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Motospia

Autunno: la “crisi” si supera con il downsizing

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Con l’arrivo dell’autunno ci facciamo tanti viaggi di fantasia in sella alle ultime novità… Io stavolta vado controcorrente e corro a comprarmi una 125 per dare seguito alle mie teorie sul “downsizing”. Il resto alla prossima puntata…

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Il mio scooter: eccezionale ma non emozionante.

L’autunno mi mette in crisi. Con una puntualità che contraddice chi sostiene che non esistono più le mezze stagioni, soffro di una sindrome pericolosa. Arrivano le prime perturbazioni che portano piogge torrenziali e freddo. Le strade secondarie, ormai prive di manutenzione, si riempiono di fango. Tutto cospira per togliermi quei giri da un paio d’ore che sono la valvola di sfogo attraverso cui le tossine della vita quotidiana vengono disperse ed il sorriso ritrova la via delle labbra. Non riesco più ad usare la moto ogni giorno e lo scooter, un SH125i con cui mi trovo benissimo, non è un valido sostituto. E’ nato per soffrire, per scarrozzare i bambini e caricarsi di buste biodegradabili con la spesa dentro. Non è una moto, inutile cercare il vero piacere lì.

In questo quadro, la mia mente inizia a vagare, ondeggiando senza soluzione di continuità fra memoria di viaggi fatti e desiderio dei prossimi. In Autunno inizio a guardare i nuovi modelli, pesandone vantaggi e svantaggi per il mio utilizzo tipico. Focalizzo il desiderio su un modello che oggi s’insinua sottopelle e che domani mi lascerà indifferente. Mi lascio irretire da immagini create nella mia mente da un perverso regista, attraenti come cortometraggi pubblicitari. Mi vedo rimpicciolire in campo lungo, in Turchia, con il sole calante alle spalle, mentre mi avvicino al confine con la Georgia. Sono su un’Africa Twin 2020, con il cruise control, finalmente con i tubeless, le valigie in alluminio impolverate. Dissolvenza.

Con la Versys mi vedo sulle pianure in Finlandia…

Altro episodio. Stavolta sono in Finlandia, il Paese piatto che ho nel cuore dal mio primo viaggio nel 1990. Nello spot di oggi godo delle sue strade dritte su una fiammante Versys 1000, con il suo sornione quattro in linea a divorare km verso il nord. Le renne sul ciglio della strada, il sole che scende ma non si azzarda a sfiorare l’orizzonte. Dissolvenza.

L’autunno è pericoloso. Almeno per il mio conto in banca. Perché alle campagne pubblicitarie ben fatte alla fine si cede. Se poi sono ideate dal proprio cervello, si cede anche prima. Avendo cura però di trovare una piattaforma razionale al desiderio. Solitamente un aumento della sicurezza, oppure una maggiore rispondenza alle proprie esigenze. Ho visto amici sostenere che cambiavano moto perché la nuova faceva 5 chilometri al litro più della vecchia. Tacendo a se stessi ed al mondo il dettaglio che la usavano per 3.000 chilometri l’anno, quindi il risparmio si sarebbe aggirato intorno ai 50 euro, a fronte di una spesa cento volte superiore. Quindi razionalizzare sì, ma fino ad un certo punto.

Ma basta con i sogni. Passiamo all’azione con il downsizing.

Basta divagare, però. Sto praticando divanismo estremo, fuori piove ed io devo sfogare la mia voglia di moto. E siccome a Motospia non si parla a vanvera, decido di dare corpo alla mia voglia di downsizing. Le immagini esotiche dell’Oriente o del Grande Nord vengono sostituite da visioni minimaliste, con la primavera che esplode sulle strade intorno a casa. L’avventura nella propria provincia, l’armonia del piccolo, la comunione zen con il mondo. Non più moscerini che si spiaccicano sulla visiera, ma un’andatura così rilassata che il rischio potrebbe essere quello di trovarsi tamponati dagli insetti troppo veloci, come la leggenda dice che capiti al mio amico Gigi, detto Moviola per la sua foga nella guida. Cullato da queste immagini idilliache, mi metto in caccia della prossima inquilina del mio garage. Tendo a comprare moto nuove, ma stavolta cerco un usato, per portare a termine l’esperimento spendendo meno (tanto valga per la parte razionale). Lo cerco fresco e possibilmente in Sicilia, giusto perché la prima esperienza con la moto mini non sia una trasferta maxi. Leggo, spulcio, scavo, chiamo, scrivo. Trovo.

Honda CB 125 F. La prendo, anche se è nera.

Una Honda CB 125 F. Il colore nero è quello che mi piace di meno, l’avrei voluta vivace. Ma le condizioni sono veramente eccellenti e l’annuncio non contiene parole come maniacale, perditempo o intrattabile. Non dice neppure “mai pista”, ma questo in qualche modo me l’aspettavo. Chiamo, prendo appuntamento, vado a vederla a quasi 350 km da casa. Proprietaria simpaticissima, gentile, garbata, delicata.

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La moto è perfetta e ogni esame è superfluo, ci faccio un giretto intorno all’isolato per dare un senso alla mia spedizione. Per avere un’idea di come si presenta la moto, dico che i 300 metri che percorro rappresentano una significativa percentuale della sua vita attiva, poiché il contachilometri segna…87! Mi esalto perché ha anche l’indicatore della marcia inserita, una striscia verticale tra i due strumenti, dove il numero che identifica il rapporto s’illumina come quelli che indicavano il piano negli ascensori di tanti anni fa! Prima, seconda…motore e cambio funzionano in assoluto silenzio. Mi ritrovo in terza ad una velocità che mi permetterebbe di mettere il cavalletto senza rischi. Splendido! Quello che ci vuole per guidare in campagna guardando i papaveri, le forme disegnate dalle nuvole screziate di rosa, magari per andare con Gigi a farsi tamponare dai moscerini.

Sì, la prendo. La verrò a ritirare appena possibile. Il downsizing era teoria e in questo autunno diventa pratica! Vi renderò conto della prima avventura, che sarà la lunga trasferta per portarla a casa…in rodaggio! La sindrome autunnale è sconfitta con poca spesa. La razionalizzazione, con i 55 km/litro, è salva. Posso sognare i papaveri, li vedrò sbocciare in sella alla CB. Fuori piove, ma dà molto meno fastidio…

 

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