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10 GIORNI PER L’ANDALUSIA

Andalusia

10 GIORNI PER L’ANDALUSIA

Viaggio alle Colonne d’Ercole, e anche più giù…

Conoscere quasi nulla della Spagna e saltare sulla proposta di Ride & Co. per un viaggio in Andalusia dal 23 febbraio al 4 marzo 2019 è stata una grande occasione che non ho voluto perdere. Sapevo solo di una terra straordinariamente avvincente dove tra l’altro, grazie al clima mite e alle strade invidiabili, molti tester vanno a provare le moto proprio durante il nostro inverno.

Sono partito volutamente senza guardare niente in anticipo, fidandomi ciecamente di chi mi apriva la strada e spalancando occhi e mente alla scoperta di una Terra ricchissima di bellezze. Non un viaggio dell’ignoranza quindi, ma il viaggio dello stupore. E così è stato…

Ciò che segue non è la traccia sempre puntigliosa del percorso intrapreso, quanto la condivisione di appunti ed emozioni di viaggio rimasti impressi nel cuore con quel inchiostro indelebile chiamato “esperienza”. A chi avrà la curiosità o la pazienza di leggere quanto segue, auguro solo una buona capacità di sognare e la ferma volontà di mettere in programma, un giorno, una simile avventura.

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 1 (23 febbraio). Tratta: Genova – Barcellona

Il ritrovo è previsto a Genova alle 14:00 per l’imbarco sulla Excellent che in venti ore ci porterà a Barcellona; con altre 32 saremmo arrivati in Marocco. Sono le GNV, “Grandi Navi Veloci”… e meno male!!

Giungo a Genova evitando l’autostrada. Lascio casa sotto nuvole minacciose, ma a Lodi il cielo si rasserena e da Piacenza il sole mi mette le ali nell’imboccare, finalmente, la Val Trebbia, spesso sentita nominare. Già qui… non sapevo fosse una bellissima valle piatta, segnata dal corso tortuoso del fiume Trebbia che, pur nascendo alle spalle di Genova, tradisce la Liguria risalendo per 120 km verso Nord e buttandosi nel Po in Emilia.

Supero Bobbio, senza poter salire al Passo del Penice dove speravo di incontrare Andrea Perfetti, Nico Cereghini e Maurizio Gissi intenti come sempre a provare lassù qualche moto per le loro recensioni. Invece continuo per la valle, fermandomi sulla stessa SS 45 “Da Valentina”, una locanda in località Casino Agnelli dove mi porgono un panino con pancetta che, da solo, merita un’apposita gita!

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Il panino di Valentina

Arrivo per primo al porto di Genova: l’incontro con gli amici Alessandro e Bianca, assieme ad Aldo e Francesco che non conoscevo, arrivati da Parma, è chiaramente festoso. L’eccitazione cresce con la conoscenza di altri motociclisti muniti di endurone tassellate e preparate a dovere, diretti chi al deserto di Almería, chi in Marocco.

A colpirci (e fare con noi l’indomani un tratto di strada) è però Lory, giovane italiana di rientro a Valencia dove si è trasferita col compagno dopo essersi licenziati per vivere e lavorare in condizioni più favorevoli. Da Milano sta portando con sé la sua Ducati Monster, ma non vede l’ora di riabbracciare la sua bimba di 2 anni.

In nave – incredibile coincidenza – incontro un mio amico di Belluno: Marco pure lui, bus driver pure lui, Hondista pure lui… ma motociclista molto più di me!!!

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 2 (24 febbraio). Tratta: Barcellona – Valencia

Dopo un trasferimento poco ondeggiato, sbarchiamo in Spagna alle 13:00. Il mio amico Marco, fuori dal porto, ferma la corriera con scolaresca a bordo per riprenderci col telefonino in un filmato memorabile! Credo gli abbiamo riacceso forte la voglia di tornare più spesso in sella al suo CBR 900, che guida da dio! Per invogliarlo ulteriormente, condividerò con lui la posizione durante tutto il resto del viaggio.

La prima sosta è al distributore. Mi accorgo che per noi italiani vanno bene tutti quanti: dico solo che l’1,339€ al litro pagato qui per la benzina, risulterà il prezzo di gran lunga più alto trovato su tutto il nostro percorso!!

Da Barcellona a Valencia, Google preannuncia sei ore sulla strada ‘normale’. Optiamo quindi per l’autostrada, pur sapendo che costerà una cifra: quasi 40,00€ per 250 km circa.

Benché allora si inizi su “Autopista”, l’emozione di viaggiare in moto in Spagna è però davvero grande. Una prima cosa che imparo è riconoscere gli autovelox! Ce ne sono parecchi ma tutti onesti: non ci sono menzogne (dove c’è il cartello, c’è l’autovelox) né tranelli (non c’è autovelox senza cartello). Anzi: la correttezza è tale che prima trovi il cartello segnalatore, poi sempre (!!) quello del limite di velocità specifico, infine l’autovelox, spesso a bordo strada, alle volte appollaiato dietro ai cartelli stradali sopraelevati. Distratto come ero a gustarmi il paesaggio circostante, spero di non averne perso di vista nemmeno uno…

Alle 14.30, sosta all’area di servizio Medas, nei pressi di Tarragona. Vi si mangia una buona “paella”, a patto di arrivare prima del bus di turisti cinesi! Dunque… ripiegando su una insalatona, mi illumino d’immenso scoprendo che la AP-7, l’Autopista del Mediterraneo che stiamo percorrendo, in realtà era la Via Augusta degli antichi Romani e che siamo nei pressi di una loro antica quanto importante cava di pietra calcarea, contraddistinta ancor oggi dall’“agulla del Mèdol”, una colonna lasciata a ricordo e testimonianza di quanto scavato: è alta ben 16 mt.!

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Il ricordo della “agulla del Medol”

Sotto un sole caldo come d’estate riprendiamo la strada, giungendo in albergo a Valencia al tramonto. Con la metropolitana ci spostiamo in centro per la cena: ci è rimasta la voglia di paella e ad accoglierci è un ristoratore che sta già chiudendo il locale. “Per voi italiani, il servizio è assicurato!” Accoglienza e simpatia contraddistinguono questo popolo.

Non possiamo tornare in albergo senza aver visitato la storica Estació Nord, la bellissima stazione ferroviaria iniziata nel 1906 affianco alla Plaza de Toros (l’arena per la corrida, ndr), e inaugurata nel 1917. Al suo interno, vari eleganti mosaici ci augurano… “Buen Viaje”!

Torniamo in albergo col taxi. Sorpresa: qui, costa poco pure lui!!!

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L’augurio nella stazione di Valencia

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 3 (25 febbraio). Tratta: Valencia – Tabernas

Finalmente, si aprono le danze! La tappa odierna prevede 437 km con buoni dislivelli, pur partendo ancora sulla pianeggiante A-35. Intuisco che la Spagna, spesso, assomiglia a tanti estesi catini affiancati gli uni agli altri, una sorta di accorpamento di ‘pianure Padane’ racchiuse da catene collinari o montuose, con la netta differenza che qui però non c’è lo smog sovrastante e vedi nitidamente da un bordo all’altro…

A Moixent, imbocchiamo finalmente la CV-652, la prima di una lunga serie di strade laterali e alternative… Alessandro, che conosce bene la zona ed è dotato sia di un super Garmin che del cellulare con le irrinunciabili mappe di Google, si destreggia benissimo per fornirci le soluzioni migliori in tempo reale!

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“Alle spalle di Moixent, sulla CV-652, ci si inoltra per strade laterali e alternative dove scoppia il tripudio di colori e forme della Spagna da sogno…”

Ha inizio così – per me esattamente dopo 700 km già percorsi in moto da casa – il tripudio di curve, immersi nell’esplosione di una inebriante festa di colori e di forme!

Perdo un’altro scatto da premio (che ancora mi rode!): una perfetta collinetta di terra bianca (ma proprio bianca!!), ricoperta di verdi ulivi, sotto un cielo turchino! Di lì a poco, non resisto più e trovo il coraggio di estrarre il mio cellulare per immortalare quanto vedo di straordinario: “Ho pagato mica per correre solo come un matto!!” mi dico per tranquillizzare la coscienza nei confronti dei compagni di viaggio che d’ora in poi dovranno aspettarmi di tanto in tanto…

Risbuchiamo sulla carretera N-344 nei pressi di La Font de la Figuera, e più avanti costeggiamo Yecla, una città che mi colpisce perché di colpo appare tutta “bianca” dalla strada. Siamo nella comunità autonoma di Murcia. Poco dopo, lo STOP per un caffè nell’ultimo bar de La Alquerìa. …Ma quale caffè??! Qui le tapas ci risucchiano come il polline le api!

Continuiamo a scendere tra nomi altisonantiJumilla, Hoya del Campo, Caravaca de la Cruz… Tra distese sconfinate e colori vivi tagliati dal nastro grigio dell’asfalto, perfetto nella consistenza e nel tracciato, arriviamo a Zarcilla de Ramos dove vorremmo salire alla statua di un Cristo che sovrasta la collina. Invece, dopo aver superato un insolito quanto esteso allevamento industriale di scrofe, ci perdiamo nel paradiso rosa che lo stesso Creator ci offre coi peschi in fior… Poco oltre, al bivio tra il Pantano de Valdeinfiernos e La Parroquia, puntiamo su quest’ultima per imboccare la C-22 sino a Vélez-Rubio. Che spettacolo…

Tra strade e stradine, campi e colline arriviamo alla A-399, strada che porta a Partaloa. Nessuno sapeva che saremmo scesi sino a Olula del Rio per risalire , ora che già il pomeriggio avanza, sulle montagne di fronte con la A-349, una strada che sale “FI-NAL-MEN-TE” tutta curvoni sensazionali sino a Benitorafe. Stanchezza e caldo passano tirando le marce ai giri più alti… impossibile rispettare i limiti! È la vera Spagna che esplode, quella tanto attesa!!

Ma le sorprese oggi non sono ancora finite: scendendo sino a Tabernas, sovrastata dalla rocca Saracena, ci aspetta la visita al Fort Bravo nel Texas Holliwoodiano di Spagna, laddove Sergio Leone, Ennio Morricone e Clint Eastwood diedero inizio, proprio “Per un pungo di dollari”, alla strepitosa serie dei Western spaghetti! Incredibile, siamo ai bordi del deserto di Almería, l’unico deserto d’Europa… e sulla strada non c’è un granello di sabbia!!

Sudati ma contenti, e più contenti che stanchi, rimontiamo in sella per risalire l’ultimo costone roccioso della giornata con altre strepitose curve a perfetta misura… di piega! Ci portiamo in una delle location più in di tutto il viaggio: il Balneario de Sierra Alhamilla dove ancor oggi sgorga a 58 gradi, un’acqua termale conosciuta già da Celti e Romani. La residenza che ci ospita, nel Medioevo fu un antica casa Saracena, conquistata successivamente dalle milizie cristiane… Tanta storia che è stata recuperata grazie all’impegno del proprietario, un privato spagnolo che ha acquistato e ristrutturato l’intero complesso con terrazza sul Golfo di Almería. Ci vengono turisti da tutta Europa e non solo; per le coppie è previsto un trattamento speciale. Da mettere assolutamente in programma! Per noi è il top, dopo 475 km intensamente vissuti…

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Il Balneario di Serra Alhamilla, una location ricca di storia e di bellezza da non perdere!

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 4 (26 febbraio). Tratta: Tabernas – Granada

Oggi si va di fretta: ci attendono duecento chilometri scarsi, ma è l’unico giorno dove non possiamo sgarrare! Alle 14:00 dobbiamo assolutamente essere a Granada per la visita all’Alhambra: i 50,00€ di biglietto già pagati, non ci va di buttarli al vento!! Di fatto, prenotando per tempo, si trovano prezzi anche molto più bassi ma, dopo che il viaggio pareva saltare per mancanza di iscritti, non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di visitare ugualmente la storica quanto sensazionale fortezza.

Partiamo quindi scendendo da quella nicchia incantevole del Balneario di Alhamilla. Col sole nascente, rimango stordito dai colori delle montagne sabbiose e rocciose che assumono tinte incredibili: dal grigio all’ocra, dal rosso vivo al beige chiaro… Siamo sulla Luna, su Marte o soltanto in Andalusia??!

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“Scendendo dal Balneario de Alhamilla. I colori hanno a dir poco del surreale, mentre le curve fan proprio sognare…”

Ed eccoci in poco tempo sulla AL-5402, la strada che sale, in stile quasi alpino, ai 2000 mt del Passo chiamato: Puerto de La Ragua. Siamo nel cuore del Parco Nazionale della Sierra Nevada. Il sole è luminoso e splendente, gli odori del bosco intensi, l’aria fresca e tanta la gioia di attraversare i paesini con gli anziani che rispondono al saluto della nostra mano…

Lo scollinamento del Passo ci permette di vedere un’altra realtà: di fronte a noi, un’enorme distesa coltivata a… pale eoliche, e sulla cresta sinistra della Sierra Nevada, la neve, appunto!! Con la A-337 scendiamo di corsa sino a fondo valle, per raggiungere quanto prima la A-92 che ci porterà velocemente a Granada.

Quella che sembrava una piatta pianura, in realtà svela angoli fuori del comune, con intagli o sporgenze causati dall’erosione che lasciano a bocca aperta! Forme incredibili, dove sabbia, terra, roccia, acqua, vento, tempo e uomo hanno modellato e lasciato ognuno la traccia del proprio passaggio… “Dieci giorni non bastano – penso: ce ne vorrebbero dieci per viaggiare, dieci per visitare e dieci per fotografare. Almeno!…

Ed eccoci così, puntuali, all’Alhambra, una vera città murata che sorge sul colle della Sabika, in Granada, frutto in buona parte della conquista e dell’insediamento nel 1238 d.C. di Muhammad ibn Nasr, fondatore della dinastia nasride, e poi arricchita dal 1492 con altre costruzioni ad opera dei Re Cattolici, Carlo V in testa a tutti. Per cotanta incantevole bellezza, indispensabili pure gli altri 6€ per l’audioguida: palazzi giardini e stanze, colonnati piscine e fontane, mura porte e bastioni sono troppo belli per esclamar soltanto come tonterelli… Che belli, che belli”! E tutto è incomprensibilmente pulito, lucido, brillante! Non capisco: c’è pieno di gente e varie scolaresche sono di passaggio! Come mai tutto questo rispetto? A chi sporca in maniera irriverente anche solo il porticato dove risplende la bellezza del Creato, che sia rimasta l’ombra del Sultano a minacciar di tagliar loro la mano??

Dopo 4 ore di visita ben gustata, scendiamo a piedi nel limitrofo e caratteristico quartiere di Albayzin. Granada è una città bellissima, che la sera si riempie di vita…

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“La fortezza dell’Alhambra è uno scrigno di tesori favolosi nel cuore di Granada, ai piedi della Sierra Nevada”

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 5 (27 febbraio). Tratta: Granada – Tarifa

Oggi il tempo è nostro, e nostra la libertà di scegliere. La A-92 ci fa recuperare minuti preziosi del ritardo alla partenza: anche le visite odierne infatti sono assolutamente da non perdere!

Superiamo così Fuensanta e nei pressi di Loreto svoltiamo per la A-335 sino a Tocón da dove ci immettiamo sulla GR-4403 fino a Huétor-Tájar per continuare sulla GR-4407. Nomi e numeri di strade per noi anonimi e insignificanti, ma sono… le scoperte di Ale che vuole mostrarci uno degli spettacoli che mai riusciremmo a immaginare e comprendere a parole, e che ci accompagnerà anche altri giorni: ci ritroviamo a guidare immersi in un oceano di ulivi! Piante d’ulivo ovunque, a perdita d’occhio, e tutte ordinate e ben curate… Mai vista cosa simile!! Quanta gente vi lavorerà??

E siamo a Loja con un imprevisto: traffico bloccato dalla sfilata di carnevale dei bambini delle scuole dei comuni limitrofi. Ma è un felice intoppo: centinaia di bambini (“..e tutti locali!”, nota qualcuno!), con insegnanti e genitori, dietro a fanfare e tamburi, tutti allegramente riuniti! Dai grandi ai piccini, ogni classe è vestita a tema, dalle fiabe alla natura (alberi, fiori e insetti), sino ai temi ecologici: una classe di piccoli pannelli solari, un’altra di macchinine elettriche, un’altra di… pale eoliche!! “È così che entra una cultura”, mi dico!! E quale cultura, anzi, quale culto della vita hanno questi spagnoli?? E quali politiche sostengono una tale vitalità?? È tutt’altro che raro incontrare giovani coppie dove i giovani papà spingono le carrozzine! Com’è lontana – penso – e non solo fisicamente, la nostra cara, amata e… povera Italia!

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“Il carnevale, altra occasione festosa per far esplodere la Vita!”

Dopo mezz’ora di entusiasmante spettacolo riprendiamo a viaggiare, su strade maggiori e minori, tra pianure verdeggianti, sotto un sole splendente che non accenna a mollarci. Passando dalle Lagunas de Campillos sulla Autovia A-384, con la A-357 ci spostiamo nei pressi del bellissimo lago di Peñarruba. Poi, all’ombra di un buitre o avvoltoio, volteggiamo anche noi sulle curve della A-367 per arrivare a Ronda! Per me sono 1500 km percorsi da casa: cifra tonda tonda come tonda tonda è la Plaza de Toros della cittadina, l’arena costruita tra il 1779 e il 1784, dove si sarebbe svolta la prima corrida di Spagna. Notevoli per questo i monumenti agli “eroi” Cayetano e Antonio Ordoñez e ancor più quello al vero, solo e grande “eroe” della corrida, che purtroppo però la finisce facendo sempre la vittima: “il toro”!

Superato l’altissimo Puente Nuevo, usciamo dalla città e imbocchiamo la A-369 per scorrere sullo spartiacque di colline cosparse di paesini tutti bianchi ! Penso: “Accidenti, qui che di bosco e di verde ne hanno a uffa, tutte le case sono raggruppate come greggi serrate e ordinate! Nemmeno una… pecora nel bosco (per così dire!). Perché da noi invece oramai si fatica talvolta a trovare il bosco in mezzo alle case sparpagliate ovunque?!!

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“A metà del viaggio, siamo giunti alle Colonne d’Ercole, la nostra meta ideale! Ma la strada è ancora lunga e le sorprese non finiscono qui…”

Con la A-405 e i suoi bei curvoni, scendiamo a valle verso Jimena de la Frontera e la frazione Los Angeles. Quasi tutto qui si chiama “…de la Frontera”: in poco tempo, siamo a Gibilterra, che emozione! Un panettone spagnolo rimasto Made in UK fronte Africa dove, in realtà, nella città di Ceuta, si rivendica il Made in SpainSiamo giunti finalmente alle Colonne d’Ercole, la meta ideale della nostra gita, l’antica porta ritenuta la fine del Mondo e della Conoscenza! Oggi, coi passi di altri giganti della modernità, ci stupiamo invece della guida mantenuta a destra anche qui, dei costi bassi della benzina anche qui, della telefonia che ora funziona come nel resto d’Europa anche qui, nonché della targa GBZ sovrastata dalle dodici stelle gialle della Comunità Europea anche qui: già cimelio o perdurante realtà?! Foto ricordo, chiamate, messaggi Whattsapp e Facebook: come non condividere una tale gioia con il resto del ‘nostro’… mondo conosciuto??!!

Usciti dal traffico intensissimo e dalla frontiera di questo stravagante angolo del Pianeta, puntiamo ancora più a Sud in gran fretta: il sole scende anche lui veloce e non vogliamo perdere lo spettacolo creato da Madre Natura di vederlo spegnersi, questa sera, nelle acque dell’Atlantico!!

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“Tarifa: il punto più a Sud d’Europa raggiungibile via terra”

A Tarifa (il punto più a Sud d’Europa raggiungibile via terra), alloggiamo all’Hotel convento (lo era!) e a cena ci immergiamo anche noi… in uno strepitoso padellone di riso ai mariscos !!

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 6 (28 febbraio). Tratta: Tarifa – Sevilla

La tappa odierna di poco più di 200 km ci lascia il tempo al mattino di un calmo risveglio e di una tranquilla visita alla cittadina di Tarifa che, quel tempo, se lo merita tutto, non fosse che per quell’Africa così ravvicinata… e quell’incredibile passaggio sopra gli scogli che conduce al fortino distaccato da riva di un centinaio di metri, consentendo di camminare sospesi tra il Mare Adriatico (di qua) e l’Oceano Atlantico (di là): mica roba di tutti i giorni!!

La N-340 sarà il nostro tappeto volante per raggiungere Jerez de la Frontiera lungo la costa, tra altri colori e forme di Spagna: pianure e dolci colline si susseguono, invadendo i nostri occhi con tinte forti ma vellutate, dal bianco avorio al marrone, dal giallo al verde sgargiante, sotto il solito tanto accecante quanto incantevole cielo turchino, interrotto solo da lunghe file di maestose ed eleganti pale eoliche… Mi sa che Don Chisciotte c’aveva visto bene: altro che visionario…

E in fatto di vista lunga, bisogna dire che anche l’ormai irrinunciabile Google non scherza! Oggi qui è festa: è il Día de Andalusía, il giorno che ricorda la firma dell’autonomia della regione. E Google annuncia: “Code sul tragitto”!. Penso: …‘sto cacchio! Ne sa quanto Dio, ma te le dice subito!!

All’altezza di Vejer de la Frontera, ennesima cittadina bianca che appare sopra un monte dopo una curva, svoltiamo allora per Medina Simonia, quindi per Paterna de Rivera e La Barca de la Florida… Restiamo così più all’interno, su una strada più entusiasmante e vivace della pur bella Statale, godendo di altri scorci meravigliosi, e passando nei paesi dove la festa si fa sentire anche attraverso gli intensi profumi delle grigliate di carne e pesce che la gente, sempre festosa, sta preparando. NB: da fuggire come Ulisse dalle sirene!!!

Ed eccoci a Jerez de la Frontiera, la città del famoso MotoGP. Ironizzando dico che finalmente dopo 1800 km percorsi, troviamo una città sporca secondo i nostri canoni, con immondizia svolazzante nei prati o a bordo strada e i tombini quadrati e ribassati come i nostri! Per un attimo, ritroviamo aria di casa ma… altro che Italia: ai semafori, come fosse una prima fila, notiamo una zona riservata particolare; è lo spazio per i motociclisti!! Purtroppo non riusciamo ad andare al circuito, ma non saltiamo il centro storico della città dove, in una viuzza ripiena di locali ripieni di gente ripiena di allegria… ci facciamo imbottigliare in diretta dell’ottimo Cherry!!

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“A Jerez de la Frontera anche le botti fanno girare i cuori e la testa ai motociclisti, quanto le gare del MotoGP…”

Nel tardo pomeriggio giungiamo così a Sevilla con la sua strepitosa Plaza de España. È il caso di dirlo: roba d’altri tempi!! Da quando fu inaugurata per l’esposizione iberoamericana del 1929 è giunta sino nel futuro immaginario di “Guerre Stellari” quale sfondo per la città di Theed nell’episodio della Guerra dei Cloni! Ci vollero 14 anni per realizzarla, e una montagna di soldi! Ma l’opera dell’architetto Annibale González, decorata con mattoni a vista, marmo e ceramica, e rappresentante l’abbraccio delle 48 province spagnole, frutto dei quattro grandi Regni antichi di Spagna e ora aperte all’America, splende ancora sotto i nostri occhi increduli ed estasiati… Non so perché, ma nasce spontaneo un confronto con il nostro Expo 2015 di Milano…

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“Sevilla, Plaza de España. Un incanto d’altri tempi…”

Eppure, anche il nostro moderno albergo ha del sensazionale: l’Hotel Exe Isla Cartuja è inglobato nello stadio di calcio! I corridoi delle stanze e la sala da pranzo si affacciano direttamente sul prato verde e le tribune!! È la prima volta che riesco ad apprezzare in qualche modo questo sport…

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 7 (1 marzo). Tratta: Sevilla – Peñolite

Primo giorno in Spagna col cielo coperto, ma durerà poco: il sole non molla! Imbocchiamo la A-4 per Cordoba ma la destinazione è un’altra! Diramando per la A-386, passiamo allora da La Rambla, e poi verso Montilla prendiamo la Autovia de Malaga costeggiando Aguilar de la Frontera per spostarci sulla N-432 che ci porterà a Alcaudete. Proseguendo per la A-316, nei pressi di Martos, iniziamo a seguire la JA-3300, una strada interna molto bella ma dall’asfalto scivoloso: in tre prendiamo le famose svirgolate che ci mettono in allerta, prima di arrivare a Jaén.

Che dire… ulivi, ulivi, ulivi!! Trecento chilometri di strade in mezzo agli ulivi!! Dicono che a passare ad ottobre, il profumo delle olive mature sia così intenso da dare persino fastidio! È impossibile non pensare a come questo Paese, che ha risorse da sfamare mezzo Vecchio Continente, abbia scatenato il terrore all’idea che la sua crisi economica avrebbe affondato l’intera Comunità Europea! Insolente ipocrisia dell’economia e della finanza che fa dimenticare all’uomo quanto l’Uomo, in realtà, mangi ancora solo pane, e non numeri…

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“Ulivi, ulivi, ulivi… Ulivi a perdita d’occhio! Un oceano infinito di piante d’ulivo! Difficile crederlo e capirlo a parole! Bisogna immergervisi!!”

Pur rifocillati e riposati, per vie interne raggiungiamo Úbeda per puntare su Cazorla, seguendo la nostra guida come automi, storditi come siamo dalle migliaia di alberi che ancora sfilano veloci ai bordi dei nostri occhi dentro a una cappa di luce…

Di colpo, però, cambia l’inclinazione della strada! Stiamo entrando nel Parco Naturale Sierras de Cazorla, Segura y Las Villas! Una boccata d’ossigeno riattiva di colpo le cellule del nostro cervello e gli stimoli del nostro corpo che ora si vedono nuovamente impegnati ad affrontare un ambiente in stile (diciamo) alpino: tornanti stretti, vegetazione, rocce e quant’altro. Giungiamo al Mirador Puerto de las Palomas, e da lì, dopo aver ammirato il panorama e la vallata che ci aspetta, giù per la stessa A-319 scendiamo allegri verso Arroyo Frio e soprattutto al Pantano del Tranco, un bellissimo, lungo e articolato lago! Che goduria a lasciarsi andare sulle sue curve, dondolando sui pneumatici che sembrano tutt’altro che stanchi di girare… Visioni spettacolari si aprono ai nostri occhi, un senso di frescura e di pace invade i nostri animi: dove ci fermiamo per le foto faremmo volentieri delle tende tant’è bello il paradiso che abbiamo tutt’intorno!

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“Dopo una lunga giornata, l’aria fresca dell’incantevole Pantano del Tranco, risveglia le parole immortali del grandissimo Lucio: ‘…e ritrovarsi a volare… Tu chiamale, se vuoi, emozioni…'”

Poco dopo, lo sfizio di uno spuntino al bar sulla diga. …occhio! Due calici di vino tinto (=rosso) con tapas costano meno della solita e stupida lattina di Coca Cola. Protezionismo o Km Ø ??!

La sera cala, rimontiamo in sella per l’ultima tirata sino a Peñolite. Siamo ospiti della Casa Rural, un’altra location bellissima che cito perché da non perdere! Da cinque generazioni appartiene alla stessa famiglia che ora ne ha fatto un incantevole B&B. arredi all’antica e accoglienza straordinaria, anche dai cinque perri (cani) di casa, tutti molto socievoli!

Sono un po’ cotto ma molto felice, dopo questi altri 491 km di pura e crescente estasi percorsi oggi! E allora… buona notte a tutti!

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 8 (2 marzo). Tratta: Peñolite – Vila-real

Dalla finestra della bella stanza antica i raggi di un sole caldo entrano per l’ennesimo “buongiorno”. Anticipando l’ottima colazione, sento il bisogno di fare quattro passi per sgranchire le gambe e ammirare il risveglio di questo paesino che vive di agricoltura, immerso nelle colline ‘montagnose’ che si stanno, pure loro, accendendo di luce.

Saliti in sella per la nuova galoppata, non solo le chiappe iniziano ad essere un po’ indolenzite: anche i navigatori cominciano a dare i numeri; ci vuole un po’ infatti per riuscire ad uscire da La Puerta de Segura e imbroccare la giusta direzione. Ma la pazienza sarà sicuramente ripagata dalle ulteriori sorprese che anche il tragitto di oggi ci riserverà. Del resto, nessuno di noi ancora dà segni di anticipata nostalgia pur in vista della conclusione di questo indimenticabile viaggio.

Peschiamo finalmente la A-310 per lasciarla poco dopo e arrampicarci nel Parco Naturale de Los Calares del Mundo y de la Sima e giungere alla Sierra de Alcaraz, tra sali scendi di Passi di montagna segnati da cartelli, e cartelli che segnano i nostri passi… Il nostro tragitto è impostato in modalità: “più tortuoso”! Eccezionale: il paesaggio lo merita assolutamente!!

In realtà, con tutte queste giravolte, stiamo puntando dritto (dritto per modo di dire…) verso un altro luogo strepitoso. Infatti, seguendo la CM-412 verso Fuente Higuera e Elche de la Sierra, la nostra vera meta intermedia in fondo alla CM-3203, è il tratto di canyon scavato dal Rio Mundo che ricorda in modo strepitoso quelli dei film con gli Indiani d’America! Che non sia un luogo felice, forse è indicato dai nomi poco rassicuranti dei Mirador: Mirador del Infierno, Mirador del Diablo… ma è un passaggio più che spettacolare! Da Royo Odrea, paesetto appollaiato sotto un enorme parete rocciosa, seguiamo così le anse di questo Rio sino ad Ayna, altro paesello immerso in questa strepitosa bellezza naturale e reso famoso da un film commedia del 1989 (Amanece, que no es poco, Svegliati, che non è poco) del quale rimane la copia della Vespa verde con sidecar proprio sul tornante panoramico in cima al paese.

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“Come la ‘Vespa verde con sidecar’ ricorda un famoso film spagnolo, così ad Ayna tutto si imprime nella memoria, scavando ricordi profondi come il canyon nel quale sorge”

Usciti dal canyon, eccoci ad Alcadozo: si vede che è sabato, perché finalmente troviamo gente in moto! Ma non si vede che è un altipiano. Non so quante volte ci siamo trovati lungo tutto il percorso ad impostare di colpo dei curvoni in discesa quando mi ero dimenticato di non essere in pianura a livello mare! Giungiamo così ad Alborea, dove il cielo pare aver prestato il suo colore azzurro topazio alle cupole della chiesa e dove in terra invece si respira ancora una sana aria di festa: dietro l’oratorio fervono i preparativi per una cena di nozze e i cuochi, amici degli sposi, ci invitano ad assaggiare se la carne è già salata e cotta al punto giusto… Favola da spagnoli!!

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“La curva in mezzo”

Affumicati dal fuoco a legna, raggiungiamo Requena, e prendiamo la CV-395 proprio a dire… “Hai voluto le curve? Mò, te le faccio uscire dagli occhi!” E altro che occhi: se ne vorrebbe avere una dozzina in più per ammirare e rimirare tutto quanto ci gira intorno: che bei posti! Montagne, laghi, strapiombi, verde, coltivazioni… ci si fermerebbe ad ogni angolo… Proprio qui scatterò la foto forse più emblematica del viaggio e che ho intitolato: “La curva in mezzo”! Ma bisogna pur andare… e allora via, verso Sot de Chera (siamo nel Parco omonimo) e poi da Chulilla prendere la CV-394 sino a Losa del Obispo, e poi per strabelle traverse giungere ad Alcublas, e con la CV-245 curvare e curvare e curvare ancora sino ad Altura, e poi finalmente giù sino a La Vall d’Ulxó, dove il colore caldo del tramonto si fonde con l’arancione carico dei carichi agrumeti…

Fa caldo, siamo sudati e un po’ provati… la SPA dell’albergo in parte rigenera, ma mai quanto la buona pizza (da ricredersi) a buon prezzo che pur mangiamo a cena in una catena multinazionale, dove lavorano almeno venti volenterosi e allegri ragazzi e ragazze spagnoli!!

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 9 (3 marzo). Tratta: Vila-real – Barcellona

È in pratica l’ultimo giorno, ma non c’è modo di piangere: il sole accecante splende anche oggi nel cielo rendendo l’asfalto uno specchio così luminoso che, anche ce ne fossero, seccherebbe sul nascere tutte le lacrime!

Scegliamo la via più diretta (ma non a pagamento!!), la N-340, una strada che da sola è lunga più di mille chilometri, per poi svoltare più tardi su Sant Carles de la Ràpita per una sosta sul mare. Sembra estate! È pieno di gente! C’è aria di festa… vorremmo farci rapire anche noi!!

E invece si riparte! Interpretando il desiderio ancora acceso in tutti noi, in assenza di monti, Alessandro inforca tutta una serie di strade secondarie, strette e dritte, con manto perfetto e curve a gomito, tutte in aperta campagna. Siamo nel delta dell’Ebre, il più grande fiume spagnolo. Una scalata di numeri paiono accentuare il nostro conto alla rovescia: TV-3408, TV-3406, TV 3405, TV 3404, TV 3403, pochi metri sulla TV-3454 per svoltare a destra sulla TV-3401, sino a riprendere la N-340 ma per ributtarci più avanti un’altra volta a bordo mare!

Andalusia
“I churros e la birra Estrella: assieme alle tapas, un omaggio goloso all’arte culinaria più spicciola e saporita di Spagna!”

Giungiamo a L’Hospitalet de l’Infant, una cittadina marittima dove mi colpisce l’estrema pulizia e cura degli edifici e del territorio: per esempio l’antica torre è inglobata con estremo gusto in una moderna struttura metallica; anche i giardinetti lungo il mare sono puliti e ordinati! Oggi c’è il mercato. Mentre Alessandro si perde cercando un ristorante di cui ha perso traccia… io non resisto e trascino gli altri compagni al vicino furgone del paninaro. Ma non cerco panini, un profumo nell’aria attanaglia il mio stomaco: VOGLIO I CHURROS! E infatti lui non è un paninaro, ma un churrero!! Così recita il monito sulla fiancata del suo camioncino:

Pon un churro en tu vida y serás feliz, pon un kilo y será feliz el churrero“ Ah ah ah… che ridere!

Il tempo passa, anzi ora quasi corre pensando che ci aspetta il traghetto. Ma non è ancora finita: un’ultima visita moooolto particolare e spettacolare ci attende: a Barcellona, in programma, sosta alla Sagrada Familia, obbligatoria per lustrarci gli occhi e innalzare lo spirito davanti a questa se non proprio infinita, quanto meno ancora non finita, bellezza artistica e religiosa!!

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“Due caschi e… una famiglia: la Sagrada Familia!!”

Col buio, saliamo a bordo dell’imbarcazione che ci riporterà, nelle solite venti orette, a Genova! La nave è già carica di chi rientra carico in Italia dal Marocco. Ma anche noi siamo carichi; anzi, io mi sento stracarico di un’enorme gratitudine, di vivi ricordi, di una meravigliosa emozione… per quello che è stato e resterà “il primo vero viaggio della mia vita in moto”!

10 giorni per l’Andalusia – GIORNO 10 (4 marzo). Tratta: Barcellona – Genova – casa propria…

La storia dell’Italia è purtroppo segnata da rientri non sempre festosi dei compatrioti. E nel nostro piccolo, in un certo senso, è quanto sperimentiamo pure noi:

1°) dopo tanto sole e giornate splendide in Spagna, ecco un cielo nero e minaccioso. Allo sbarco a Genova, vento e freddo ci accolgono fuori della nave. Guadando il cielo, indosso subito il completo antipioggia: “…per completare l’opera!”, mi dico tentando di fare buon viso a cattiva sorte…

2°) in dogana ci fermano cinque minuti ciascuno, documenti alla mano, casco da togliere. Ma come?! mi domando: siamo cinque, tutti italiani, semplici motociclisti, incensurati, stiamo tornando in Patria dopo appena 10 giorni… Ammesso che riservino lo stesso trattamento, a che ora usciranno gli ultimi stranieri che sbarcano con famiglie numerose al seguito su mezzi affossati dalle mercanzie? Insomma… un po’ ti girano le palle, no?!, perché forse siamo più controllati noi!!

3°) sognavo da tempo di percorrere in moto a gas aperto i curvoni della Milano Serravalle: causa pioggia appenninica, me li faccio lentamente, intirizzito e un po’ irrigidito, dietro ai camion…

Ma non tutti i mali vengono per nuocere, suvvia! Ad Alessandria il cielo ormai buio si rasserena e vi brillano luna e stelle. Alla fine, bisogna pur tornare coi piedi per terra, lasciando tra le nuvole soltanto la testa e il cuore!

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L’autore Marco Gambardella. “Sano, salvo, felice e… pronto a ripartire!”

10 giorni per l’Andalusia. 

PICCOLE NOTE PER FINIRE:

 da casa mia a casa mia ho percorso 3.384 km, di cui 2.925 in Spagna. Wow!!…

 tranne la sola eccezione raccontata, NON UNA BOTTIGLIETTA LUNGO LE STRADE! Caspita!

le buche e i giunti malfatti, in Spagna, li devono ancora inventare! Pazzesco!…

 con la drastica riduzione dei partecipanti il costo del viaggio, per singolo motociclista in camera doppia è passato da 730,00€ pranzi esclusi, a 730,00€ escluse anche le cene. Ci stava!…

 ho partecipato a questo tour con la mia Honda NC750X, versione 2015, da 55 cv (= meno della metà delle altre moto!). Come dimensioni è un po’ piccola per me, ma è andata benissimo. Ok!…

 pur tirando spesso le marce sino al limitatore, ho consumato in tutto 124,28 litri di benzina per un consumo medio di 27,23 Km/lt. Però…!!

 la spesa per il carburante, dato il costo medio di 1,271 €/lt, è stata di 160,89€. Con un calcolo molto approssimativo, avessi avuto una moto dai consumi sui 18 km/lt, avrei speso circa 80€ in più di benzina. Insomma…!!

 eravamo solo 5 persone con 4 moto, è vero. Ma tra noi – caso strano e contrario alle statistiche – nemmeno un “GS”! Eppure, abbiamo viaggiato senza problemi e divertendoci. Vuoi vedere che funzionano bene anche le altre moto?? Ehhh…??!

E POI ANCORA

un grazie sincero ad Alessandro, Bianca, Aldo e Francesco, straordinari compagni di viaggio, nonché a tutti gli amici e parenti che mi hanno incoraggiato e sostenuto nell’intraprendere questa avventura.

un grande grazie a Ride & Co. non solo per l’organizzazione e l’accompagnamento, ma per i corsi che mi hanno dato tanta fiducia in moto e la forza necessaria per realizzare così i miei sogni

infine un grazie a Giorgio che mi ha imbottito a puntino la sella: dopo tutta ‘sta strada e tanti giorni in moto, “bottega e retro bottega” ringraziano pure loro di cuore! Anzi, sarebbero già ripartiti!!

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