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ALLA SCOPERTA DEGLI SCARICHI AFTERMARKET CON QD EXHAUST

QD Exhaust

La prima cosa che facciamo appena prendiamo la moto nuova è sostituire il terminale. L’obiettivo è, si sa, fare più casino: ci fa sentire più potenti e più importanti. Ma dietro a quel tubo di metallo ci sono ore di lavoro, sia di assemblaggio sia di burocrazia. Il prezzo di questi piccoli gioielli inoltre è sempre elevato; dopotutto, si tratta di un semplice pezzo di metallo con qualche saldatura.

Per rispondere a qualche dubbio abbiamo chiesto agli amici della QD Exhaust; azienda poco nota a livello nazionale, ma molto apprezzata all’estero e tecnicamente molto preparati, oltre che vulcanici.

Quali sono le maggiori difficoltà quando si decide di creare un terminale di scarico?

Se stiamo creando un terminale racing, la ricerca è indirizzata sulla massima resa e leggerezza, basta fare dei buoni calcoli, ed usare materiali pregiati quali titanio e fibra di carbonio. Trasformare i dati in prestazioni è un processo per tentativi, si testa sul banco prova e si vede quale soluzione è la migliore. Nel caso di terminali omologati, la faccenda è molto più complicata: è fondamentale unire in un unico prodotto moda, uso di materiali pregiati e il rispetto delle sempre più stringenti normative, le quali ci costringono ad usare catalizzatori molto grandi che han bisogno di spazio per dissipare il calore, che può rovinare i materiali. Non per ultimo, il prezzo: le economie mondiali forti sono in crisi, il potere di acquisto delle persone è calato e tutti i mercati sono saturi di offerta, le marmitte non fanno eccezione.

QD EXAUST
Particolare del terminale, dove il logo è inciso e non è un banale adesivo

Invece, per quanto riguarda i collettori e il sistema di scarico completo, quali sono i gradi di libertà e i limiti che ci si impone?

Si deve pensare al sistema di scarico come una parte di un insieme più complesso. Ad esempio, se in un’orchestra i diversi strumenti suonano la propria parte, una diversa dall’altra, tutti a tempo ed in armonia tra loro, quello che ne esce è una bella musica. Lo stesso ragionamento si applica ai motori e ai sistemi di scarico: se si cambia un componente si crea un disequilibrio, più o meno voluto, in poche parole possiamo spostare l’equilibrio in un altro punto.
Molte volte gli impianti derivati dalla Superbike, se montati su un mezzo con motore di serie, non permettono di ottenere la massima prestazione, ma qui ci scontriamo con il marketing che quasi sempre vince contro la tecnica.
D’altra parte, possiamo dire che un impianto di scarico creato appositamente per una moto di piccola cubatura (come la Yamaha R3) permette di incrementare il valore di potenza assoluta di 2 o 3 CV, ossia del 10%, valore altissimo
La marmitta perfetta, che fa rendere al massimo il motore in ogni circostanza, non esiste: ci vorrebbe un impianto di scarico a geometria variabile, impossibile da realizzare con le tecnologie attuali ad un costo accessibile.

I materiali più utilizzati quali sono?

Per i collettori l’acciaio inox o il titanio, per i terminali l’acciaio inox, il carbonio, l’alluminio ed il titanio. QD è l’unica azienda al mondo ad utilizzare il magnesio pressofuso per delle parti dei terminali, come i fondelli.

È vero che, per certi generi di motore, è meglio utilizzare certi materiali per costruire impianti di scarico piuttosto che altri?

No, è meglio utilizzare certi materiali piuttosto che altri a seconda della tipologia di moto: ad esempio, per le moto da fuoristrada, è sconsigliabile usare il titanio per i collettori, in quanto piuttosto delicati.

QD Exhaust
Scarichi sdoppiati per Multistrada

Creare un sistema di scarico è di per sé un’attività divertente che un buon saldatore può fare a casa; quali sono i veri scogli (economici e commerciali) che un’azienda che produce impianti di scarico deve superare per poter vendere il proprio prodotto?

Un buon saldatore può realizzare un impianto di scarico bello a vedersi, ma rimane solo un bell’esercizio fine a sé; avere le competenze per realizzare un impianto che coniughi tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato prima è un’altra cosa. Si deve pensare alla gestione del post-vendita, parte fondamentale del valore di un prodotto, al produrre in conformità alle (sempre più opprimenti) direttive europee ed avere un controllo del processo produttivo ed una standardizzazione delle operazioni; inoltre, innovarsi e creare nuovi prodotti in un mercato come quello degli scarichi aftermarket è sempre più complicato, per non parlare del creare del reddito.

QD Exhaust non è un brand molto presente nel mercato nazionale: scelta aziendale o mercato interno troppo competitivo?

Si non siamo molto presenti sul mercato Italiano, per scelta; lo eravamo in passato ma abbiamo deciso di dedicarci ai mercati esteri dove il nostro prodotto e la nostra qualità è più apprezzata. A differenza del mercato interno, all’estero apprezzano la qualità di quello che hanno davanti agli occhi, andando oltre al logo o al nome presente sullo scarico.

L’azienda non sta pensando di fare solo impianti di scarico, ma butta sempre l’occhio oltre. È possibile anticipare qualche news?

Siamo ormai in fase molto avanzata nello sviluppo del nostro reparto QD Composit, dove sviluppiamo e produciamo pezzi in fibra di carbonio sia per i nostri scarichi che separati; a breve ci saranno delle chicche interessanti.

La QD Exhaust è una piccolissima realtà, dove le componenti vengono saldate da mani esperte e osservate con gli occhi di chi ne ha viste tante. Come solo noi italiani sappiamo fare, anche la QD Exhaust si sta parzialmente reinventando in un altro settore, sconosciuto e inesplorato da molti. Invito chiunque a visitare un’azienda che fa scarichi, vi renderete conto di quanta fatica e passione serve per riuscire a far felice il cliente e (ancora più difficile) il conto in banca.

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