate, allora? Passate da Nave, dove c’è addirittura la ‘tribuna’ per chi vuole ammirare le pieghe dei vari domatori di due ruote? Oppure ve la sentite di fare un po’ più di curve e salite a Lumezzane? Volete invece risalire sino a Casto per scendere a Vestone? Oppure preferite girare ancora più a nord allungando ulteriormente il percorso sino a Collio e così salire e ridiscendere dal passo del Maniva, quindi per Bagolino, lago d’Idro, ecc. ecc.??? Io questa volta ho scelto Lumezzane ma tutta la Val Trompia offre scenari spettacolari, così come – tombini a parte – ha di quei tornanti che ti invogliano a grattuggiarci ben benino le pedaline [non io!! A me, per ora, basta pettinare solo un po’ i peluzzi laterali che ancora spuntano sui miei pneumatici!!]

Ecco dunque! Ora sono con la mia amata morosa!! Con lei, ritrovata felicemente dopo qualche giorno di distacco, andiamo a pranzo in un ristorante. E lì, un altro richiamo attira la mia attenzione. In veranda, c’è un uomo, sulla nostra età all’incirca. Un bel casco giallo fosforescente troneggia su una sedia, e lui indossa uno di quei giubbini gialli coi catarifrangenti, sopra un completo da motociclista. È vero… sono con la morosa! Però anche questa scena attira il mio sguardo ed il mio interesse! Anche perché nel frattempo quell’uomo si alza per andare al bancone, ma qualcosa mi dice che non cammina tanto bene… È poi, sarà da solo o in coppia? Ha una moto… o uno scooter? Mi verrebbe voglia di chiedere e attaccare per un attimo bottone anche con lui quando lui stesso, accortosi evidentemente del mio interesse, tutto da solo inizia a dire:

Eh! A farsi vedere, non è mai abbastanza!! Non ci rinuncio a farmi vedere. Casco giallo elettrico, giubbino ben visibile, fari accesi… eppure non basta mai!! Anche quella volta ero ben visibile, quattro anni fa!! Eppure quella giovane donna, dice di non avermi visto! Avevo una Suzuki ai tempi! Com’è finita? Trauma cranico, quattro costole rotte, quindici giorni di coma, due mesi di ospedale, la moto da buttare… Ma non ho rinunciato!”

Hevik, brand della famiglia Givi, propone il modello Vest Teseo (HVE401), disponibile on line e nei migliori negozi specializzati

Rimango a bocca aperta, stupito e commosso… capisco forse perché allora cammina un po’ strano, e trascina un pochino anche la lingua quando parla… Fisso lo sguardo ammirato su di lui. Ha pagato e se ne va. Dietro la veranda c’è uno Yamaha Tricity bianco. È il suo! Non ho mai aprezzato quelle moto a tre ruote come in quell’istante. “Già – penso – come mi diceva quel signore stamattina: bisogna tener duro!”

Il pranzo possa veloce, ancor più veloce e ancor più piacevole quando si è in compagnia della morosa (non trovate?!), quando… ad un certo punto, l’orecchio capta una notizia al TG che attira nuovamente la mia attenzione. Non posso fare a meno di ascoltare! Chiedo scusa un attimo alla mia ragazza, sperando non se la prenda se la interrompo un’altra volta e… “Oggi il campione di moto Max Biaggi ha avuto un grave incidente sulla pista di Latina. Ricoverato d’urgenza all’ospedale, pare fuori pericolo di vita…”

Max resterà sospeso tra la vita e la morte, nelle mani di medici e chirurghi, alla presenza della sua compagna che lo accudirà ininterrottamente per le prime lunghissime ore… “La vita mi ha concesso una seconda possibilità e io devo fare tutto il possibile per gratificarla”: parole sue, di Max, che a modo suo, pur decidendo di lasciare il mondo delle due ruote, arriva a confermare che, nella vita… bisogna tener duro!

Una giornata, tre ‘chicche’, e tante moto! Già, e… “il ritorno” (mi chiederete a questo punto)??! Eh, sì! Scusate! Beh… Dopo tre ore passate con la mia morosa ed i suoi ‘ragazzi’ (che vogliono bene pure a me!), riprendo in effetti la via del ritorno. Ma, potendo, non ritorno mai sulla stessa via!! Ho ancora tanta strada, e non sono ancora un motociclista provetto! Devo sbrigarmi! Un bacio, un abbraccio, prendo la mia moto e, seguendo la mia intenzione, inizio così a risalire la sponda occidentale del Lago di Garda: da Salò supero Toscolano Maderno e allungo di poco sino a Gargnano, per cercare la strada che risale a Capovalle e scende a Idro (da dove giungerò a Vestone, Casto, Gardone V.T. e solo da lì ripercorrerò il bellissimo tratto di Polaveno fino a Idro e di lì alla mia città). A Gargnano svolto dunque a sinistra, imboccando la salita per Navazzo e la Valvestino. Sono emozionato: è da quattro anni che ho il forte desiderio di scoprire e fare quel passaggio! E – ora che ci sono passato, mi dico: meno male che ci sono passato!! Tutto, tutto, tutto è spettacolare, bellissimo!! Ma il lago di Valvestino… un incanto che non ti aspetti, in una valle che non ti immagini! Se qualcuno mi leggesse vi dico: andateci!!!

L’indomani mattina, al lavoro, un collega mi chiede come sta ‘la morosa’. “Bene! Sono stato a trovarla ieri! Sapessi! Ho fatto un giro bellissimo in moto…!” Di scatto, questi si gira, mi punta gli occhi addosso e a bruciapelo spara diritto: “Ma sei andato per la morosa o per farti un giro in moto??!”

Insomma… ma come… non si è capito???!!

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